da Vendola a Pisapia, perchè radicalizzano

24 Settembre 2012

Dare la possibilità ad una coppia omosessuale di adottare bambini significa equiparare pienamente una unione gay ad una naturale fra un uomo e una donna. Cioè mentre l’adozione nasce per tutelare un bambino che, per tanti motivi, è senza i propri genitori, la si vorrebbe trasformare, adesso, in uno strumento di legittimazione delle unioni omosessuali.

Ne ho scritto su il sussidiario, oggi.

matrimoni gay e pillole

22 Settembre 2012

Due segnalazioni.

La prima: lamentele per le scarse vendite della cosiddetta "pillola dei cinque giorni dopo", per "colpa" del test di gravidanza obbligatorio (e negativo). Ho commentato la faccenda su Avvenire (Inserto E' Vita, come sempre).

La seconda: di seguito una mia lettera pubblicata oggi su Il Foglio, su matrimoni gay e conseguenze:

Il Foglio 22.9.2012

NEO CONFORMISMI

Radio3 sposa i matrimoni gay quasi senza contraddittorio e senza tirare le conseguenze

Al Direttore,

"Tutta la città ne parla" è un programma di Radio3 di cui sono stata ospite ieri, invitata a parlare di unioni gay a partire dalla notizia dell'apertura del registro per coppie di fatto a Milano. Gentili, in redazione. Peccato fossi l'unica voce, tra altre quattro a favore, contraria al riconoscimento di queste unioni.

Quattro voci monocordi, perchè il cavallo di battaglia degli altri ospiti - per esempio quello di Paolo Hutter, il primo a registrarsi a Milano, o anche di Claudio Rossi Marcelli - in sostanza si riduce a uno, il solito: il rifiuto del matrimonio omosessuale è una discriminazione, tutti abbiamo diritto a sposarci e, magari, ad avere figli. E qui, un cenno alle tre bambine di Rossi Marcelli e del suo partner, avute ricorrendo alla compravendita di ovociti e all'utero in affitto.

Tralasciando il "particolare" di quelle donne ridotte a contenitore biologico a pagamento di figli altrui - perchè di questo si tratta, ché la "solidarietà" e il "dono" sono solo un triste paravento - non sarebbe il caso di cominciare a tirare tutte le conseguenze di queste richieste?

I matrimoni omosessuali (il riconoscimento delle unioni è solo un passaggio intermedio necessario) hanno due giustificazioni: l'amore e l'idea di famiglia che nel tempo "si è evoluta". Benissimo. E allora: perchè limitare il riconoscimento solo alle coppie? La poligamia, per esempio, è una forma famigliare consolidata, dal punto di vista storico e geografico. Perchè negarla a chi, liberamente, vuole vivere quel tipo di unione? Si tratta di adulti consenzienti e consapevoli, no? Di famiglie poligamiche felici ce ne sono tante e, d'altra parte, molti autorevoli opinionisti (Jacques Attali, per citarne uno à la page) parlano di evoluzione dalla monogamia verso relazioni plurime e simultanee. Perchè allora discriminare amori plurimi, liberamente scelti, se ci sono pure figli di mezzo? Perchè la poligamia non può avere la stessa dignità del matrimonio gay, se amore e libera scelta sono l'unico metro? Negare quelle forme non è una forma di discriminazione verso tradizioni e culture - o desideri - che meritano di essere rispettati?

Quanto all'evoluzione della famiglia, con la fecondazione in vitro si possono avere più genitori (fino a quattro biologici e due sociali): allora, se c'è l'amore, perchè non riconoscere una famiglia allargata, numerando i genitori che lo chiedono?

Con mio marito, insieme a tre figli naturali, ne abbiamo un quarto in affido da diversi anni. Dovranno spiegarci, prima o poi, per qualche motivo i servizi sociali hanno sempre insitito sull'importanza della figura paterna e materna, distinguendo naturale e affidataria. Tutto sbagliato?

Assuntina Morresi

 

 

internazionale, Renzi

18 Settembre 2012

Solo un paio di giorni sono durati i titoli sull’attacco di fanatici musulmani alle ambasciate occidentali di mezzo mondo. Siamo di nuovo presi dalle faccende di casa nostra, e per un certo verso è comprensibile. Ma per un altro, e precisamente per il verso principale, non lo è.

