a cura di Assuntina Morresi

hanno fatto un puzzle e lo chiamano nuova vita

maggio 22nd, 2010 Posted in Uncategorized | 9 Comments »

Avvenire 22.5.2010

 Hanno fatto un abile «puzzle» e lo chiamano nuova vita

 

 

 Assuntina Morresi

Non è una sfida a Dio l’ultimo risultato ottenuto da Craig Venter e dalla sua équipe, ma una sofisticata operazione tecnologica, un “copia, incolla e metti la firma”: non è una creazione dal nulla, piuttosto sono state sapientemente assemblate sequenze di Dna già esistenti in natura, e riprodotte in laboratorio, insieme a qualche sequenza disegnata per “marcare” il genoma ottenuto e distinguerlo dall’originale naturale, una specie di “firma” degli scienziati inserita nel Dna stesso. Il Dna così prodotto in laboratorio è stato poi sostituito a quello di una cellula naturale, che è stata in grado di replicarsi grazie al nuovo patrimonio genetico, cioè seguendo gli “ordini” del Dna sintetico.

Per produrre il genoma in laboratorio non sono stati utilizzati nuovi aminoacidi. I “mattoni” con cui è stato costruito questo Dna sono quelli di sempre, e quindi parlare di «creazione di una nuova vita artificiale» è quanto meno ambiguo, visto che il cromosoma è copiato da quello naturale, e che anche la cellula che ha ospitato il Dna è naturale. D’altra parte ogni organismo geneticamente modificato può essere considerato una «nuova vita artificiale» che si affaccia sul pianeta, con un patrimonio genetico diverso da quelli già esistenti.

In altre parole, i ricercatori del gruppo di Venter hanno composto con grande abilità un enorme puzzle, utilizzando i pezzi già messi a disposizione dalla natura, per realizzare un disegno pressoché identico a quello già tracciato naturalmente. Non sappiamo ancora a quali risultati porterà la nuova procedura tecnica messa a punto: la produzione di biocarburanti piuttosto che importanti applicazioni biomediche. Lo vedremo nel tempo. Per ora, i problemi che pone sono analoghi a quelli di ogni ogm: la valutazione dell’eventuale impatto con l’ambiente naturale, le possibili ripercussioni sulla regolamentazione dei brevetti e sul mercato biotecnologico.

Nell’articolo scientifico pubblicato è evidente la profonda capacità manipolatoria raggiunta dagli scienziati, che li fa parlare addirittura di “design” di cromosomi sintetici, e che indica la necessità di una vigilanza molto attenta per il futuro. La stessa richiesta del capo della Casa Bianca Barack Obama alla Commissione bioetica presidenziale di approfondire le questioni sollevate dall’esperimento è un segnale in tal senso. Ma ad inquietare per ora non è tanto l’esperimento in sé, quanto i toni con cui se ne parla.

È ben noto che Craig Venter è innanzitutto un bravissimo imprenditore di se stesso: sono già stati annunciati per i prossimi giorni documentari in anteprima mondiale su questo studio, a dimostrazione dell’accuratissima preparazione mediatica del lancio della notizia, organizzata su scala planetaria. Una sapiente e spregiudicata strategia di marketing industriale per un mercato enorme come quello che gira intorno alle biotecnologie, nel quale troppo spesso ad annunci trionfali non seguono i risultati promessi.

Fa riflettere, poi, l’enfasi con cui la notizia è rimbalzata sulle prime pagine di tutti i giornali, con evocazioni di immagini bibliche, tipo «assaggiare il frutto dell’albero della vita», o «l’uomo ha creato la vita», o con affermazioni come «progettare una biologia che faccia quel che vogliamo noi», e potremmo continuare con le citazioni.

Che la sfida della conoscenza debba sempre essere presentata come mettersi in arrogante gara con Dio, non rende ragione alla scienza stessa. Il mestiere dello scienziato è quello di cercare di comprendere sempre più a fondo la struttura intima della materia e della vita, ed è frutto di intelligenza – quella stessa che ieri il cardinal Bagnasco ci ha ricordato essere «dono di Dio» – , curiosità e, soprattutto, di umiltà. Significa essere consapevoli di stare di fronte ad un mistero che mentre si fa esplorare ci suggerisce nuove domande, altre questioni da affrontare e conoscenze da mettere a fuoco. Un mistero che svelandosi si mostra infinito.

