che cosa hanno in comune......

18 Agosto 2012

Che cosa hanno in comune Fini, Casini e Passera?

Un paio di cosette. La prima: sarebbero i “pilastri” della “nuova” area di centro, quelli della  “Cosa Bianca” che si vorrebbero proporre come gli autentici seguaci politici del governo Monti, i veri rappresentanti dell’anima moderata italiana, e soprattutto il nuovo riferimento dei cattolici in politica.

La seconda cosa in comune: oltrepassati i cinquanta, tutti e tre hanno lasciato la rispettiva consorte e hanno scelto una seconda compagna, almeno vent’anni di meno, giovane e piacente, con cui si sono riprodotti due volte cadauno. Il tutto in linea con la personale abilità di ciascuno.

Fini, il più malmesso politicamente, si è accontentato di Tulliani & Famiglia, economicamente saldi grazie alla precedente relazione con Gaucci della signora, un clan familiare che tante soddisfazioni ci ha dato con la casa di Montecarlo qualche estate fa.

Casini, il Pierfurby, ha puntato a una posizione più importante, utile pure per il Quirinale (il suo sogno), e in un colpo solo ha sistemato finanze e comunicazione.

Passera invece, ricco di suo, non ha guardato al soldo ma ha lasciato la moglie per una sconosciuta poco più che segretaria ma di gran bella presenza, e proprio ieri la foto della famiglia felice – Passera, ex segretaria e prole in riva al mare, belli e sorridenti, il capello al vento di lei che ondeggia accanto alla pelata pensosa di lui – campeggiava in copertina di un settimanale molto popolare.

All’interno un’intervista così zuccherosa da proibire ai diabetici.

 “Monti mi chiamò di prima mattina mentre mi facevo la barba. Svegliai Giovanna per dirle la novità". Un commovente quadretto di normalità familiare, confermato dalla notizia della telefonata quotidiana del Passera alla madre ultranovantenne “cascasse il mondo la chiamo ogni sera”, ma soprattutto dalla totale, spergiurata devozione alla famiglia.  Alla domanda “Come se la cava coi salotti romani?” il padre ideale risponde “Nel modo più semplice: non li conosco e non ci vado. Né io né Giovanna amiamo la mondanità, e ogni minuto libero lo dedico alla famiglia”. E quando l’intervistatore chiede chi si alza la notte, per i due figli piccoli, il Passera coniugato risponde che “quando è stato necessario ci siamo alzati entrambi. Cerco di arrivare a casa in tempo per metterli a letto. Con Luce è iniziata la fase delle favole, che con Sofia e Luigi, i più grandi, era stata bellissima  di comunicazione profonda”. Ma a commuovere, il trionfo dell’amore. Alla domanda “Quanto conta per lei sua moglie Giovanna?” il principe azzurro della politica risponde “Incontrarla, metterci insieme, sposarci, è stato come ricominciare la vita in un momento per me molto difficile. E’ un grandissimo amore. Una straordinaria avventura di vita insieme”. Certo, avesse risposto: “ho tradito la mia prima moglie, l’ho lasciata e ho divorziato dalla madre dei miei due primi figli per una bella addetta stampa di venti anni meno di me, che mi sono deciso a sposare quando era già incinta del nostro secondo figlio”, avrebbe fatto tutto un altro effetto, ma nell’intervista del suo divorzio non si fa neanche un minimo cenno.

Insomma: uno la campagna elettorale se la fa come vuole, e Passera ha deciso di puntare sulla famiglia felice. La seconda famiglia. Ma uno che punta a essere il riferimento dei cattolici, dico io, ma come fa a non capire neanche che una presentazione del genere è quanto di meno cattolico poteva proporre?

Io ho sostenuto Berlusconi infischiandomene della sua vita privata, e giudicandolo in base ai fatti, alle sue scelte politiche sui temi dei valori non negoziabili (non dimentichiamo Eluana). Ma lui è stato letteralmente massacrato per la sua vita privata, che tanti cattolici hanno giudicato inaccettabile. Io non condivido questa posizione, e penso che se facessimo intercettazioni  a tappeto, come quelle fatte a Berlusconi, anche su tanti irreprensibili personaggi faremmo scoperte sorprendenti.

