un assaggio del prossimo parlamento

12 Novembre 2012

Ecco quel che succederà nel prossimo parlamento con la nuova maggioranza, se, come è molto probabile, vincerà la sinistra (e l'UdC che farà? sarà allineata?). Come potrete vedere nel video, per quanto riguarda i programmi sui "diritti gay" le differenze sono irrilevanti, chiunque vinca le primarie.

Sarà bene pensarci, prima di andare a votare. Mi spiace tanto per Renzi, una delusione da questo punto di vista.

Questo è il video delle risposte, vale la pena vederlo, e di seguito il testo riassuntivo, da repubblica.it. 

Primarie, le risposte dei candidati: diritti gay.

I cinque candidati alle primarie interrogati su diritti gay si dividono: tutti d'accordo sui matrimoni tra omosessuali tranne Tabacci, favorevole solo alle coppie di fatto. Più lontane le posizioni sulle adozioni: sì per Puppato e Vendola, indecisi Bersani e Renzi, no secco per Tabacci. Laura Puppato: "E' pazzesco parlarne ancora, siamo nel 2012. Bisogna rispettare l'articolo 3 della Costituzione, che impone nessuna discriminazione". Matteo Renzi: "Noi nei primi 100 giorni faremo la 'civil partnership' all'inglese che consente l'equiparazione dei diritti". Nichi Vendola: "Non c'è alcuna barriera nella Costituzione, si è cambiata per inserire una volgarità come il fiscal compact, si potrebbe fare anche per i diritti degli omosessuali". Pier Luigi Bersani: "Noi siamo in un Parlamento che non riesce ad approvare neanche una legge sull'omofobia. Sono per applicare la legislazione tedesca". Bruno Tabacci: "A Milano con Pisapia ho approvato il registro delle unioni civili, sull'estensione dei diritti sono d'accordo ma no ai matrimoni gay"

Obama, e altro ancora

9 Novembre 2012

E adesso tocca pure tenerci Obama per altri quattro anni.

Non è una gran notizia. Romney non ci entusiasmava, ma era meglio. I commenti, da destra e sinistra, sono abbastanza concordi: ha vinto l’America dei latinos, soprattutto, e degli afro-americani di altre ex-minoranze, e poi delle donne specie se single, contro quella dei maschi WASP (White, Anglo-Saxon, Protestant) e delle famiglie con figli. Un blocco sociale e una rivoluzione etnica e demografica – portata dall’immigrazione - che insieme hanno cambiato il volto dell’America, facendola assomigliare un po’ più all’Europa, come aspettative (meno sogno americano, più Europa, meno iniziativa personale e più assistenza da parte dello stato).

Questo, in sintesi, il giudizio che potete leggere innanzitutto qui su Repubblica, e poi leggere per esempio qua e anche qua

E intanto il mondo cambia, e alla svelta: con una coincidenza di date che non può essere una pura coincidenza – e scusate il gioco di parole – in un paio di giorni abbiamo visto che in Francia il governo Hollande ha varato una legge per il matrimonio omosessuale (ne discuterà il parlamento francese a gennaio, ma potrebbe avere facilmente la maggioranza); che la Corte Costituzionale spagnola ha confermato la legittimità dei matrimoni omosessuali, legge fatta da Zapatero e contestata alla Corte Costituzionale dall’attuale premier Rajoy, e pure che in tre stati americani - Maryland, Maine e Washington - hanno vinto i referendum a favore dei matrimoni gay. Ancora nello stato di Washington, e pure nel Colorado, sarà legale fumare canne privatamente (acquisto consentito fino a 28 g nei centri autorizzati) e coltivare fino a sei piantine a casa. E Obama, per confermare il tutto, ha pubblicato la sua risposta calorosa a una lettera di una bambina “cresciuta con due papà”,  ma che, nonostante tutto, supponiamo essere nata ancora una volta da un uomo e una donna. Un particolare tralasciato, di poca importanza.

