E' arrivata la bufera

9 Ottobre 2009

Mesi fa, quando cominciò l’attacco a Berlusconi sotto forma di “Casoria-gate”- lo “scandalo” di Berlusconi alla festa di compleanno della diciottenne a Casoria - si pensava che fosse una fesseria, e che dopo un po’ sarebbe finito tutto.

Poi sono arrivati i nomi esotici per il mestiere più antico del mondo, è venuta la faccenda delle escort: Silvio Berlusconi – lo ricordiamo – è andato a letto a casa sua con una donna consenziente (e ancora dobbiamo capire dov’è il reato), la quale donna è andata da poco da Santoro – che evidentemente di queste cose se ne intende – a dire che lei sì, aveva registrato tutto, ma non voleva mica ricattare nessuno.

Infatti, si sa, viene normale registrare per ore e ore in certe situazioni intime.

Abbiamo detto, all’epoca, che c’era puzza di complotto.

Adesso invece è arrivata la bufera: prima la condanna di un versamento di 750 milioni che la Fininvest dovrebbe fare a De Benedetti, una sentenza allucinante per uccidere la Fininvest. Poi la Corte Costituzionale che cancella il lodo Alfano, esponendo Berlusconi alla possibilità di essere processato. Invito tutti ad andarsi a guardare la storia dei processi a Berlusconi: un vero e proprio accanimento giudiziario, che dovrebbe insospettire anche chi non lo vota. 

Alcune considerazioni:

1.     In tanti si sono stracciati le vesti per i commenti di Berlusconi dopo la sentenza. Ma lui ha detto semplicemente la verità, e cioè che la Corte Costituzionale non è fatta da angeli scesi dal cielo, ma da gente con orientamenti politici ben precisi, e nel nostro caso è in maggioranza di sinistra, più precisamente antiberlusconiana. Della Corte Costituzionale vorrei ricordare un paio di cosette, per esempio che ha rigettato il “ricorso” del Parlamento sul caso Englaro. Se non l’avesse fatto, Eluana adesso sarebbe ancora con noi. Ricordo anche l’intervento che ha abolito il limite massimo dei tre embrioni da creare e poi trasferire, rispetto alla legge 40. Sarà peccato criticare?

2.     Tanti altri si sono stracciati le vesti per quello che Berlusconi ha detto sul Presidente della Repubblica. Ma perché? Giorgio Napolitano non è neanche lui un angelo sceso dal cielo. E’ stato uomo comunista e di partito (il partito che fu), il che è naturalmente legittimo, ma è pure vero, e d’altra parte non è eletto dal popolo (come Berlusconi) ma dal parlamento: il rispetto per le cariche istituzionali varrà sempre, no? Tanto più per gli eletti dal popolo, o no? Napolitano è uno degli ultimi “regali” del governo Prodi. Io non ho dimenticato che sotto il decreto che avrebbe potuto salvare Eluana lui l’ha firma non ce l’ha voluta mettere, ed Eluana è morta. Non ho dimenticato neanche le sue motivazioni (non c’era l’urgenza di quel decreto, secondo lui….ricordate?). Ne risponderà davanti a Dio e alla sua coscienza. Io posso rispettare la sua figura istituzionale, ma non chiedetemi altro.

3.     Altri ancora si sono stracciati le vesti perché Berlusconi ha detto a Rosi Bindi che è più bella che intelligente. Certo, è una battuta vecchia. A Berlusconi lo insultano da mesi, in modo pesante e volgare, con un odio spropositato: su tutto questo non mi risulta che Rosi Bindi si sia mai pronunciata, anzi. Amen.

4.     L’evidente attacco a tenaglia contro Berlusconi ha appestato l’aria, e non se ne può più. Lui è sempre stato un outsider della politica, non l’hanno mai sopportato, e il suo feeling profondo con il popolo fa andare fuori di testa i suoi nemici, che se potessero lo cancellerebbero dalla faccia della terra. Ma perché non si presentano alle elezioni? Si presenti Repubblica, si presentino De Benedetti e Eugenio Scalfari, per esempio, oppure qualche ex direttore del Corriere, tanto per non far nomi: facessero campagna elettorale e, se vincono, che vadano loro al governo. Ma questi, chi li vota?

pensieri sparsi

9 Ottobre 2009

1.     I festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia hanno stufato per il carico di retorica che già aleggia, ma soprattutto per l’evidente uso strumentale politico che se ne sta facendo (in funzione antigoverno e soprattutto anti lega). Io amo il mio paese, unito innanzitutto dalla fede e dalla cultura cristiana, altro che. Ne ho fin sopra i capelli di Garibaldi e di Cavour, per non dire poi di tutto l’armamentario risorgimentale e di tutta la retorica pallosa che si fa intorno alla Costituzione. Che va rispettata, e ci mancherebbe pure, senza farne il vitello d’oro, però. Cliccate qui, comunque, per un piccolo contributo ai futuri festeggiamenti.

2.     Ieri Montezemolo ha presentato la sua fondazione. Io lo guardavo (in foto) e pensavo: ma perché ci vogliono far credere che così devono essere i ricconi che si buttano in politica, insomma, che questo sì, è un Berlusconi buono, e quello originale invece è da buttare?