Ma se in un momento come questo si chiede, anche da parte cattolica, un rinnovamento totale della classe politica, allora cerco di seguire il ragionamento e mi chiedo: un rinnovamento rispetto a che? I criteri sono due: i fatti, e cioè la politica sui valori non negoziabili, e i comportamenti personali (questi ultimi non secondo me, ma a grande richiesta della maggioranza). Sui primi, i fatti, Casini e Passera non si sono mai distinti per alcunché, mentre Fini lo ha fatto per le sue posizioni di destra laicista. Sui comportamenti personali, lo abbiamo appena visto. E vediamo addirittura che Passera della sua famiglia sfasciata e ricomposta ne fa vanto, raccontando la sua grande storia d’amore, trionfante su tutto, primo matrimonio compreso.

Storia della quale non me ne potrebbe fregare di meno – che sia ben chiaro – se lui non si ponesse come riferimento del “nuovo” dei cattolici in politica. Uno che non capisce neanche questo, dico io, che l’amore che sfascia i matrimoni di cattolico ha ben poco, e che quindi almeno non va sbandierato come un vanto personale, ma con che faccia si propone come riferimento dei cattolici? Perché le possibilità sono due: se Passera si era sposato in chiesa, la prima volta (come sembra dalla sua biografia), allora il grande amore trionfante ha violato un sacramento, e se così fosse, Passera ne pare inconsapevole. Se invece si era sposato solo civilmente, allora è uno come tanti altri e non può rivendicare una testimonianza di vita cattolica.

Ma qualcuno che gliele spiega queste cose, ce le ha?

A questo punto preferisco direttamente Monti, che non ha mai preteso di essere paladino dei cattolici e che va regolarmente a messa con la sua prima e unica moglie, con discrezione e senza tante esibizioni.

Insomma: se dopo tante storie sulla nuova generazione di cattolici in politica, sul rinnovamento, sulla coerenza personale che sarebbe importante come i valori non negoziabili, mi devo vedere Fini, Casini e Passera a guidare l’area di riferimento dei cattolici….ecco, penso proprio che quella luce in fondo al tunnel che pensiamo di vedere è quella del treno che ci sta venendo addosso.

politica: UdC fa le svendite; documento PdL; obiezione di coscienza

10 Agosto 2012

Politica 1: grandi manovre per vecchie alleanze.

Pierfurby Casini dice di voler mettere insieme politici “seri e nuovi”, e quindi “stringe l’asse con Fini” (ed io devo essermi persa qualcosa, in mezzo) e Pisanu (anche qui, il nuovo che avanza), per fare di nuovo il Terzo Polo, che però essendo miseramente fallito alle ultime amministrative, deve essere chiamato in modo diverso.

L’obiettivo è sempre quello: Pierfurby vuole diventare almeno Presidente del Senato (con un occhio speranzoso pure al Quirinale) e per questo alle prossime elezioni vuole salire sul carro del vincitore, cioè il Pd. Quindi ha già detto che farà alleanze indipendentemente dai temi etici (famiglia, vita, libertà di educazione? e chissene), e anzi è pronto a riconoscere le unioni omosessuali, proprio come i compagni del Pd, che ne fanno un punto programmatico. Se poi il Pd si allea con Vendola (e quindi, teoricamente, anche loro ci si alleano), è un dettaglio che non li interessa: sono questioni interne al Pd. Grande svendita all’outlet dell’UdC, insomma. Con i cattolici dell’UdC pronti a fare le foglie di fico per l’intera operazione, sullo stile della DC nell’operazione 194.

E per coprire meglio la faccenda, e avere più potere contrattuale, Pierfurby riprova con il “polo centrista” cercando di imbarcare qualche ministro del governo Monti, Passera in testa, (assurto a rappresentante dei cattolici, che ancora non si capisce dove abbia dimostrato cotanta cattolicità, a parte i pellegrinaggi strombazzati sulla tomba di San Francesco, come fece pure Arafat), e poi Riccardi, chiaramente, e l’ineffabile Balduzzi (quello che deve ancora firmare le linee guida della legge 40), il tutto con quelli del Forum di Todi (Todi2 la vendetta), quelli che in dieci pagine di manifesto hanno dedicato ben due righe e mezzo ai valori non negoziabili.  Li aspettiamo tutti al varco.