Anche in questo gli Usa si stanno avvicinando all’Europa, quell’Europa dove per esempio un altro “trendy” come Tony Blair – convertito al cattolicesimo, dice lui, ma quando mai, dico io, visto che, almeno fino ad oggi, il furbastro non si è mai pentito dei provvedimenti presi quando era al governo –  ha fatto più danni della grandine: è del suo governo, per esempio, il provvedimento che autorizzava in Gran Bretagna le unioni gay comprendenti anche le adozioni di bambini, grazie al quale tutte le “agenzie” (charities), comprese quelle cattoliche, sono obbligate a dare in adozione i bambini anche alle coppie gay che lo richiedessero, pena la chiusura, e infatti i 12 enti caritatevoli cattolici inglesi che si occupavano di adozioni hanno chiuso i battenti. Un colpo per la libertà di coscienza dei cristiani, quello inferto da Tony Blair (che, ripeto, non ha mai detto di essersi sbagliato, anche dopo la sua sbandieratissima conversione al cattolicesimo) ripetuto recentemente da Obama in altro ambito, quello della sua riforma sanitaria.

Ma tutto ciò non è inevitabile, come certa grande stampa vorrebbe farci credere. Una buona politica può ancora impedire che questo avvenga nel nostro paese, dove, nonostante tutto, questi orientamenti culturali sono ancora minoranza. Piaccia o no, nella scorsa legislatura il centro-destra ha fatto da argine e continua a farlo anche adesso (v. lo stop di questi giorni alla brutta legge sull’omofobia). Ma nella prossima, chi se ne farà carico, considerato quanto abbiamo visto finora: Casini che vuole fare alleanze a prescindere dai valori non negoziabili, i cattolici con Montezemolo e Riccardi che escludono dal manifesto "Verso la terza repubblica" i valori non negoziabili per allargare i consensi, mentre Bersani, Vendola e, purtroppo, pure Renzi, sono oramai persi da questo punto di vista?

L’illusione di alcuni (mai pensata, da queste parti) che in tempo di crisi economica di certi temi non se ne sarebbe più parlato, si è rivelata, appunto, una pia illusione.

Non si tratta di astratte e ideologiche “battaglie sui valori”, ma di una visione del mondo che vogliamo costruire, dalla quale poi derivano le scelte economiche, di lavoro, di assistenza sanitaria, di organizzazione sociale ed educativa, e via dicendo. In questo marasma della politica, non sarà il caso che noi comuni mortali, che qualche idea la condividiamo, ci si ritrovi, liberamente, prima o poi, per parlare di tutto questo?

detto non detto nelle elezioni siciliane

6 Novembre 2012

1 Novembre 2012

Per capire cosa sia successo con le elezioni in Sicilia non basta sapere che Crocetta ha vinto.

Ci sono cose dette, e soprattutto non dette esplicitamente, ma note, che fanno meglio capire quel che effettivamente è successo. La spiegazione è un po’ lunga, ma per giudicare bene dobbiamo prima capire bene: Sicilia e Lombardia sono adesso i due “laboratori politici” per disegnare il futuro, e noi dobbiamo capire cosa è questo “nuovo che avanza”. Il risultato delle elezioni dice che la Sicilia NON è il laboratorio dell’accordo Pd-UdC, perchè le cose stanno altrimenti. Vediamole.

Cominciamo con il NON DETTO. L’ha scritto il Corriere della Sera ma un giorno solo, senza rilievo e con pochi numeri. In generale la notizia è passata sotto silenzio, e invece va detta e spiegata. Gianfranco Miccichè, leader di “Grande Sud”, candidato alla presidenza della regione, NON farà parte del consiglio regionale siciliano, perché non è stato eletto. Ha preso, nella sua Palermo, 1535 preferenze. I due eletti nella sua stessa lista – tanto per capire la differenza nei numeri – sono Riccardo Savona con 8009 preferenze, e Edy Tamajo con 5107. E’ rimasto fuori Francesco Mineo, con 3304 voti, più del doppio di quelli di Miccichè. E dire che alla sua lista “Grande Sud” a Palermo sono arrivati ben 31.789 voti, e in tutta la Sicilia ha raccolto, come candidato presidente 312.112 voti (15,41%).