L’attacco all’ambasciata americana in Libia, che è costato la vita all’ambasciatore, tutto pare tranne che improvvisato. E il fatto che pezzi del misterioso film contro Maometto – film che chissà se qualcuno ha mai visto per intero – siano stati diffusi in arabo proprio in coincidenza con l’anniversario dell’11 settembre, non fa certo pensare a coincidenze fatali: in tanti sostengono che l’azione fosse bell’e preparata da tempo, l’attacco a Bengasi e, come si poteva facilmente prevedere, tutti gli altri che sono venuti appresso. 

Sul sito di Limes, per esempio, interessante: “le conseguenze internazionali dell’assalto alle ambasciate”. 

E intanto, appena partito il Papa dal Libano, ecco che Hezbollah lancia una settimana di proteste contro il famigerato film. Ce lo racconta qua Asia News.

Non serve essere un grande esperto geopolitico per ricordare che la guerra in Libia, la più stupida guerra che si potesse fare (sempre ammesso che sia intelligente farne), una volta voluta da Obama e difesa e legittimata dal compagno Napolitano, compiacente tutta la stampa italiana, ha avuto il potere di far scomparire tutte le bandiere della pace, come d’incanto, insieme a tutti i pacifisti. Nessuno ha detto né “a” né “ba”, e giù, ad attaccare Gheddafi, che tanto bene prima aveva fatto accordi con Berlusconi, gli aveva pure fatto regali, e manco pareva vero, fare la guerra al cattivissimo e indifendibile dittatore libico dando d’intendere che in qualche modo si attaccava pure Berlusconi. E adesso che si sono aperte le porte del manicomio, e buttate le chiavi, chi sarebbe l’interlocutore con cui l’occidente può parlare, in Libia e negli altri paesi “liberati” dalle “primavere” arabe, please? Qualcuno ce lo sa dire?

Piccolo dettaglio, tanto per intendersi sul clima generale: gli americani hanno scoperto il doppio gioco dei Fratelli Musulmani su Twitter, che in inglese condannavano le violenze, e in arabo aizzavano la loro gente a protestare.

Insomma: la situazione internazionale è drammatica. Di fronte a mezzo mondo incendiato da fanatici incontrollabili, il problema della partecipazione di Renzi alle primarie del Pd non pare poi così centrale. E comunque: a me Renzi piace. E’ il primo vero post-comunista a sinistra, è coraggioso, ha il piglio di un leader. Ha il quid. Ci avevo pure fatto un pensierino, sulla possibilità di votarlo, casomai fosse riuscito a vincere le primarie, ma le sue posizioni sui valori non negoziabili purtroppo non me lo permettono (leggete qua il programma: sì alle unioni gay e adeguare la legge sulla fecondazione assistita ai livelli europei). Peccato.

morte Card. Martini, politica, film

10 Settembre 2012

1. Continuano a volare gli avvoltoi intorno alla morte del Card. Martini. Prendono a pretesto la sedazione che ha avuto negli ultimi momenti di vita, e il racconto che ne è stato fatto dalla nipote nella sua lettera per dire che il Cardinale, in punto di morte, ha fatto la stessa richiesta di Welby, che a Welby si voleva negare e che invece Martini avrebbe avuto. 

Speculare sui morti è particolarmente disgustoso.

Quella data al Card. Martini era una sedazione per lenire le sofferenze di un malato terminale: dove sta scritto che la Chiesa la vieta? Se come risultato, oltre a togliere il dolore, la sedazione  accorciasse anche la vita del malato, non si tratterebbe di un atto eutanasico se l’intenzione con cui è stata somministrata fosse stata quella di lenire le sofferenze, non di abbreviarne la vita (principio del doppio effetto). E con il Card. Martini è andata così: una sedazione per rendere sopportabile l'agonìa. 