Intanto in Sicilia l’Udc già ha deciso di appoggiare per le regionali il candidato del Pd (prove generali dell’alleanza nazionale con il Pd, tradizionalmente la Sicilia è il banco di prova).

Nel mentre il Card. Bagnasco dice che “sui valori non si può mercanteggiare”, e che “ i valori non sono tutti uguali ma esiste una interna gerarchia e connessione; che l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarieta' sociale".

Politica 2: intanto che l’UdC fa le svendite, ansiosa di approvare le unioni omosessuali pur di fare l’alleanza con il Pd, il PdL ha diffuso un documento “Diritti della famiglia e diritti dei componenti della coppia di fatto”, sottoscritto da 173 parlamentari, prima firma Eugenia Roccella, ecco qua.

Politica 3: oggi mio editoriale su Avvenire, ancora su obiezione di coscienza. Alcuni chiarimenti.

 

 

intervista Antonio Simone

8 Agosto 2012

Oggi sul Corriere della Sera intervista a Antonio Simone.

E' un uomo coraggioso, che sta subendo una carcerazione preventiva immotivata, e quindi ingiusta.

Coraggio Antonio!  Qua l'intervista

mia lettera al Foglio

4 Agosto 2012

Oggi Pierfurby Casini in un'intervista al Corriere ha spiegato che alle elezioni correrà da solo, e poi ci potrebbe essere l'alleanza con il Pd. E sui temi etici, niente lezioni da nessuno, voteranno secondo coscienza, in parlamento.

Ed io aggiungo: in perfetta continuità con la DC che fece passare la 194. Ne ho scritto, in coincidenza, in una lettera pubblicata oggi su il Foglio, di seguito il testo.

Al Direttore,

Enzo Carra cerca di farsi perdonare dai cattolici dopo aver detto in lungo e largo che chiunque convive deve avere gli stessi diritti di chi si sposa, e su Il Fatto ieri ha spiegato che “su questioni di coscienza le intese vanno trovate in parlamento: mica la DC fece il centrosinistra col Psi accordandosi sul divorzio”.

Carra ha ragione, e svela di non voler cambiare modello rispetto a quella DC che ha fatto perdere rovinosamente noi cattolici su divorzio e aborto, distruggendo con due sole battaglie la cultura cattolica di questo paese.

La DC ha fatto esattamente quel che vuol fare adesso l’UdC: non ha mai messo in gioco le sue alleanze, per esempio, quando si discuteva la legge 194, ma ha lasciato fare al parlamento senza minacciare di far cadere il governo se la legge fosse stata approvata, o almeno per ottenere una legge meno permissiva.

Perché la differenza fra considerare nelle alleanze i temi etici, o tenerli fuori, significa mettere in gioco la maggioranza che si va a costruire oppure no. In altre parole: tu, partito alleato della maggioranza di governo, vuoi il riconoscimento delle convivenze omosessuali? Allora il mio partito non fa più maggioranza con te.

All’epoca della legge sull’aborto c’era l’emergenza del terrorismo (la 194 fu approvata due settimane dopo l’omicidio di Moro), e in nome di quella la DC non pensò neppure a minacciare di barattare il suo sostegno al governo in cambio dell’approvazione della legge. Adesso l’emergenza è economica, e a questa l’UdC vuole sacrificare i temi etici. Ma ci tiene tanto l’UdC a fare il bis con la DC della 194?

Assuntina Morresi

 

obiezione di coscienza diritto inviolabile

31 Luglio 2012

Approvando il parere "Obiezione di Coscienza e bioetica" tutto il Comitato Nazionale di Bioetica ( con un solo voto contrario, quello di Carlo Flamigni), riconosce che l'obiezione di coscienza è un diritto costituzionalmente fondato, riconducibile ai diritti umani inviolabili.

Un risultato importante, ed è bene documentarsi a riguardo innanzitutto leggendo Avvenire, che spiega bene i termini della questione e ne parla abbondantemente, oggi:

 -  un mio editoriale, titolato "Un civilissimo diritto";

-  una presentazione chiara ed approfondita del testo (a cura di PL Fornari)

un'intervista al Prof. Andrea Nicolussi, che ha coordinato il gruppo di lavoro al Comitato

- una sintesi di una mia postilla personale al parere, dove dimostro che i tempi di attesa delle donne che abortiscono non sono legati al numero degli obiettori, smontando le accuse strumentali di questi mesi

- e infine  il testo completo del parere approvato dal Comitato Nazionale di Bioetica

 

un chiarimento e un ricordo

29 Luglio 2012

A proposito di trappoloni.