 

 

tutti a San Pietro domani con il Papa

maggio 15th, 2010 Posted in Uncategorized | 21 Comments »

Avvenire 15.5.2010

L’ABBRACCIO AL PAPA IN PIAZZA SAN PIETRO

Ripeteremo al mondo che lui è la roccia

Assuntina Morresi

Doma­ni in Piazza San Pietro ci sarò anch’io, con la mia fa­miglia, per pregare in­sieme al Papa. Partiremo da Perugia la mattina presto, con altre famiglie: gli amici di sem­pre, quelli che non mancano mai nei momenti importanti, belli o brutti che siano, quelli con cui si condivide la vita. E sappiamo già che ce ne saran­no tanti altri come noi, doma­ni, a San Pietro: facce nuove e gente già vista. Ci incontrere­mo tutti lì a pregare, abbrac­ciati dal colonnato della basili­ca, dove il clima è sempre di festa e si respira un’aria di fa­miglia, ci si sente a casa.

Non c’è stato bisogno di tante parole per decidere di partire, e neppure per spiegarlo ai figli, che hanno subito capito quanto sia importante essere a Roma, domani, e allo stesso tempo quanto sia naturale an­darci insieme agli amici più cari.

Difficili e duri, i mesi passati, per noi cattolici: abbiamo pro­vato dolore per le accuse terri­bili, che non avremmo mai potuto e voluto credere che fossero vere, ma abbiamo avu­to anche piena consapevolez­za di un attacco pericoloso e senza precedenti, durissimo, crudele e profondamente in­giusto nei confronti del nostro Papa. Un attacco mirato a in­fangarne la figura personale e soprattutto quella di Vicario di Cristo, per intaccarne la credi­bilità. La violenza colpevole di alcuni uomini di Chiesa verso i più piccoli si è rovesciata con­tro la Chiesa stessa, ed è stata usata per tentare colpirne il cuore.

Benedetto XVI non si è sottrat­to alla prova, e con tutti i gesti, con la sua stessa vita di queste settimane, dalla lettera alla Chiesa d’Irlanda al pellegri­naggio a Fatima, ha dato l’uni­ca risposta convincente a tutto ciò: ci ha testimoniato la sua fede in Gesù. Forse mai come adesso il Papa è stato per tutti noi la roccia su cui è edificata la Chiesa, la pietra sulla quale poggiare: si è fatto carico in prima persona della situazio­ne, indicandoci la strada da percorrere. Ci ha detto qual è la certezza della sua vita, ricor­dandoci la nostra, confortan­do per il male subìto e al tem­po stesso parlando con verità, giudicando i fatti, chiedendo giustizia umana e divina. Sen­za abbandonare nessuno ma indicando a tutti dove guarda­re, dove riporre la speranza.

In questi mesi lo abbiamo sempre accompagnato con di­screzione, con le nostre pre­ghiere: domani vogliamo ren­dere visibile a tutti il nostro grande affetto per lui, dirgli che siamo e saremo per sem­pre insieme a lui, con lui Vica­rio di Cristo in terra, perché solo con lui noi possiamo vi­vere la nostra esperienza di popolo cristiano in cammino.

Quando si prova un sentimen­to profondo, si sente il bisogno di renderlo pubblico, di rac­contarlo a tutti, dagli amici più intimi agli estranei, ed è allora che diventa ancor più vero: il nostro essere parte di un po­polo, insieme al nostro Papa, come figli intorno a un Padre, questo vogliamo dire al mon­do, pregando con il Papa e per il Papa.

E per tutto questo saremo a San Pietro, domani.

documento su embrioni crioconservati

maggio 3rd, 2010 Posted in Uncategorized | Commenti disabilitati

E’ on line la relazione finale della Commissione Ministeriale che ha esaminato il problema degli embrioni crioconservati nei centri di Procreazione Medicalmente Assistita.

da Rossano Calabro

maggio 1st, 2010 Posted in Uncategorized | Commenti disabilitati

La storia del piccolo combattente di Rossano Calabro: la racconta Nicoletta Tiliacos, su Il Foglio. C’è anche un mio editoriale su Avvenire.