Welby è stato tutt’altro: lui, che non era un malato terminale, voleva l’eutanasia, la chiese pubblicamente al compagno Napolitano sapendo che gli sarebbe stata negata, perché in Italia è vietata. A quel punto, pienamente consapevole, ha chiesto di interrompere la respirazione artificiale. Una richiesta legittima dal punto di vista del diritto – si può sempre interrompere una cura, anche salvavita – ma che Welby ha chiesto si attuasse nelle modalità che lui voleva, cioè che fosse il più possibile simile ad un atto eutanasico (e per questo non ha avuto i funerali in chiesa, che tra l’altro, lo voglio ricordare, lui non aveva mai chiesto personalmente. Non parlano sempre di autodeterminazione? E perché non lo volevano far autodeterminare sui funerali?). Welby ha voluto fare della sua morte una battaglia politica, tutta sotto i riflettori. Martini, semplicemente, se n’è andato quando Dio ha voluto, nel letto di casa sua, sedato come tantissimi malati terminali. Voler avvicinare il percorso di Welby a quello del Card. Martini è a dir poco vergognoso.

2.  Sempre a proposito del Card. Martini, la lettera di Julian Carron sul Corriere è stata interpretata da alcuni come una “svolta”, un “profetismo” o addirittura, come dice Risé, “la presa d’atto della nostra difficoltà di dare un giusto valore alla realtà”. Se così fosse, sarebbe un problema: in una delle lettere “rubate” al Papa (e che doveva rimanere riservata) e pubblicate recentemente, il giudizio dato da Carron su Martini era altro. E allora? Allora non c’è nessuna contraddizione, niente di nuovo, ma tutto di antico: quella lettera sul Corriere è un gesto di carità e di obbedienza, nel senso che abbiamo imparato da Don Giussani. Lo spiega benissimo Antonio Socci in un suo mirabile articolo.

3. Politica: c’è stata la festa dell’UdC a Chianciano, e abbiamo scoperto che l’UdC non si era sciolta, come avevano annunciato mesi fa, ma ha solo cambiato un nome nel simbolo; abbiamo scoperto che alla sua festa i giovani hanno potuto discutere con gente “nuova” come Giorgio La Malfa e Daniela Melchiorre, sicuramente una speranza per il futuro; abbiamo scoperto che fra il nuovo che avanza c’è pure Fini, ringraziato da Cesa perché “senza di lui non saremmo qui” , e su questo anche noi conveniamo, purtroppo. Abbiamo scoperto che dei valori non negoziabili hanno perso pure il ricordo, tanto che oggi su Repubblica Paola Binetti, che se ne è accorta e teme di diventare inutile nel partito, in un’intervista ha ricordato sommessamente ai suoi che lei ancora esiste, e che vorrebbe essere di nuovo candidata.

4.  Il film di Bellocchio non ha preso neanche uno straccio di premio. C’è un giudice a Venezia.

film di Bellocchio

6 Settembre 2012

ho visto ieri in anteprima il film di Bellocchio, e ne ho fatto la recensione sul sussidiario:

BELLA ADDORMENTATA/ Un film con tanti "bersagli" che si dimentica di Eluana FESTIVAL DI VENEZIA 2012 -

Ci aspettavamo di più dalla “Bella Addormentata” di Marco Bellocchio, speravamo in qualche guizzo geniale, qualche riflessione più profonda nelle storie di vita e di morte che sapevamo essere raccontate, e invece abbiamo assistito a un film scontato e prevedibile, e quindi, tutto sommato abbastanza noioso.

per continuare a leggere, cliccate qua.

la morte del Card. Martini

2 Settembre 2012

Era inevitabile che la morte del Card. Martini avesse una grande eco, visto il personaggio, ma il rispetto che sempre la morte di una persona impone non deve distorcere la realtà dei fatti successi.

Innanzitutto, le polemiche intorno alla sua morte, e sul fatto che avrebbe rifiutato il cosiddetto “accanimento terapeutico”: non ho ben capito chi sia stato a diffondere per primo questa notizia, che, data in pasto ai media in questi termini, era ovvio che andasse a finire così come è andata, e cioè con il paragone fra il Card. Martini e Welby ed Eluana Englaro.

Niente di tutto questo, naturalmente: Martini NON è morto di fame e di sete, come Eluana, e non è stato staccato da nessuna macchina, come Welby. Il Card. Martini era un malato terminale (mentre Welby ed Eluana non lo erano): stava morendo, e quindi nei suoi ultimi giorni, quando non poteva più deglutire, non è stato nutrito con sondino o PEG, ma con una flebo. Semplicemente, come tanti altri malati terminali. Presentare questo come un “rifiuto di cure salvavita”, imbastirci su tutto questo polverone, è semplicemente aberrante.