E’ una notizia molto importante, perché è stato lui la causa della spaccatura del centro destra siciliano, quella spaccatura che ha fatto vincere la sinistra. Miccichè è quello che nel 2001 è stato considerato l’artefice del famoso “cappotto”, 61 deputati a Berlusconi, 0 alla sinistra. Lo chiamavano il vicerè.

Parliamoci chiaro: se ha preso così poche preferenze, rimanendo totalmente fuori dalla politica regionale è perchè qualcuno da cui doveva essere votato, all’ultimo, probabilmente grazie al voto disgiunto, ha deciso di non mettere la croce sul suo nome. C’è stato uno spostamento organizzato di voti, insomma, perché è sinceramente difficile pensare cheun politico noto e importante come lui, candidato presidente regionale, la cui lista ha preso più di trentamila voti, non sia riuscito ad essere eletto. E la notizia è stata coperta da un silenzio incredibile.

Ricordiamo perché la spaccatura della destra ruota intorno a lui: Berlusconi aveva indicato Miccichè come candidato alla regione per il PdL. Ma su di lui il partito si è spaccato, e ha pesato in maniera decisiva il forte, antico contrasto con Angelino Alfano. E allora Miccichè ha indicato il nome di Nello Musumeci come candidato Presidente, nome su cui c’è stato l’OK del Pdl. Una volta ufficializzata la candidatura Musumeci, Miccichè si èsfilato dall’accordo, e il Presidente uscente Raffaele Lombardo (uscente perchè sotto processo, e per questo si è andati alle elezioni anticipate) ha deciso di sostenere la candidatura autonoma di Miccichè, mettendo il suo partito (Mpa) nella coalizione che sosteneva Miccichè Presidente. Ma evidentemente questa candidatura non è stata veramente sostenuta, altrimenti non si spiegano quelle poche preferenze all’ex vicerè. (Apriamo una parentesi per ricordare che Toti, il figlio di Raffaele Lombardo, ragazzo di 24 anni che frequenta l’università a Roma, è stato eletto con 9633 voti, che evidentemente gli sono stati girati dal padre, a Catania).

La cosa è importante, perché Crocetta non ha la maggioranza per governare la Sicilia, e l’unico gruppo a cui si può rivolgere per raggiungerla è quello della “coalizione Miccichè”, che quindi diventa fondamentale per il governo regionale, e questo era l’obiettivo di Miccichè: diventare l’ago della bilancia per il governo della Sicilia. Crocetta avrebbe dovuto trovare l’accordo con Miccichè, se questi fosse stato eletto, ma così non è stato, equindi Crocetta avrà come riferimento naturale….Lombardo (che ha pure il figlio dentro). Ancora lui.

Insomma: tutto cambia, perché niente cambi: il pallino, in Sicilia, ce l’ha ancora Raffaele Lombardo, che può condizionare molto Crocetta, mentre Miccichè, artefice della sconfitta di Berlusconi, è rimasto bruciato, umiliato dai voti, addirittura non eletto, fuori dai giochi.

CONTINUIAMO CON IL DETTO, perché serve a capire quel che sta succedendo. L’ha suggerito Aldo Grasso, sul Corriere, ieri, che parlando di Crocetta ha buttato là: “forse bisognava chiedergli che ruolo ha avuto la mafia nella massiccia astensione”. Già, perché l’abnorme astensione ha favorito Crocetta, che i sondaggi davano fino a un certo punto dietro a Musumeci di 5 punti. La risposta ad Aldo Grasso arriva oggi dall’Espresso: la mafia ha scelto l’astensione. La prova? Riportiamo quella fornita dal settimanale:

“Per far comprendere meglio ciò che è accaduto in Sicilia basta dire che su 7.050 detenuti hanno votato solo in 46: si tratta di carcerati comuni e non di mafia. All'istituto di pena di Pagliarelli a Palermo dove si trovano rinchiusi i mafiosi, su 1.300 detenuti solo uno si è presentato al seggio elettorale, ed è in custodia cautelare per reati che non sono quelli per mafia. Stesso identico atteggiamento a Catania, Agrigento e Caltanissetta. Uno scenario che ribalta, anzi trasforma ciò che in passato è stato fatto proprio dai detenuti che facevano la fila in carcere per votare il proprio candidato che in gran parte dei casi risultava essere quasi sempre lo stesso o dello stesso partito.”