Leggo – sempre più esterrefatta –  le dichiarazioni dei politici dell’Udc, tutti d’accordo, senza eccezioni, con Pierferdinando Casini sul fatto che i temi etici devono rimanere fuori dalle alleanze elettorali. E allora, un chiarimento e un ricordo importante.

Chiarimento: se i partiti più significativi (PdL, Pd, UdC, tanto per cominciare) si mettessero d’accordo PRIMA delle elezioni, dicendo che, per il bene dell’Italia, si impegnano a governare insieme per realizzare, che so, sette obiettivi CHIARI E BEN DEFINITI, decisivi per uscire dalla crisi, allora avrebbe senso dire che sui temi etici tutti i partiti si impegnano a una moratoria parlamentare e politica, cioè a NON intervenire in parlamento, a NON promuovere localmente registri vari - di testamento biologico, di coppie di fatto, etc. -  a NON varare nessuna legge, insomma. Avrebbe addirittura senso per il Pd dire: voi del PdL per ora non parlate di fine vita e noi non mettiamo in discussione il riconoscimento delle unioni di fatto. E magari in questa “tregua pattuita”, se accadessero fatti per cui il governo PdL-Pd-UdC comunque si dovesse per forza esprimere in questioni etiche ( ad es. un intervento della Corte costituzionale sulla legge 40 che costringesse a legiferare), allora ogni partito si dovrebbe sentire impegnato a difendere le proprie posizioni, a prescindere dal governo di unità nazionale.

Un quadro di questo tipo renderebbe comprensibile la “neutralità” sui temi etici.

Ma quello che propone l’UdC è altro: l’UdC vuole fare un accordo SOLO con il Pd per vincere le elezioni (accordo che potrebbe includere anche Vendola)  e per farlo l’unico ostacolo sono i temi etici, che per questo Casini dice di voler tenere fuori dal programma governativo. Ma Bersani non esclude proprio niente: per esempio, ha già messo in programma il riconoscimento delle unioni omosessuali “alla tedesca”,  quelle che piacciono tanto a Paola Concia, la deputata Pd omosessuale che proprio in Germania si è “sposata” con la sua convivente.

I cattolici dell’UdC quindi si stanno preparando a fare le foglie di fico: saranno liberi di fare invettive pazzesche contro il matrimonio gay (che non lo vuole neanche Bersani, perchè dovrebbe cambiare la costituzione per farlo), e magari voteranno pure contro il riconoscimento delle convivenze omosessuali, ma si troveranno in minoranza, e non metteranno mai in discussione la loro appartenenza alla maggioranza di governo, per questi temi, una maggioranza che loro stessi hanno contribuito a costruire e che avrà i numeri per approvare quel che vuole.

Non è comunque, una novità per l’UdC: già in Piemonte hanno tranquillamente appoggiato la Bresso (Pd area radicale), e in Lombardia Pisapia, a Napoli De Magistris … di che sorprendersi? Ma allora smettetela di porvi come riferimento per i cattolici. Siete un partito di centro, punto e basta, senza più altre connotazioni.

RICORDO: quando fu approvata la legge 194 sull’aborto, non c’era l’espressione “valori non negoziabili”, perché non c’era ancora quella che chiamiamo “questione antropologica”. Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, nacque proprio due mesi dopo l'approvazione della 194, nel luglio del 1978, e solo pochi all’epoca si resero conto di quel che avrebbe significato.  

La legalizzazione dell’aborto era un provvedimento che finiva lì, non avrebbe avuto altre leggi di conseguenza, collegate (il riconoscimento delle coppie omosessuali, invece, avrebbe molte conseguenze dirette ed inevitabili, sulla procreazione assistita, per esempio e sull’adozione).

Ma a parte le differenze, pensate bene: la legge 194 fu approvata nel pieno dell’emergenza del terrorismo (era il 22 maggio del 1978, e Moro era stato ucciso dalle BR due settimane prima, il 9 maggio): il paese era in condizioni drammatiche, e c’era un governo di unità nazionale. IN NOME DELL’EMERGENZA IN CUI SI TROVAVA IL PAESE LA 194 FU APPROVATA VELOCEMENTE, E SOPRATTUTTO LA DC NON MISE IN GIOCO LE ALLEANZE, non minacciò di far cadere il governo se la legge fosse stata approvata.