la storia di Vittorino

maggio 1st, 2010 Posted in Uncategorized | Commenti disabilitati

Avvenire 28.4.2010

Venne abortito. Oggi è un ragazzino vispo

 
 DA MILANO  VIVIANA DALOISO
 Anche Vittorino, non doveva na­scere. Lo avevano condannato a morte una diagnosi errata – secondo cui sarebbe venuto al mondo con una malformazione cerebrale – e la scelta della sua mamma per l’abor­to ‘terapeutico’. Non doveva nascere, Vittorino, ma quel 27 febbraio del 1999 qualcuno si accorse che il piccolo re­spirava, e lottava per vivere.
  È quasi sera, l’ambulanza entra d’ur­genza al Policlinico San Matteo di Pa­via, meta la divisione di patologia neo­natale e terapia intensiva. Ai sanitari viene raccontato in fretta l’accaduto: quel ‘feto’, ‘abortito’, respira e si muove. Sono le parole della medicina, ma per i medici che le ascoltano, guar­dando le manine già ben disegnate del piccolo, suonano subito fuori luogo.
  Giorgio Rondini, all’epoca primario del reparto, ha ancora negli occhi il corpi­cino: «Era la prima volta in assoluto che ci capitava una cosa del genere – ri­corda il professore –. Il piccolo pesava appena 800 grammi, aveva forse 25 set­timane, più o meno 180 giorni di vita. E non aveva nessuno, era stato rifiuta­to dalla sua stessa mamma. Questo fat­to ci commosse subito, bastò un atti­mo perché ci sentissimo tutti genitori, e facessimo il nostro possibile per pro­teggerlo e salvargli la vita».
  L’équipe del San Matteo si concentra sul bimbo, 24 ore su 24: la culla termi­ca, la ventilazione artificiale, l’alimen­tazione tramite fleboclisi. I giorni pas­sano – cinque, dieci – e il piccolo con­tinua a respirare, lotta. Le infermiere portano carillon e pupazzetti, colora­no il muro dietro i macchinari, attac­cano ciondoli e campanelle. E gli dan­non no un nome, anche: scelgono ‘Vittori­no’, «forse non un gran che per un neo­nato d’oggi, ma lui aveva vinto la sua battaglia per la vita, e doveva vincere quella per la sopravvivenza – spiega Rondini –. Ci parve l’idea migliore».
  Intanto gli esami portano a una inco­raggiante, e insieme sconcertante, ve­rità: i medici cercano la malformazio­ne cerebrale di Vittorino, di cui a pri­ma vista non c’è traccia. La cercano e la trovano. Scoprono so­lo una piccola emorragia, un versamento che poteva simu­lare all’ecografia l’ipotesi di un idrocefalo (una malforma­zione che compromette lo svi­luppo del cervello), ma che può essere riassorbito con un piccolo intervento. Vittorino, rifiutato dalla madre perché creduto malato, è sano.
  I giorni continuano a passare, la storia del bimbo ‘adottato’ al San Matteo commuove tutti: il 16 marzo in ospe­dale arriva l’allora assessore ai Servizi sociali del Comune di Pavia, Sergio Contrini, con un’idea che piace subito a tutti: in accordo con il Tribunale dei minori di Milano, Contrini è pronto a diventare il tutore di Vittorino. «In que­sto modo – spiega lo stesso Contrini, oggi presidente dell’Azienda di servizi alla persona di Pavia – in tempi brevis­simi sarebbe stato possibile darlo in a­dozione ». Già, perché nel frattempo al­la storia di Vittorino si è interessata u­na coppia. Una coppia che gli assistenti sociali e lo stesso Tribunale trovano i­donea ad accogliere il piccolo, consi­derando la sua drammatica storia e le difficoltà che avrebbe dovuto affron­tare nei primi mesi di vita: «Li incon­trai di sfuggita – continua Contrini –, e­rano persone straordinarie».
  Vittorino cresce, si rafforza, arriva alle 30 settimane, le supera: al San Matteo non hanno più dubbi, il pericolo è scampato. «Ricordo ancora il giorno che arrivò l’ambulanza per portarlo via – ricorda Rondini –. Lo trasportarono in un ospedale di Milano, forse più vi­cino alla sua nuova famiglia. Oggi sap­piamo solo tramite gli assistenti so­ciali che sta bene, che ha compiuto da poco undici anni, che non sa e non sa­prà mai nulla della sua storia, o di noi». Di quei medici che hanno cre­duto nella sua vita, e lo chiamano an­cora Vittorino.