Qua il testo intero.

Insomma: certo, il PdL ha avuto un tracollo e il Pd ha perso di meno. Ma i giochi non sono stati, e non sono, quelli che possono sembrare. E adesso: Crocetta, che si è presentato come l’antimafia, dovrà allearsi, anche se in modo non esplicito, con Lombardo, cioè il politico siciliano più chiacchierato e opaco, oltre che indagato. E i grillini, che faranno? Questo è il motivo per cui adesso Crocetta ha detto “non cercherò alleanze ma voti provvedimento per provvedimento”: cerca di compromettersi il meno possibile.

Ripetiamo: per tutti questi motivi la Sicilia NON è il laboratorio dell’accordo Pd-UdC, ma il laboratorio del gattopardismo del tutto cambia perché niente cambi. In nome dell’antimafia, e del secondo governatore regionale omosessuale dichiarato.

in confronto lo tsunami è un venticello

6 Novembre 2012

28 Ottobre 2012

Fiato sospeso, nel PdL, dopo la conferenza stampa di Berlusconi di ieri, una cosa che uno tsunami in confronto è un venticello leggero.

Il suo intervento, comprensibile dal punto di vista umano, condivisibile in quasi tutti i contenuti nei singoli fatti citati, ma niente affatto nelle modalità e negli obiettivi, ha squassato il centro destra, regalando su un piatto d’argento a Casini & C. la scusa per non riunire le forze di centro. Diciamoci la verità. Triste, forse, ma è così: non possiamo rinunciare a Monti, adesso. Magari in un post nei prossimi giorni proverò a spiegare il perché (che comunque dovrebbe essere evidente).

E’ possibile che Alfano e gli altri dirigenti di partito parlino chiaramente dopo il risultato delle elezioni in Sicilia, per fare il punto complessivo e decidersi una buona volta sulla strada da imboccare.

Decisioni importanti, specie per i cattolici: l’iniziativa di Berlusconi ha lasciato in ombra un’altra notizia di ieri, e cioè che i cattolici di Todi si sono – almeno momentaneamente – divisi, e una parte si è già rivenduta i valori non negoziabili, rinunciandoci per unirsi a forze laiche. In parte lo aveva accennato Eugenia Roccella in questa intervista ad Avvenire, titolata “il dialogo non affoghi i valori” .

Spieghiamo i fatti: Montezemolo (Italia Futura), insieme a Andrea Riccardi (Sant’Egidio), Raffaele Bonanni (Cisl), Carlo Costalli (Mcl) e Andrea Olivero (ACLI) e molti altri hanno sottoscritto un nuovo manifesto, visibile sul sito “Verso la Terza Repubblica”, dando a tutti un appuntamento pubblico per il 17 novembre. Laici e una parte dei cattolici “di Todi”, tanto per capirsi, riuniti in un testo francamente molto poco significativo.

Ma c’è stata la mancata sottoscrizione da parte di un altro gruppo, quelli di Oscar Giannino (Fermare il declino), area liberista, che da quasi tre mesi affiancava Montezemolo. Ma non è tutto. Quel che ci interessa è che Giannino non ha firmato perché per farlo avrebbe dovuto rinunciare alle sue idee liberiste (molto mercato, nella sua visione economica). Mentre invece i cattolici Riccardi, Olivero, Costalli e Bonanni hanno rinunciato ai valori non negoziabili, pur di mettersi insieme a Montezemolo, come ha spiegato bene Andrea Romano, intellettuale di punta vicino adesso a Montezemolo (e prima a D’Alema), che rispondendo alle proteste di Giannino gli ha detto esplicitamente:

“Del testo conoscevi i dettagli e i possibili firmatari, che sono tutti esponenti di associazioni civiche, liberali e cattoliche. Su quest’ultimo punto, avrai certamente notato che nel documento “Verso la Terza Repubblica” non vi è alcun riferimento a temi molto cari alla tradizione cattolica, come ad esempio i “valori non negoziabili”, che avrebbero forse posto qualche difficoltà a firmatari provenienti da altre tradizioni. Non sarà forse che i cattolici siano ancora una volta i più capaci di inclusione?”