Ma bisogna anche riconoscere che questo è successo perché il Card. Martini da sempre, e soprattutto in questi ultimi anni, è stato il rappresentante di un certo cattolicesimo “progressista”, di quelli aperti al cosiddetto “dialogo” inteso spesso in contrapposizione con la tradizione della Chiesa, con posizioni sui temi eticamente sensibili spesso diverse da quelle della CEI. Basta vedere cosa ne ha scritto ieri De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera (il giornale più laicista che c’è): “Se lo avesse voluto, magari attenuando qualche sua posizione riformatrice, avrebbe potuto varcare il soglio pontificio. Ma a Roma preferì Gerusalemme. E al potere, gli studi e la gente”, come se tutti quelli che sono diventati Papa lo avessero fatto in nome del Potere. (Tra l’altro, alimenta una storia non vera: al conclave del 2005, l’unico in cui poteva diventare Papa, Martini aveva già il morbo di Parkinson, la stessa malattia di cui era appena morto Giovanni Paolo II. Come era possibile eleggere un Papa già malato?).

E sui temi eticamente sensibili, in un’onesta intervista su Avvenire (qua il testo intero), ieri, il Card. Ruini ha spiegato molto chiaramente, rispondendo alle domande di Marina Corradi:

Su temi etici come fecondazione artificiale e unioni omosessuali, Martini sembrava più aperto alle ragioni di certa cultura laica. Avete avuto un dialogo, o magari uno scontro?

Abbiamo avuto all’interno del Consiglio permanente della Cei un dialogo amichevole e a più voci, mai uno scontro. Non sono mai emerse del resto divergenze profonde.

Negli ultimi anni però il cardinale Martini ha espresso pubblicamente posizioni chiaramente lontane dalle sue e da quelle della Cei.

Non lo nego, come non nascondo che resto intimamente convinto della fondatezza della posizioni della Cei, che sono anche quelle del magistero pontificio e hanno una profonda radice antropologica

Che le posizioni di Martini su certi temi fossero lontane da quelle della CEI e del Magistero pontificio, purtroppo, non è una novità, e ce lo ricordiamo bene. Così come quelli che leggevano il Sabato ancora ricordano il processo ai due giornalisti che osarono criticare Lazzati, processo che Martini poteva evitare, respingendo la denuncia al Tribunale ecclesiastico da parte di quelli della Rosa Bianca, e che invece non evitò, alla faccia del dialogo. Qua un riassunto dei fatti, dall’archivio del Corriere della Sera, scritto in tempi non sospetti

Antonio Socci oggi su Libero mette il dito sulla piaga, ricordando tutto questo e molto altro.

Sarà pure urticante, ma è tutto vero.

tre note

1 Settembre 2012

UNO: come scritto sulla mia pagina Fb, il momento più bello del Meeting (seguito da lontano, non sono potuta andare) è stato l’incontro con Formigoni, quando Festa si è commosso ricordando Antonio Simone.

DUE: il governo Monti arranca, fa fatica, prende una buca dopo l’altra. Dopo il pasticcio degli esodati, leggiamo che tutti i provvedimenti presi dal governo dalla sua nascita (a partire dalle norme Salva Italia, ve le ricordate?) fino ad ora necessitano di 390 decreti attuativi, dei quali ne mancano ancora 350. Se ne sono fatti solo 40, il resto è ancora lettera morta, norme rimaste sulla carta. E intanto, in questi giorni, vediamo che il decreto sanità (quello sulla tassa sul Chinotto, e sulla Ferrarelle non si sa, per intenderci) appena sparato sulle prime pagine di tutti i giornali neanche è arrivato al Consiglio dei Ministri perché ci sono dubbi – forti – sulla sua reale applicabilità. Vediamo che il Ministro Passera non tocca palla, e fra le poche cose autorizzate c’è la trivellazione del mare italiano per cercare il petrolio, a cominciare dal mare delle Tremiti. Il futuro dello sviluppo italiano nel petrolio italiano, insomma. Alla faccia delle energie alternative. Ma c’è stato mai, Passera, alle Tremiti? Ha presente di che si tratta? L’ha fatto mai il bagno in quell’acqua strepitosa? Per non parlare del peggior ministro della pubblica istruzione della storia della repubblica, e cioè Profumo. Rende pubblici i nomi dei funzionari che hanno preparato i quiz per i prof. delle superiori, sia di chi ha predisposto quesiti sbagliati che corretti. Ma se i ministri non sono in grado di assumersi le responsabilità di quel che succede nei loro ministeri, che ci stanno a fare? Basterebbero i direttori generali.