Non solo: non minacciò di far cadere il governo neanche per fare una legge più restrittiva.

Quanto ci scommettiamo che se la DC avesse minacciato seriamente di far cadere il governo, la legge 194 non sarebbe passata o almeno sarebbe stata più restrittiva? Ma sulla legge sull’aborto non sono state messe in discussione le alleanze di governo, e i risultati li conosciamo bene. La 194 ancora sta lì, immutata ed immutabile.

NON SO: l’UDC CI TIENE TANTO A FARE IL BIS?

 

alcune segnalazioni

25 Luglio 2012

Vi segnalo alcuni articoli di approfondimento di questioni importanti che rischiano di passare velocemente nel dimenticatoio, vista la tempesta economica e politica che stiamo attraversando.

Primo: intervista di ieri a Eugenia Roccella sul quotidiano on-line "Il Sussidiario", ancora su cattolici e criteri per le alleanze. Ci torneremo su, comunque, perchè siamo già in campagna elettorale, anche se - ed è surreale dirlo, ma è così - non sappiamo ancora quando ci saranno le elezioni, chi si candiderà, con quali partiti, e con quale legge elettorale voteremo.....e già questo la dice lunga. Ma intanto leggete questa intervista, è importante.

Secondo: vorrebbero farci credere di tutto. Sto parlando di un sistema mediatico militarizzato, in cui leggiamo notizie tutte uguali, commenti tutti uguali e ben allineati con il pensiero dominante (dominante nel senso di forza mediatica, non di maggioranza della popolazione), specie su certi temi. Fortunatamente qualche spirito libero riesce a bucare la cortina di ferro, e a spiegarci come stanno le cose. Per esempio Antonio Socci in questo articolo in cui "commenta" Umberto Galimberti sull'inserto di Repubblica, a proposito dell'omosessualità.

Terzo: un mio approfondimento su Avvenire di qualche giorno fa, sul Far west ormai globale della provetta.

evitiamo trappoloni

21 Luglio 2012

Siamo come l’anno scorso, peggio dell’anno scorso. E’ caduto il governo Berlusconi sulla bugia dello spread che era colpa sua, spread che a un anno di distanza è esattamente allo stesso livello, e dire che senza Monti sarebbe andata peggio è un puro esercizio di fantasia, senza prova alcuna.

In compenso, in Italia le tasse sono aumentate, hanno messo la patrimoniale per tutti e la chiamano IMU, siamo in recessione, ed il governo Monti infila un errore appresso all’altro (dagli esodati ai marò).

Ma soprattutto mancano oramai punti di riferimento, in qualsiasi settore, ed è questa la vera tragedia. Un affanno generale, una confusione in cui non si vede via d’uscita. Per questo, nel piccolo del nostro sito, quest’estate non andremo in vacanza ma intensificheremo i post e le segnalazioni: vogliamo continuare ad usare la ragione per cercare di essere almeno consapevoli di quel che sta accadendo, evitando, se possibile, trappoloni.

TRAPPOLONE UNO: Casini e Bersani sono d’accordo: saranno riconosciute le convivenze anche omosessuali, perché “stabilire garanzie giuridiche per una coppia di conviventi anche dello stesso sesso è un fatto di civiltà”, ha dichiarato pubblicamente Pierferdinando Casini. Il quale Casini, poi, per attutire il colpo, ha fatto un attacco spropositato al matrimonio gay, attacco che ha avuto grande attenzione sui titoloni dei giornali, ma un attacco che non gli costa proprio niente, perché la nostra costituzione proibisce questi matrimoni, ed è per questo che neppure Bersani li vuole: non li può fare, adesso, senza cambiare la costituzione.

Ma per vincere le elezioni, e quindi per allearsi con Bersani, Casini è pronto a pagare qualsiasi prezzo (lui vuole andare al Quirinale e, se proprio non può, alla Presidenza del Senato). E per sicurezza, ha messo nero su bianco che i temi etici non devono entrare nel programma di governo. Non si capisce, a questo punto, come farà a parlare di riconoscimento di unioni omosessuali: è nel suo programma oppure no?