(per leggere tutto per intero: qua il manifesto di Verso la terza repubblica  , qua le proteste di Giannino e qua la risposta di Andrea Romano ).

La domanda finale di Romano andrebbe forse resa più esplicita: non sarà forse che questi cattolici, che hanno firmato il manifesto, sono disposti al compromesso anche su quello che dovrebbe essere a loro più caro, i valori non negoziabili? E’ vero che altre sigle cattoliche presenti a Todi non hanno aderito al Manifesto di Montezemolo (le agenzie hanno notato l’assenza di Confcooperative, Coldiretti e Confartigianato, nessuno ha nominato la Compagnia delle Opere, che pure a Todi c’era). I giornali hanno insomma sorvolato sull’ennesima spaccatura di quelli di Todi (il loro portavoce, Forlani, si era dimesso un paio di giorni prima di Todi2 perché non ne condivideva l’impostazione).

Vedremo quel che succederà.

e adesso viene il bello......

24 Ottobre 2012

Fa un certo effetto pensare che è finita l'era Berlusconi. Diciannove anni fa è sceso in campo - qua il video, dentro il TG2 di allora - , salvandoci dai comunisti della "gioiosa macchina da guerra" e dai giudici che avevano piallato la classe politica dirigente (salvando i compagni), ed era stato un fiorire di nuova gente e nuovi giornali, e nuove fondazioni, e i poteri forti non gliel'hanno mai perdonata.

La storia di questi anni la sappiamo. E' stato un grande, e come tutti i grandi, lo è stato anche nei suoi errori. Quel che penso, gliel'ho scritto la sera drammatica delle dimissioni del suo governo, lo scorso novembre. Gli storici diventeranno matti per capire quel che è successo in questi anni, e soprattutto per capire la sua persona, saggia e folle e tante altre cose. Non dimenticheremo mai il suo generoso tentativo di salvare Eluana Englaro, e, scomodando pure Manzoni, ricordiamo a tutti che Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia.

Lui ha annunciato il suo addio alla politica in un lungo messaggio, che vale la pena leggere per intero. Bello e intenso, solenne e anche drammatico, come il momento che stiamo attraversando.

Adesso si volta pagina, e non ci sono più scuse.

Non ci sono più scuse per Pierferdinando Casini, adesso (che tra l'altro naviga in politica da molto più tempo di Berlusconi). Vediamo cosa si inventa, adesso, pur di andare a sinistra.  

Non ci sono più scuse per i cattoliconi schizzinosi, quelli che "ilcentrodestramaiperchèBerlusconièimmorale" e poi votano a sinistra per chi vuole le coppie gay e l'eutanasia, oppure sbavano per il compagno Napolitano, quello per cui il decreto che avrebbe salvato la vita a Eluana non era urgente (glielo rinfaccerò finchè campo).

Adesso non ci sono più scuse: da domattina, si lavora per le primarie del centrodestra. Adesso tocca a noi.

E' il tempo della compagnia

17 Ottobre 2012

E’ il tempo della compagnia.

Della mia, della nostra compagnia. Della compagnia di CL, tanto per capirci, che è casa mia da più di trent’anni, e ci mancherebbe che me ne dimentichi proprio adesso che è svillaneggiata su tutti i giornali, dal Corriere – il peggiore, l’ho sempre pensato -  all’ultimo dei foglietti dati gratis alla stazione.

Quando leggo di Formigoni e di Antonio Simone mi vedo davanti il salone dell’Arlara, a Corvara, all’equipe del CLU di agosto (per i non ciellini: l’incontro estivo dei responsabili degli universitari di CL, insieme a Don Giussani) . Vedevo loro insieme a tanti altri che questa compagnia l’hanno letteralmente costruita – per esempio Giancarlo Cesana, insieme a Enzo Piccinini – in anni belli e drammatici, e che è arrivata fino a oggi, in tutti i continenti e fino a me e per tutto questo gliene sono grata, gliene sarò per sempre, e lo voglio dire e scrivere pubblicamente proprio adesso, nel pieno della bufera.