Per non parlare dei concorsi per l’idoneità a prof. associato e ordinario nelle università: sono la cosa più assurda mai vista fino ad ora. Per avere accesso, bisogna avere dei requisiti che seguono criteri esattamente opposti a quelli seguiti fino ad ora per la valutazione delle università: in questi mesi abbiamo lavorato per premiare le pubblicazioni con impatto scientifico maggiore, possibilmente con meno nomi. Per l’accesso all’idoneità a prof. invece la qualità dei lavori non conta: serve avere tante citazioni, comprese le autocitazioni. La didattica non conta niente. Impossibile spiegare i meccanismi perversi di tutto questo a chi non è addetto ai lavori. La parola d’ordine è: MEDIANA. Per maggiori informazioni, rivolgetevi a docenti e ricercatori attempati (e disperati). Fosse stato il governo Berlusconi a fare solo uno dei pasticci suddetti, avremmo avuto rivolte di piazza, ghigliottina compresa.

TRE: le intercettazioni al compagno Giorgio Napolitano sono riuscite a farmi leggere con interesse “Il Fatto Quotidiano”. In sintesi: per il compagno Giorgio Napolitano non valgono le stesse leggi che per Berlusconi (entrambe cittadini italiani). Secondo i benpensanti, il primo non si può intercettare mai, e se per caso succede tutto va tenuto rigorosamente segreto, anche quando si tratta di un’inchiesta su una presunta (e per me inesistente, ma questo è un altro discorso) trattativa stato-mafia. Il secondo invece - che è pure parlamentare e quindi, a differenza del Presidente della repubblica è protetto da una legge che senza un voto del parlamento non consentirebbe nessuna intercettazione - va intercettato a tappeto e le intercettazioni vanno rigorosamente pubblicate su tutti i giornali del pianeta, anche se è vietato e non hanno alcun risvolto penale e sono solo chiacchiere, spesso tanto volgari quanto non interessanti, su fatti privati. Se poi, incidentalmente, per la divulgazione di queste intercettazioni, una nazione intera perde credibilità, un uomo viene coperto di ridicolo su tutti i media del mondo, e cade un governo, pazienza. Ma sul compagno Napolitano, no, non si può. Il massimo, poi, succede oggi, con un pazzesco tentativo di rovesciare la frittata: il settimanale Panorama divulga quello che si pensa essere il contenuto delle intercettazioni di Napolitano, e Repubblica (il quotidiano) e i magistrati di Palermo (che lo hanno intercettato), si stracciano le vesti e dicono che a destra c’è chi vuole attaccare Napolitano. Insomma: qualcuno pensa che siamo tutti scemi e dicono il contrario di quel che hanno fatto finora. Qua un’anticipazione dell’intervista di Berlusconi al Foglio, che commenta i fatti: http://www.ilfoglio.it/soloqui/14761

che cosa hanno in comune......

18 Agosto 2012

Che cosa hanno in comune Fini, Casini e Passera?

Un paio di cosette. La prima: sarebbero i “pilastri” della “nuova” area di centro, quelli della  “Cosa Bianca” che si vorrebbero proporre come gli autentici seguaci politici del governo Monti, i veri rappresentanti dell’anima moderata italiana, e soprattutto il nuovo riferimento dei cattolici in politica.

La seconda cosa in comune: oltrepassati i cinquanta, tutti e tre hanno lasciato la rispettiva consorte e hanno scelto una seconda compagna, almeno vent’anni di meno, giovane e piacente, con cui si sono riprodotti due volte cadauno. Il tutto in linea con la personale abilità di ciascuno.

Fini, il più malmesso politicamente, si è accontentato di Tulliani & Famiglia, economicamente saldi grazie alla precedente relazione con Gaucci della signora, un clan familiare che tante soddisfazioni ci ha dato con la casa di Montecarlo qualche estate fa.

Casini, il Pierfurby, ha puntato a una posizione più importante, utile pure per il Quirinale (il suo sogno), e in un colpo solo ha sistemato finanze e comunicazione.