Casini quindi ha fatto i compiti: nel silenzio generale dei cattolici del suo partito (e qui li elenco, per chiarezza: Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Luisa Santolini, Luca Volontè: che dicono questi, con cui pure abbiamo condiviso tante battaglie? Tutti zitti, non disturbate il capo?), ha tolto di mezzo l’unico ostacolo all’alleanza con il Pd.

Il Pd, da parte sua, ha messo a tacere pure Rosi Bindi, la quale Bindi era stata coraggiosa, e aveva tenuto il punto: dopo aver impedito di votare, al congresso Pd, i documenti più radicali sui temi etici, si è difesa dagli attacchi furibondi della componente radicale del partito e dei suoi elettori  (guardate questo video, delle sue risposte alle contestazioni a Roma, ne vale la pena), ma non ha trovato alcuna sponda in nessuno dei cattolici del suo partito né nei futuri alleati dell’Udc e quindi ieri ha capitolato. Ha dichiarato pubblicamente che accetta il modello del riconoscimento delle coppie di fatto “alla tedesca”.

E ve lo spiego io di che si tratta: le coppie di fatto in Germania hanno gli stessi diritti e doveri delle coppie etero che si sono sposate.

E infatti sul modello tedesco il Pd si è ricomposto: è soddisfatta Paola Concia (che infatti si è sposata in questo modo in Germania, mica ha fatto un pacs in Francia), sono d’accordo i tre gay che sabato scorso avevano strappato la tessera di partito per protestare contro la Bindi (Mancuso, Fusco e Benedino),  e pure Ignazio Marino.

Ed Enzo Carra – altro cattolico - oggi ha concluso dichiarando: “è vero che noi siamo contrari ai matrimoni gay. Ma da oggi siamo pronti ad allearci senza problemi con chi li sostiene”. E il Corriere commenta “Il primo passo di “Pier” sul terreno dei diritti civili va più che bene”.

E a conferma del tutto, quando Eugenia Roccella ha chiesto conto ai colleghi cattolici di questo atteggiamento (qui, qua e qua), i cattolici dell’Udc, colti con le mani nella marmellata, hanno protestato che lei voleva fare la maestrina e loro non prendono lezioni. E’ vero: non c’è bisogno di lezioni, ubbidiscono a “Pier” nel senso di Pierferdinando Casini, zitti e mosca.

Casini e Bersani cercano di far finta di litigare, ma vogliono allearsi per vincere le prossime elezioni con QUESTO sistema elettorale, dando, se possibile, solo al PdL la colpa di non aver cambiato la legge elettorale. Evitiamo il trappolone.

Intorno, fuori dai partiti, un silenzio generale.

Una domanda: C’E’ ANCORA QUALCUNO A CUI IMPORTA DEI VALORI NON NEGOZIABILI? C’E’ QUALCUNO DA QUALCHE PARTE?

TRAPPOLONE DUE: non è un caso che nel mezzo di una tempesta economica come quella che stiamo attraversando, ci siano discussioni su cose come matrimonio omosessuale e fine vita, nonostante tutti i tentativi disperati di Udc e Pd di tenerli fuori dalla discussione politica.

Anche durante la crisi economica si nasce, ci si innamora, ci si sposa, si fanno figli e si muore. E su questi temi stiamo attraversando una rivoluzione epocale, che è impossibile tenere fuori dalla porta perché impicciano ai politici più cinici. Non a caso sono temi su cui si sono caratterizzate le candidature politiche in tutte le campagne elettorali del mondo, da Obama a Hollande. Tutti matti? No, è che impossibile fare come se non ci siano. Evitiamo pure questo trappolone.

cattolici in politica

18 Luglio 2012

Riprendiamo con una riflessione importante sui cattolici in politica, che oggi vede un botta e risposta fra Eugenia Roccella e il Direttore di Avvenire.

Dopo l’assemblea del Pd in cui sono volati gli stracci perché Rosi Bindi non ha fatto votare il documento  di chi nel partito vuole il matrimonio omosessuale nel programma politico, Pierferdinando Casini ha rilasciato un’intervista al Quotidiano Nazionale in cui dice, testualmente “E’ giusto riconoscere diritti alle coppie conviventi ma per noi è impossibile parlare di matrimoni gay. Su questo non sono previsti cambi di rotta né oggi né domani. Comunque sui temi eticamente sensibili non si creeranno alleanze politiche: i parlamentari devono essere liberi di esprimersi secondo coscienza». (il neretto è mio).