Se hanno fatto degli errori, pagheranno. Mi pare lo stiano già facendo abbondantemente, con questo massacro mediatico. Se la magistratura accerterà dei reati, ne risponderanno.

Ma io personalmente non voglio divorziare da nessuno, come invece suggeriva oggi il titolo in prima pagina del Corriere della Sera (che tra l’altro dovrebbe rivedere un tantino le sue fonti. Per come è organizzata CL, è impossibile che Formigoni se ne ritenesse il capo. I responsabili ultimi, tra l’altro, sono state sempre persone sconosciute ai media). Anzi.

Proprio adesso è il momento, per chi appartiene a CL, di riscoprire la storia, il senso e il valore della nostra compagnia, di cui adesso si scrive come se di buono, nel movimento, ci sia stata un’ intuizione solitaria di Don Giussani, senza nessun altro intorno. Come se proprio questa compagnia, scalcagnata e fatta da poveracci e disgraziati come siamo tutti noi - e chi più ne ha più ne metta - non sia stata necessaria anche e innanzitutto a Don Giussani, per vivere la sua vita straordinaria, e per essere la persona che ha cambiato la nostra, di vita, come pure un pezzo di storia della Chiesa e del mondo (Dio ha bisogno degli uomini, ci spiegavano una volta con un film, e i peccatori erano inclusi).

Per questo invito tutti a leggere il contributo di Antonio Simone a Tempi. Onesto e lucido. Opportunamente titolato: persecuzione, smarrimento e gattemorte. Cosa ci ha insegnato Don Giussani.

Io le gattemorte proprio non le sopporto. Non so voi.

 

 

 

 

riflessioni e fatti (politica e pure transumanisti)

15 Ottobre 2012

Una persona può fare la differenza – DUE

Giovedì una lettera interessante su Avvenire, con breve risposta del Direttore Tarquinio:

Caro direttore,

mi chiedo se il Presidente Napolitano, quando ad Assisi ha auspicato che gli interventi in campo di famiglia e morale possano essere affrontati fuori da “forzose strettoie normative” si riferisse anche alla (speriamo prossima) legge sulle Dat; in questo caso, ci vuole dire preventivamente che non la firmerà? Già ci fece sapere in anticipo – con dubbio rispetto della Costituzione – che non avrebbe firmato il decreto che avrebbe potuto salvare Eluana Englaro…In questo caso, repetita non iuvant; neppure al dialogo.

Mario Giovanni Casali, Fiorano Modenese

Si dice che a penare male ci si azzecca, caro signor Casali. Ma non credo proprio che lo scenario che lei evoca sia stavolta realistico (mt).

Concordo con il direttore Tarquinio – si riferiva alle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), il compagno Napolitano, ma stavolta firmerà -  e ci mancherebbe pure che il compagno Napolitano facesse pure questa, dopo che non ci ha risparmiato neanche i complimenti al brutto film di Bellocchio (a proposito, incassi molto scarsi per Bella Addormentata, un flop al botteghino). Piuttosto sconcerta l’arroganza – ma il vecchio comunista che è in lui quando meno te l’aspetti spunta fuori – con cui proprio al Cortile dei Gentili il compagno Giorgio Napolitano ha fatto il suo fervorino sui temi etici, attaccando la legge sulle Dat. Tanto per confermare che è lui, come sanno bene quelli che seguono la difficile conclusione dell’iter della legge, che sta facendo pressioni per non far andare questa legge all’approvazione finale: non gli piace proprio, la legge sulle Dat, e poi non vuole che ci siano lacerazioni in parlamento con il Pd, all’interno della maggioranza che appoggia Monti. Gli è stato dato un palcoscenico, quello di Assisi, che non meritava. E’ sempre lo stesso compagno Napolitano che non ha voluto firmare il decreto che avrebbe potuto salvare Eluana. Una persona, il compagno Napolitano, che ha fatto la differenza. Purtroppo, al contrario di Wallenberg.