Passera invece, ricco di suo, non ha guardato al soldo ma ha lasciato la moglie per una sconosciuta poco più che segretaria ma di gran bella presenza, e proprio ieri la foto della famiglia felice – Passera, ex segretaria e prole in riva al mare, belli e sorridenti, il capello al vento di lei che ondeggia accanto alla pelata pensosa di lui – campeggiava in copertina di un settimanale molto popolare.

All’interno un’intervista così zuccherosa da proibire ai diabetici.

 “Monti mi chiamò di prima mattina mentre mi facevo la barba. Svegliai Giovanna per dirle la novità". Un commovente quadretto di normalità familiare, confermato dalla notizia della telefonata quotidiana del Passera alla madre ultranovantenne “cascasse il mondo la chiamo ogni sera”, ma soprattutto dalla totale, spergiurata devozione alla famiglia.  Alla domanda “Come se la cava coi salotti romani?” il padre ideale risponde “Nel modo più semplice: non li conosco e non ci vado. Né io né Giovanna amiamo la mondanità, e ogni minuto libero lo dedico alla famiglia”. E quando l’intervistatore chiede chi si alza la notte, per i due figli piccoli, il Passera coniugato risponde che “quando è stato necessario ci siamo alzati entrambi. Cerco di arrivare a casa in tempo per metterli a letto. Con Luce è iniziata la fase delle favole, che con Sofia e Luigi, i più grandi, era stata bellissima  di comunicazione profonda”. Ma a commuovere, il trionfo dell’amore. Alla domanda “Quanto conta per lei sua moglie Giovanna?” il principe azzurro della politica risponde “Incontrarla, metterci insieme, sposarci, è stato come ricominciare la vita in un momento per me molto difficile. E’ un grandissimo amore. Una straordinaria avventura di vita insieme”. Certo, avesse risposto: “ho tradito la mia prima moglie, l’ho lasciata e ho divorziato dalla madre dei miei due primi figli per una bella addetta stampa di venti anni meno di me, che mi sono deciso a sposare quando era già incinta del nostro secondo figlio”, avrebbe fatto tutto un altro effetto, ma nell’intervista del suo divorzio non si fa neanche un minimo cenno.

Insomma: uno la campagna elettorale se la fa come vuole, e Passera ha deciso di puntare sulla famiglia felice. La seconda famiglia. Ma uno che punta a essere il riferimento dei cattolici, dico io, ma come fa a non capire neanche che una presentazione del genere è quanto di meno cattolico poteva proporre?

Io ho sostenuto Berlusconi infischiandomene della sua vita privata, e giudicandolo in base ai fatti, alle sue scelte politiche sui temi dei valori non negoziabili (non dimentichiamo Eluana). Ma lui è stato letteralmente massacrato per la sua vita privata, che tanti cattolici hanno giudicato inaccettabile. Io non condivido questa posizione, e penso che se facessimo intercettazioni  a tappeto, come quelle fatte a Berlusconi, anche su tanti irreprensibili personaggi faremmo scoperte sorprendenti.

Ma se in un momento come questo si chiede, anche da parte cattolica, un rinnovamento totale della classe politica, allora cerco di seguire il ragionamento e mi chiedo: un rinnovamento rispetto a che? I criteri sono due: i fatti, e cioè la politica sui valori non negoziabili, e i comportamenti personali (questi ultimi non secondo me, ma a grande richiesta della maggioranza). Sui primi, i fatti, Casini e Passera non si sono mai distinti per alcunché, mentre Fini lo ha fatto per le sue posizioni di destra laicista. Sui comportamenti personali, lo abbiamo appena visto. E vediamo addirittura che Passera della sua famiglia sfasciata e ricomposta ne fa vanto, raccontando la sua grande storia d’amore, trionfante su tutto, primo matrimonio compreso.

Storia della quale non me ne potrebbe fregare di meno – che sia ben chiaro – se lui non si ponesse come riferimento del “nuovo” dei cattolici in politica. Uno che non capisce neanche questo, dico io, che l’amore che sfascia i matrimoni di cattolico ha ben poco, e che quindi almeno non va sbandierato come un vanto personale, ma con che faccia si propone come riferimento dei cattolici? Perché le possibilità sono due: se Passera si era sposato in chiesa, la prima volta (come sembra dalla sua biografia), allora il grande amore trionfante ha violato un sacramento, e se così fosse, Passera ne pare inconsapevole. Se invece si era sposato solo civilmente, allora è uno come tanti altri e non può rivendicare una testimonianza di vita cattolica.