E’ importante capire bene quel che ha detto Casini, per non farsi imbrogliare: è chiaro che su certi temi i parlamentari devono essere liberi di votare secondo coscienza. Ma questo non significa che il partito non debba avere una posizione. Per spiegarsi: è chiaro che sul fine vita e sulla legge in discussione in parlamento, per esempio, ogni parlamentare debba avere il diritto di votare secondo coscienza. Ma in merito alla legge in discussione il partito deve avere un’idea propria, non è possibile che rimanga muto senza dire quel che pensa. In altre parole, non è possibile che di fronte a certi temi, che sono dirimenti per capire quale società si vuole costruire, un partito non abbia una posizione. Nella stessa intervista, tra l’altro, Casini dice di essere a favore dei diritti delle coppie conviventi (lasciando intendere anche quelle omosessuali) e contro il matrimonio gay, e spiega che “non sono previsti cambi di rotta”. Ma questa è una sua posizione personale o di partito? Perché, da quel che dice poi, pare proprio che su questo il partito che lui guida non sia impegnato.

E allora io perché lo dovrei votare?

Nel PdL, per esempio, nel caso di Eluana Englaro, anche ministri notoriamente su posizioni laiche – come la Prestigiacomo e Brunetta – hanno seguito la linea del partito, quando si è trattato di votare il decreto che avrebbe salvato Eluana, se il compagno Napolitano non avesse negato la sua firma.

E sempre il PdL, pur lasciando libertà di coscienza ai suoi, ha appoggiato – e votato in stragrande maggioranza – la legge sul fine vita attualmente ferma al Senato. E l’Udc finora l’ha votata compatta: ma era la linea del partito o casualmente pensavano tutti allo stesso modo?

Non solo. Secondo Casini, su questi temi non si dovrebbero neppure decidere le alleanze fra partiti. Per esempio: Bersani e Vendola sono a favore del divorzio breve e del riconoscimento delle coppie omosessuali (e Vendola pure del matrimonio omo e dell’adozione di figli), e Casini, a prescindere, fa comunque il governo insieme a loro. E’ possibile, secondo voi?

L’errore sta proprio qui: i valori non negoziabili non sono un qualcosa di giustapposto, un’introduzione doverosa al discorso generale che un politico cattolico sente il dovere di fare, un qualcosa in più oltre alle questioni politiche “vere” come l’economia, il welfare, etc.

E’ dai valori non negoziabili che si capisce quale economia, quale welfare, quali politiche si vogliono portare avanti, perché è su una visione della vita e dei valori fondanti che si costruisce tutto il resto.

Un esempio: la Francia e la Svezia hanno politiche per la natalità molto forti, ma la famiglia in questi paesi è distrutta. Questo perché in quei paesi non si sono premiate le persone impegnate pubblicamente ad una stabilità di legami con il matrimonio, ma si sono premiati unicamente e indistintamente quelli che hanno figli, pure i single. In Francia e Svezia quindi, non ci sono politiche per la difesa della famiglia come descritta dalla nostra costituzione, ma solo sostegno alla natalità.

Di esempi come questi potremmo farne molti. Per questo è importante essere consapevoli di quel che vuole dire, utilizzare come criteri di scelta e di giudizio, in politica, i valori non negoziabili.

E sicuramente sono valori divisivi, che tagliano e spaccano nel momento in cui si pongono, inutile farsi illusioni. Non è la politica a renderli tali, sono le questioni in sé a essere divisive, come è evidente. Ma non bisogna, in questo caso, avere paura della divisione, perché sono in gioco le verità ultime, che entrano nelle decisioni del governo del paese.

Di seguito, comunque, la lettera di Eugenia Roccella e la risposta del Direttore  Tarquinio,  oggi, su Avvenire.

a proposito di Giacomo Rocchi e del Comitato Verità e Vita

12 Luglio 2012

Non ho mai risposto agli attacchi personali di quelli del Comitato Verità e Vita, perché trovo molto stupido un atteggiamento tanto divisivo da parte loro nei confronti di tanti cattolici, come me, impegnati in prima linea, e che condividono le stesse battaglie, ma le conducono in modi diversi.