PENSANDO AD ALTA VOCE: ci vorrà del tempo per capire cosa effettivamente sta succedendo in questi mesi convulsi nella politica italiana, e nel nostro paese. Bisognerà vedere come andranno a finire i molti processi che sicuramente si terranno, chi sarà giudicato colpevole, chi si salverà, quale assetto del paese verrà fuori. Stiamo assistendo ad una riedizione aggiornata di Mani Pulite, vent’anni dopo, aggravata da una pesantissima crisi economica. Sicuramente sconcerta vedere come il sistema stia venendo giù, ancora una volta quasi a senso unico: la situazione drammatica del PdL è quella di un’area politica che ha la maggioranza nel paese, ma che ha perso il suo leader, senza essere riuscita a trovarne un altro. Personalmente, tengo ben stretta a me l’unica bussola rimasta, quella dei valori non negoziabili in base ai quali giudicare programmi e politici.

Intanto il governo Monti riesce a tassare le cooperative sociali, i disabili – per chi ha redditi lordi superiori a 15.000 euro le indennità di accompagnamento faranno reddito e saranno tassate!!! - e le famiglie, così che pure Robin Hood avrebbe i suoi problemi a darci una mano. E il compagno Napolitano insiste: “Le innovazioni richieste comportano ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e quote di sovranità” (all’Europa, si intende).

CURIOSITA’: dallo scorso luglio siede nel nostro Parlamento il primo transumanista. Si tratta di Giuseppe Vatinno, diventato deputato dopo le dimissioni di Leoluca Orlando. In lista con l’IdV, ha già cambiato schieramento ed è nel gruppo misto, API (Alleanza per l’Italia). Lascia perplessi leggere, nel suo ricco curriculum, che tra l’altro insegna al Master in Etica, sostenibilità e sicurezza ambientale della Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura Seraphicum di Roma. Qua una sua intervista.

una persona può fare la differenza - UNO

11 Ottobre 2012

Una persona può fare la differenza - UNO

Da "Il Corriere della Sera" 9.10.2012

L'esempio di Wallenberg per le giovani generazioni

Quest'anno ricorre il 100° anniversario della nascita del diplomatico svedese Raoul Wallenberg, un uomo straordinario, che rifiutò di restare indifferente quando si trovò di fronte al male e che salvò decine di migliaia di vite umane dalla Shoah.

Wallenberg giunse a Budapest nell'estate del 1944, per prestare servizio presso la Legazione svedese. Budapest era occupata dai nazisti, e Adolf Eichmann, per soddisfare Hitler nella ricerca del Lebensraum (lo spazio vitale, ndr), con il supporto della polizia e della gendarmeria locali e, soprattutto, del partito delle Croci Frecciate, deportava 12.000 ebrei al giorno dalle loro città. 600.000 ebrei erano già stati deportati da ogni parte dell'Ungheria, in maggioranza direttamente nei campi della morte di Auschwitz-Birkenau. Nell'ambito di una missione organizzata dalla Svezia e dagli Stati Uniti, Wallenberg decise di agire. Assieme ad altre persone coraggiose, tra cui molti ungheresi, Wallenberg iniziò a rilasciare dei «Passaporti di protezione» svedesi agli ebrei ungheresi che non erano ancora stati deportati. Grazie alla sua determinazione, alla sua sfida e al suo coraggio, furono salvate decine di migliaia di vite umane.

Wallenberg avrebbe potuto condurre una vita agiata e lussuosa. Nato da un'importante famiglia aristocratica di banchieri svedesi, egli avrebbe certamente avuto successo nella vita.

Ma essere un eroe non fu semplicemente parte del suo destino; quella di salvare la vita di migliaia di estranei fu una scelta deliberata e consapevole.

All'interno dello Yad Vashem di Gerusalemme, sede e museo dell'Autorità per il Ricordo dei Martiri e degli Eroi della Shoah stabilito nel 1953 con atto del Parlamento israeliano, c'è un albero piantato in nome di Raoul Wallenberg, lungo il Viale dei Giusti fra le Nazioni, a perpetuare, assieme ad altri 2.000 alberi e 18.000 nomi incisi sul muro, il ricordo di quei non ebrei che rischiarono la propria vita per salvare degli ebrei dalla Shoah. Ad oggi sono oltre 24.000, i Giusti, da ogni parte del mondo, riconosciuti ufficialmente dallo Yad Vashem. Queste persone hanno sparso un raggio di luce nel momento più buio della storia dell'umanità, e fra loro ci sono molti svedesi, ungheresi e italiani. Fra i Giusti più noti c'è anche Giorgio Perlasca, l'italiano che si finse diplomatico, anch'egli a Budapest durante la Seconda Guerra Mondiale, aiutando e salvando molti ebrei ungheresi dalla Shoah.