Ma qualcuno che gliele spiega queste cose, ce le ha?

A questo punto preferisco direttamente Monti, che non ha mai preteso di essere paladino dei cattolici e che va regolarmente a messa con la sua prima e unica moglie, con discrezione e senza tante esibizioni.

Insomma: se dopo tante storie sulla nuova generazione di cattolici in politica, sul rinnovamento, sulla coerenza personale che sarebbe importante come i valori non negoziabili, mi devo vedere Fini, Casini e Passera a guidare l’area di riferimento dei cattolici….ecco, penso proprio che quella luce in fondo al tunnel che pensiamo di vedere è quella del treno che ci sta venendo addosso.

politica: UdC fa le svendite; documento PdL; obiezione di coscienza

10 Agosto 2012

Politica 1: grandi manovre per vecchie alleanze.

Pierfurby Casini dice di voler mettere insieme politici “seri e nuovi”, e quindi “stringe l’asse con Fini” (ed io devo essermi persa qualcosa, in mezzo) e Pisanu (anche qui, il nuovo che avanza), per fare di nuovo il Terzo Polo, che però essendo miseramente fallito alle ultime amministrative, deve essere chiamato in modo diverso.

L’obiettivo è sempre quello: Pierfurby vuole diventare almeno Presidente del Senato (con un occhio speranzoso pure al Quirinale) e per questo alle prossime elezioni vuole salire sul carro del vincitore, cioè il Pd. Quindi ha già detto che farà alleanze indipendentemente dai temi etici (famiglia, vita, libertà di educazione? e chissene), e anzi è pronto a riconoscere le unioni omosessuali, proprio come i compagni del Pd, che ne fanno un punto programmatico. Se poi il Pd si allea con Vendola (e quindi, teoricamente, anche loro ci si alleano), è un dettaglio che non li interessa: sono questioni interne al Pd. Grande svendita all’outlet dell’UdC, insomma. Con i cattolici dell’UdC pronti a fare le foglie di fico per l’intera operazione, sullo stile della DC nell’operazione 194.

E per coprire meglio la faccenda, e avere più potere contrattuale, Pierfurby riprova con il “polo centrista” cercando di imbarcare qualche ministro del governo Monti, Passera in testa, (assurto a rappresentante dei cattolici, che ancora non si capisce dove abbia dimostrato cotanta cattolicità, a parte i pellegrinaggi strombazzati sulla tomba di San Francesco, come fece pure Arafat), e poi Riccardi, chiaramente, e l’ineffabile Balduzzi (quello che deve ancora firmare le linee guida della legge 40), il tutto con quelli del Forum di Todi (Todi2 la vendetta), quelli che in dieci pagine di manifesto hanno dedicato ben due righe e mezzo ai valori non negoziabili.  Li aspettiamo tutti al varco.

Intanto in Sicilia l’Udc già ha deciso di appoggiare per le regionali il candidato del Pd (prove generali dell’alleanza nazionale con il Pd, tradizionalmente la Sicilia è il banco di prova).

Nel mentre il Card. Bagnasco dice che “sui valori non si può mercanteggiare”, e che “ i valori non sono tutti uguali ma esiste una interna gerarchia e connessione; che l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarieta' sociale".

Politica 2: intanto che l’UdC fa le svendite, ansiosa di approvare le unioni omosessuali pur di fare l’alleanza con il Pd, il PdL ha diffuso un documento “Diritti della famiglia e diritti dei componenti della coppia di fatto”, sottoscritto da 173 parlamentari, prima firma Eugenia Roccella, ecco qua.

Politica 3: oggi mio editoriale su Avvenire, ancora su obiezione di coscienza. Alcuni chiarimenti.

 

 

intervista Antonio Simone

8 Agosto 2012

Oggi sul Corriere della Sera intervista a Antonio Simone.

E' un uomo coraggioso, che sta subendo una carcerazione preventiva immotivata, e quindi ingiusta.

Coraggio Antonio!  Qua l'intervista

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