Una lettera ad Avvenire

maggio 1st, 2010 Posted in Uncategorized | 1 Comment »

Avvenire 21.4.2010

Il direttore risponde

Down e università, una lezione di vita

Caro direttore,

recentemente sono venuta a conoscenza del fatto che un ragazzo della mia città, cugino di una compagna di scuola del liceo, parteciperà al progetto Erasmus nell’ambito della facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, che frequenta con profitto. Trascorrerà un semestre in Spagna e avrà modo di confrontarsi con coetanei di tutto il mondo, in un paese straniero. Una bella proposta, una sfida raccolta con entusiasmo.

Si starà chiedendo, caro direttore, quale sia il motivo per cui sono qui a raccontarle di qualcosa che è diventato quasi un «must» per gli studenti del XXI secolo (ma non per questo si può considerare alla portata di tutti); di certo, visto l’alto numero di universitari italiani che riescono a portare a termine una simile esperienza, non fa notizia il fatto che un mio conoscente partirà a breve per Murcia.

L’eccezionalità dell’evento è legata, come avrà già inteso, alla storia personale di questo ragazzo. Che nel suo corredo genetico conta un cromosoma in più nella coppia 21. Ventuno come gli anni che ha finora trascorso, di certo superando difficoltà più grandi di lui, ma nel complesso riuscendo a vincere le più importanti sfide che la vita fino ad ora gli ha imposto. Con una determinazione tale da permettergli di conseguire il diploma di maturità, laddove la sua scuola era orientata a rilasciargli soltanto un attestato di frequenza. E una volta ottenuto il lasciapassare per l’università, il ragazzo non ha esitato e si è iscritto ad una facoltà che gli permetterà di essere utile agli altri, nello specifico ai bambini.

Ora, è superfluo affermare che un curriculum di tal genere sia piuttosto raro a trovarsi nel mondo delle persone down; ed è proprio per questo che una simile «scalata scolastica» si può considerare una notizia. Ma soprattutto costringe a riflettere sulla scelta dell’interruzione volontaria di gravidanza che, in presenza di un feto affetto da trisomia 21, oggi è sempre più spesso (nel 90% dei casi) la strada che una madre sceglie di percorrere. Ignorando il fatto che la vita di quel suo figlio probabilmente sarebbe stata felice e sicuramente «degna», come quella di chi nasce senza difetti apparenti.

Con ciò non è mia intenzione lanciare facili anatemi contro donne e uomini che devono confrontarsi con la malattia, la sofferenza, le enormi difficoltà che il nostro mondo impone a chi non ha tutte le carte in regola. E scelgono di rinunciare a quei figli che non sono come li avevano pensati e desiderati. Sarebbe banale e ingiusto giudicare, senza sapere; ma è anche vero che da parte nostra, che ci diciamo cattolici convinti, al primo posto sta sempre la vita, senza «se» e senza «ma». E non può essere cancellata nemmeno da una madre o da un padre, perché la vita non ci appartiene e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere se sarà felice o indegna.

Perché, agendo in tal modo, finiremmo, ancora una volta, per percorrere la nostre vie, per applicare le nostre categorie ad una realtà che, deo gratias, non è e non può essere completamente nelle nostre mani. Che troppo spesso riteniamo infallibili, quando invece sono deboli e fragili, ma non per questo incapaci di cullare e accompagnare nella sua crescita un bimbo con gli occhi a mandorla, che con la simpatia e l’affetto che emana, è in grado di sciogliere anche il ghiaccio. E, magari, da grande farà anche l’università!!
 Cristina Tassi, Faenza (Ra)

 
Il cugino della sua amica, cara Cristina,
si è avviato sulla strada aperta da Pablo Pineda, spagnolo e prima persona down laureata ( in psicopedagogia). Molti oggi lo conoscono come « maestro Pablo » , per ciò che è e per ciò che dà con il suo lavoro di insegnante. E chi lo conosce – i suoi allievi per primi – lo ama e lo rispetta. Così come continuano ad amarlo coloro che lo generarono ( trentacinque anni fa) e hanno saputo rispettarlo e accoglierlo con la sua ‘ diversità’, tragicamente considerata, invece, da tanti sinonimo di ‘ infelicità’ e ridotta a motivo di aborto. La vita di Pablo è una lezione che non dovremmo finire mai di imparare in questo nostro Paese dove ai down non viene riconosciuto quasi più il diritto a nascere. Auguri sinceri e affettuosi al suo giovane amico e a ogni altro down. Come tutti noi, quale che sia il nostro colore e la nostra origine, sono ‘ laureati’ in umanità. Un titolo che a nessuno è negato e che non è mai preso una volta per tutte.