Wallenberg sarebbe potuto rimanere al sicuro nella neutrale Svezia, ma rifiutò di restare indifferente quando si trovò di fronte alla situazione degli ebrei a Budapest. «Per me non c'è altra scelta», spiegò Wallenberg, decidendo che non sarebbe ritornato a Stoccolma senza prima essersi assicurato di aver fatto tutto quanto in suo potere per salvare il maggior numero possibile di ebrei. Wallenberg, tuttavia, non si limitò a rilasciare dei certificati di protezione; egli istituì anche le cosiddette «Case svedesi», per nascondervi gli ebrei. 15.000 ebrei trovarono un rifugio, protetti soltanto da una bandiera e dalla dichiarazione di Wallenberg che quegli edifici fossero territorio svedese.

Wallenberg non fece mai ritorno in Svezia. Fu fermato e prelevato, il 17 gennaio 1945, dall'armata sovietica che aveva occupato l'Ungheria, e fu portato nella famigerata prigione della Lubjanka, a Mosca. Nessuno sa con certezza che cosa accadde in seguito, e il Governo svedese attende ancora una spiegazione.

Raoul Wallenberg lottò contro il male assoluto del Nazismo, e trovò la morte per mano di un'altra dittatura del suo tempo. Nel 1944-45, quando l'Europa era avvolta e rinchiusa da un velo d'oscurità, da una spirale di assassinii di massa e tentativi di sterminio, le gesta di Wallenberg brillarono luminose come un isolato barlume di speranza. Per questo la sua eredità vive nella memoria di tutti noi, nei libri e nei programmi televisivi sulla sua vita, nelle vie e nelle scuole a lui intitolate, e nelle generazioni di ebrei che sono vivi oggi grazie al suo operato. Wallenberg è stato insignito della cittadinanza onoraria degli Stati Uniti d'America, su mozione del membro del Congresso di origine ungherese Tom Lantos, la cui vita era stata salvata da Wallenberg, ed è anche stato nominato cittadino onorario di Israele e Canada.

L'insegnamento che si può trarre dall'eredità di Wallenberg è che una persona può fare la differenza.

Commemorando la figura e l'eredità di persone come Wallenberg, ci impegniamo a lottare contro l'antisemitismo, l'intolleranza e la xenofobia, ancora profondamente radicati in Europa. Questa lotta per la tolleranza, l'apertura e l'umanità deve essere condotta ogni giorno, e da ciascuno di noi. Wallenberg è un modello per tutti, poiché il pericolo maggiore è quando le persone perbene restano in silenzio e non agiscono contro il male che viene commesso. Siamo convinti che Wallenberg udì questo silenzio e sapeva che non c'erano parole che potessero spezzarlo. Pertanto, scelse l'unica soluzione morale corretta: l'azione.

Naor Gilon, Ambasciatore d'Israele

Ruth Jacoby, Ambasciatore di Svezia,

Jànos Balla, Ambasciatore d'Ungheria

un Nobel atteso

9 Ottobre 2012

«Quando ho visto l’embrione, mi sono reso conto all’improvviso che c’era solo una piccola differenza fra lui e mia figlia. Ho pensato che non possiamo continuare a distruggere embrioni per la nostra ricerca. Ci deve essere un’altra strada». Era l’11 novembre 2007 quando al New York Times lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka raccontava quell’intuizione che ieri gli è valsa il premio Nobel: le cellule staminali riprogrammate, le cosiddette Ips (staminali pluripotenti indotte), che si ottengono senza distruggere embrioni.

Per continuare a leggere il mio editoriale di oggi, su Avvenire, vai a questo link.

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