Ma stavolta voglio spiegare a tutti i termini della questione, visto che pare che la battaglia pro-life di Giacomo Rocchi consista nell’attaccare me.

Giacomo Rocchi mi attacca – due post di seguito, annunciandone altri – perché ho detto che in  Italia con la 194 l’aborto non è un diritto.

Ma Giacomo Rocchi dovrebbe ben sapere che questa affermazione non è mia: la fonte, le persone da cui l’ho imparato, sono due giuristi cattolici di riferimento per tutti noi, come i Prof. Luciano Eusebi e Filippo Vari.

Perché il Comitato Verità e Vita non attacca loro, mai, e invece lo fa con me?

E’ semplice: perché Giacomo Rocchi e il Comitato Verità e Vita scelgono bene le persone da colpire, e stanno bene attenti ad evitare di farlo con quelle più in vista, da cui possono venire problemi. Preferiscono prendersela con gente come me, che sanno non li danneggerà mai.

L’ultima dimostrazione della loro selettività è di questi giorni: è il silenzio assordante di Giacomo Rocchi e del Comitato Verità e Vita sulla faccenda dei fondi ai programmi di salute riproduttiva che Ignazio Marino ha annunciato all’ONU come possibili, da parte del Ministero di Andrea Riccardi. Giacomo Rocchi e il Comitato Verità e Vita sono stati bene attenti a non chiedere neppure chiarimenti a Riccardi o a Marino; oppure su quando lo stesso Ministro Riccardi ha cancellato dal piano famiglia (predisposto da Giovanardi) il riferimento costituzionale alla definizione di famiglia, oltre al “fattore famiglia”, e potrei fare un lungo elenco di notizie taciute e di battaglie non fatte, a fronte di attacchi mirati ai soliti noti.

Ma torniamo a noi: se fosse vero quel che sostiene Giacomo Rocchi, e cioè che l’aborto secondo la 194 è un diritto, allora avrebbero ragione quelli che si oppongono all’obiezione di coscienza, i quali sostengono che il diritto all'obiezione vada bilanciato con il rispetto del diritto all'aborto, visto che si tratta di due diritti equivalenti. 

Giacomo Rocchi non sa, o non vuol sapere, che la risoluzione al Consiglio di Europa a favore dell’obiezione di coscienza c’è stata anche perché Luca Volontè ed Eugenia Roccella, in Europa, hanno spiegato proprio questo: secondo la legge italiana l’aborto non è un diritto, e bisogna distinguere l’accesso all’aborto – previsto dalla legge – dal diritto all’aborto – che la legge non prevede. Quindi non si tratta della contrapposizione fra due diritti – quello all’obiezione di coscienza e quello all’aborto – ma di un diritto – l’obiezione di coscienza – contro l’accessibilità a quello che la legge considera un “intervento sanitario”.

Per combattere una legge bisogna innanzitutto conoscerla. Urlare “non la voglio, perché è ingiusta” (io l'ho fatto nel referendum del 1981, quello che abbiamo perso), lascia il tempo che trova e non porta a niente, anche se ha indubbiamente alcuni vantaggi: non ci si espone in modo pericoloso, e ci si sente a posto con la coscienza.

E se invece, come pare, il problema di Giacomo Rocchi è che io non attacco sufficientemente la 194, che andrebbe cambiata, allora gli chiedo: perché non si scaglia mai contro i parlamentari cattolici di lungo corso, come ad esempio Luca Volontè, Alfredo Mantovano, Rocco Buttiglione? Perché non chiede loro cosa hanno fatto per cambiare la legge 194, in tante legislature? Forse non l'hanno fatto perchè non era una strada praticabile: per cambiare una legge non basta depositare un testo per una proposta diversa e lasciarlo nei cassetti (quello lo sanno fare tutti), bisogna lavorare per calendarizzarla, e soprattutto costruire maggioranze, o comunque trovare gruppi di parlamentari disposti a battersi per questo.

Sono veramente stufa di questi attacchi divisivi, arroganti e anche un po’ vili.

D’ora in avanti segnalerò tutte le volte che Giacomo Rocchi e il Comitato Verità e Vita tacciono o evitano di colpire persone importanti o considerate “amiche”.

 

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