Tutti in piazza: noi stiamo con il Papa!

aprile 11th, 2010 Posted in Uncategorized | 48 Comments »

Allora, finalmente, pare che fra poco si andrà tutti in piazza San Pietro per dire al Papa che siamo con lui: secondo Repubblica, dovrebbe essere il prossimo 16 maggio.

ERA ORA! CI VOLEVA TANTO?

Quando hanno impedito al Papa di andare a parlare alla Sapienza, non ci abbiamo pensato due volte, iL Card. Ruini ha invitato tutti pubblicamente – è bastata una frase! – e la domenica dopo eravamo tutti all’Angelus, a pregare con Benedetto XVI. Adesso ci si è pensato pure troppo. SVEGLIA!!!!!! E cominciamo a mettere i puntini sulle i.

Sono cresciuta fra preti e suore. In parrocchia, in comunità, io e la mia famiglia, che è numerosa: fosse un fenomeno tanto diffuso, almeno statisticamente, in 46 anni, avrei dovuto sentirne parlare. Ma a me non è mai capitato neppure di sentirlo come storia lontana. Invece adesso fra i luoghi comuni c’è pure quello del prete pedofilo: è diventato anche un crimine da telefilm (ieri, su Criminal Minds, per esempio). Ma come si permettono?

Vogliamo veramente combattere la pedofilia? Allora, cominciamo a fare nomi e cognomi di quelli che vanno con le minorenni che battono i marciapiedi, quelle dall’est, ma anche le giovanissime africane. Che sono, quelli, benefattori? Oppure: avanti, facciamo una bella indagine fra le agenzie da viaggio, e vediamo chi va in Thailandia, e a fare cosa. Vediamo di fare qualche bella inchiesta sul turismo sessuale – d’altra parte, non ci sarà mica solo il turismo procreativo, no? – e però voglio pubblicati nomi, cognomi e professioni, accanto alle foto di chi va in cerca di minori. E poi voglio un’indagine nelle discoteche: quanti anni hanno le cubiste? E ancora: andiamo a leggere i libri di Mario Mieli,  intellettuale di riferimento del mondo omosessuale, c’è un circolo a Roma che lo ricorda, e anche wikipedia riferisce che “Nel processo politico di ristrutturazione della società (…) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia” . INSOMMA, COSA SI VUOLE VERAMENTE ABBATTERE:  LA PEDOFILIA O LA CHIESA?

Io non mi faccio fare lezioni sulla moralità della Chiesa da chi pensa che l’aborto sia un diritto e dai Mario Mieli di turno.

C’è la fila di gente che vuole mandare i propri figli nelle scuole cattoliche (e qui ho esperienza personale diretta), specie se la propria famiglia è disastrata, valanghe di persone spingono i propri figli ad andare in parrocchia, durante la settimana e anche durante le vacanze. Anche non credenti. Sfido chiunque a dire che preferisce sapere i propri figli adolescenti in vacanza in campeggi o villaggi turistici qualsiasi, o a spasso per il mondo, rispetto che frequentare una qualsiasi comunità cattolica. SFIDO CHIUNQUE, ripeto. Ma venitemelo a dire in faccia, please. E poi rispondete: tutti incoscienti ad affidare i propri figli a dei pedofili incalliti?

Date le premesse di cui sopra, entriamo nel merito delle denunce. Si accusa Benedetto XVI di aver coperto pedofili. E si sta cercando di arrivare anche a Papa Giovanni Paolo II: calunnia,calunnia, qualcosa rimane! Nessuno nega il fatto che ci siano stati fatti gravissimi, di pedofilia, per colpa di qualche prete. E probabilmente in diversi casi si è intervenuti tardi, e male, e tutto questo è gravissimo, e non deve succedere!!!! La Chiesa ha chiesto scusa e preso i suoi provvedimenti da tempo, e Ratzinger è stato fra i più decisi (chi altro l’ha fatto, scusate?)  Ma da qui a dire che la pedofilia è diffusa nella Chiesa, e soprattutto da qui ad accusare il Papa, questo Papa,  di aver coperto dei crimini, ce ne passa!!!!!! Per quel che riguarda le accuse specifiche, quelle vergognose fatte dal New York Times, basta leggere Avvenire – MA BISOGNA LEGGERLO!!!! – per vedere che ad ognuna è stato risposto puntualmente, ribaltando i fatti. L’ultima, per esempio, è quella della lettera firmata da Ratzinger nel 1985, accusato di aver aspettato due anni prima di sospendere dal sacerdozio Padre Stephen Miller Kiesle: un prete colpevole di abusi sessuali già condannato dallo stato della California, prima della sua richiesta di spretarsi. Mi pare abbastanza evidente che, dopo una condanna di un tribunale civile, il Vaticano non avesse niente da nascondere, lo scandalo c’era già stato! L’attesa di due anni per la riduzione allo stato laicale era dovuta alle nuove regole di Woityla, per le quali, di prassi, non si prendevano in considerazione le domande di spretarsi, prima dei 40 anni, una prassi che cercava di rimediare al lassismo post-sessantottino. Al momento della domanda, il prete suddetto aveva 38 anni: al compimento dei 40 è stato ridotto allo stato laicale, e nel frattempo non aveva compiuto nessun altro crimine.

Per sapere le notizie nel dettaglio, comunque, leggete avvenire, i siti di Massimo Introvigne (che spiega l’ennesima bufala) e Sandro Magister. LEGGETELI!

Non praevalebunt. Lo sappiamo. E la folla di pellegrini di questi giorni alla Sindone è lì a dimostrarcelo. Ma visto che lo stillicidio di documenti ignobili continuerà, è bene cominciare  protestare tutti ad alta voce: non si permettano! Giù le mani dal Papa!

e-campagna: IO STO CON IL PAPA

aprile 8th, 2010 Posted in Uncategorized | 33 Comments »

Io sto con il Papa: e-campagna di SamizdatOnline.it.

Gli attacchi della stampa internazionale al Papa, accuse ingiuste e false di aver coperto crimini infami, ci addolorano e offendono.
NON ci stiamo con chi vuole ridurre duemila anni di storia della nostra Chiesa agli atti criminosi di alcuni; né con chi accusa ingiustamente Benedetto XVI di infami omissioni.
Noi stiamo con il Papa, con il nostro Papa.
IO STO CON IL PAPA 

Invitiamo tutti a mandare il testo della e-campagna “IO STO CON IL PAPA” ai seguenti indirizzi :

Corriere della Sera: lettere@corriere.it
Repubblica: larepubblica@repubblica.it
avvenire: lettere@avvenire.it
tg1: tg1.interni@rai.it

non interessa colpire i pedofili, ma attaccare il Papa

aprile 6th, 2010 Posted in Uncategorized | 54 Comments »

Gli attacchi al Papa proseguono, minacciosi ed infamanti. Sì, al Papa, perchè man mano che passano i giorni, è sempre più evidente che il vero interesse non è colpire i pedofili – preti o laici che siano – ma azzerare uno dei pontificati più significativi della storia della Chiesa, accusando il Papa, in sostanza, di complicità con i pedofili, e cercando di farlo apparire isolato e abbandonato dal suo popolo. Un crescendo di accuse, ripetute e rilanciate dai media internazionali, alle quali sembra non basti la vista di Piazza san Pietro stracolma per la Pasqua, una folla che da sola dimostra che il popolo cattolico, e non solo le gerarchie, sta con il Papa.

Interessanti le riflessioni del Foglio, che potete leggere qui,; e poi dal blog di Paolo Rodari (il vaticanista del Foglio), da leggere quel che effettivamente è stato, e non è stato, tradotto,  dal New York Times sulla pedofilia.

Ma le forti parole del Card. Sodano, del Card. Scola, e di altri (molti), a sostegno di Benedetto XVI, non ci possono tranquillizzare. Urge mobilitazione popolare.

P.S.: visti i livelli di maleducazione e di imbecillità di alcuni commentatori, che non hanno altre capacità oltre quelle di insultare volgarmente il prossimo, e vergognandosene utilizzano pseudonimi e si guardano bene dal firmare con nome e cognome, avverto che al primo commento volgare impedirò di intervenire nel blog. Chiaramente cancellerò quel che mi pare dai post passati.

l’altolà alla Lega

aprile 4th, 2010 Posted in Uncategorized | 2 Comments »

Molto istruttivo leggere ieri e oggi (Pasqua) il Corriere della Sera, per capire il suo nocciolo duro anticristiano.

Già, perchè in apertura, ieri, c’era il caso della contestata predica  di Padre Cantalamessa, che il Corrierone ha volutamente messo in forte evidenza, trattandolo come il problema principale, mentre tutt’Italia si accapigliava per le dichiarazioni dei neo-governatori Cota e Zaia. In prima, ma con meno enfasi, “Aborto, Bossi frena i governatori leghisti: rispetteremo la legge”, (ma Bossi non ha mai parlato) e due paginoni interni – diconsi due – che si riassumono con un ALTOLA’ alla Lega. Addirittura un pezzo titolato “Il nuovo Miglio: il Carroccio eviti i temi etici, non sono vincenti”, (il colmo dell’ironia: questo dopo che Cota ha vito grazie ai temi etici) e accanto foto di altri leghisti illustri apparentemente contrari ai due neo governatori, dalla compagna di Calderoli alla foto di Bossi, e ancora dichiarazioni del responsabile dei medici cattolici di Milano, protagonista di molte polemiche interne alla Chiesa.

Fatalità, il Corrierone ha dimenticato che dopo il comunicato di Eugenia Roccella che difendeva i due neo-governatori e spiegava chi avesse le competenze per fare cosa, Luca Zaia l’aveva ringraziata pubblicamente, mettendo il tutto sul suo sito personale. Le agenzie hanno rilanciato più volte il tutto,  ma di questo, appunto, niente sul corrierone, e neanche sulla maggior parte degli altri “grandi” giornali.

Insomma: hanno cercato di far passare come frenata, come stop dei due neo-governatori, uno stop che non c’è mai stato. Il grazie di Luca Zaia alla Roccella, ma anche le dichiarazioni di Roberto Cota, che potete leggere  qui e qua, dimostrano che c’è stata assoluta consonanza con il governo, in particolare con le posizioni della Roccella. Stano aspettando le linee guida ministeriali, e non hanno mai detto di non voler applicare le leggi dello stato. Il vero risultato che hanno ottenuto è che tutti i governatori appena eletti nel PdL – anche i finiani come Scopelliti e Polverini, e anche quello di area  socialista come Caldoro – si sono allineati su posizioni pro-life e pro-ricovero ospedaliero.

E oggi, sempre sul Corriere, un editoriale di Galli della Loggia che blandisce la Lega, senza parlare della Ru486, e che indica un possibile futuro radioso per il partito, al di là del federalismo. La maggior parte degli altri giornali ha suonato la stessa musica. Conclusione complessiva: cari leghisti, avete vinto le elezioni, come caspita vi salta in mente di occuparvi di Ru486?

Tornando al corriere, a pag.11, un velenoso e menzognero articoletto, che vorrebbe dare a bere ai lettori che ”le donne” del PdL hanno reagito ai due neo-governatori leghisti, protestando. Tutte queste donne sarebbero due, la solita Prestigiacomo e tale Germontani, mai vista finora.

Per quanto riguarda quel che pensano le donne del PdL, la Roccella, fino a prova contraria, fa parte del PdL come anche la senatrice Laura Bianconi, la deputata Isabella Bertolini, e poi la senatrice Simonetta Licastro Scardino, ma anche il vicecapogruppo PdL al consiglio regionale della Sardegna, Simona De Francisci: insomma, tutte queste donne del Pdl che hanno preso le difese dei due neo-governatori, perchè sono censurate? Indovina indovinello.

Perchè in questi due giorni alla sola idea che la Lega prendesse in mano i “temi etici” tutti si sono terrorizzati. Già, perchè con il loro piglio deciso i due neo-governatori hanno spostato il fronte della battaglia, facendo apparire moderati quelli che chiedevano “solamente” il ricovero ordinario per la Ru486, e riaprendo il dibattito sull’aborto. Sulla Lega, si sa, sono tutti d’accordo che il loro punto forte è il legame con il territorio, e solo a pensare che potrebbero usarlo in certe battaglie….a qualcuno ha fatto venire l’itterizia (molto divertente, devo dire).

A tutti tranne Avvenire, naturalmente, che in un bell’editoriale ha mostrato apprezzamento per i due neo-governatori, ricordando a tutti che solo qualche giorno fa, in piena campagna elettorale, c’era chi diceva che non erano questi i problemi pertinenti alle elezioni amministrative….

Ci sarà un seguito? Oppure tutto finirà qua? Vedremo.