3.     A chi avesse ancora dei dubbi su dove pende il Corriere della Sera, ricordo la “doppietta” della settimana scorsa: editoriale di Galli della Loggia per una sviolinata alla legge sulla cittadinanza agli stranieri, ed editoriale di Panebianco sul fine vita, per una legge “soft”, diversa da quella Calabrò. Si dirà che ognuno ha già detto quelle stesse cose in tempi non sospetti. Ma che per due giorni consecutivi i principali editorialisti del Corrierone sostengano le leggi care a Gianfranco Fini, vorrà pur dire qualcosa. O no?

4.     L’esperimento sugli embrioni ibridi umano animale è definitivamente andato, nessuno lo ha voluto finanziare, gli scienziati tanto osannati ai bei tempi che furono hanno cambiato mestiere, uno se n’è volato pur in Australia, e magari la terra dei canguri gli porterà fortuna. Ma nessuno ne parla. Io ne ho scritto su Avvenire.

Padre Pio

27 Settembre 2009

Si è conclusa l’ostensione del corpo di Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Nove milioni di persone lo hanno visitato (compresa la mia famiglia). Marina Corradi, con un bell’editoriale su Avvenire, ce ne spiega il senso.

Avvenire 25.9.2009

QUASI NESSUN RIFLETTORE E TANTA SPERANZA

 QUELL’IMMENSO POPOLO CHE SEMPLICEMENTE DOMANDA

 
MARINA CORRADI

Hanno voluto vederlo per una ultima volta. Sono venuti da Milano, dalla Germania e perfino dalla Polonia – per vederlo un’ultima volta. Prima che il sepolcro fosse definitivamente richiuso. Ieri notte sono arrivati gli ultimi, trafelati, da lontano. Poi l’ostensione del corpo di Padre Pio è terminata. Dall’aprile dello scorso anno, quasi nove milioni di uomini e donne sono andate a San Giovanni Rotondo in pellegrinaggio.
C’erano i vecchi, quelli che Padre Pio l’avevano conosciuto da ragazzi; e coppie con i bambini in passeggino; come se la memoria di quel frate fosse qualcosa che oltrepassa le generazioni, e si tramanda dai padri ai figli. Nove milioni. Come una immensa città che è scesa in questi mesi in Puglia. Inosservata, quasi; pure in un mondo in cui le telecamere abbondano, e su folle molto minori si accendono i riflettori.
Ma questo, era un popolo silenzioso. Non gridava, non accusava, non reclamava niente. Semplicemente domandava. A bassa voce. Implorando piccole e grandi grazie: un lavoro, una diagnosi benigna, la conversione di un figlio. Nella fede dei semplici, che istintivamente va a cercare chi tratta gli uomini con misericordia. Non in quella giustizia che esamina, oculatamente soppesa e condanna, ma nella misericordia di Dio: che sa e vede tutto, e tuttavia perdona.
Quarantuno anni dopo la morte – un lasso di tempo che fa dimenticare al mondo gli eroi, i campioni e i poeti – nove milioni di uomini hanno voluto salutare un’ultima volta le spoglie di Padre Pio. Che cosa mantiene questo frate del Sud così tenacemente vivo nella memoria popolare? Era, ha detto Benedetto XVI, «un uomo semplice, di origini umili, afferrato da Cristo». Afferrato da Cristo. Come ghermito dalla sua mano, e totalmente da quella mano trasformato. Passava ore e ore, dall’alba, chiuso in un confessionale. La gente lo aspettava in coda quando ancora era notte. Anni e anni passati ad ascoltare, da quella sua nicchia in convento, tutto il male di cui noi uomini siamo capaci. Ma sempre opponendo a quella mole oscura, umanamente schiacciante, la certezza del perdono di Dio. Più grande di ogni colpa o delitto. Un uomo «afferrato da Cristo» che si è consumato nell’esercizio della misericordia. E potrebbe stupire che in tempi di comunicazione virtuale una megalopoli di nove milioni di persone sia scesa fino in Puglia, davanti ai resti di un uomo morto tanti anni fa. Che cosa hanno cercato? Un segno. Affatto virtuale e anzi concreto, tangibile, certo. Venerano la memoria di un uomo che ha incarnato la più grande, inconfessabile e spesso censurata delle speranze. Quella di essere perdonati e amati, nonostante tutto ciò che siamo o abbiamo fatto. Avari, bugiardi, ladri, perfino assassini. Uomini di ogni tipo si sono inginocchiati davanti a quel frate. Che li guardava in faccia, li ascoltava, e poi tracciava sopra le loro teste un ampio segno di croce – il segno di quel Dio che largamente perdona.
Hanno voluto vederlo una ultima volta, i vecchi che lo hanno incontrato a vent’anni – come portandogli davanti, oggi, tutta una vita. Hanno condotto i nipoti. Che dei ricordi dei nonni, in genere, non sanno che farsene. Tranne che la memoria di un vecchio non intercetti una uguale loro domanda, e dunque li riguardi. In quel saio, in quella faccia da figlio di contadini, da uomo semplice, hanno cercato l’eco di una misericordia molto più grande di ogni umana giustizia. Della 'giustizia' secondo Dio. La sola, capace di fare nascere gli uomini di nuovo. 

Solidarietà a Giorgio Israel

27 Settembre 2009

Tutta la nostra solidarietà a Giorgio Israel, brillante docente universitario di matematica, intellettuale, ed amico.

Solidarietà doppia; un paio di settimane fa è stato oggetto di minacce: per essere consulente della Gelmini, ed ebreo (pare sia una doppia colpa, gravissima), lo hanno chiamato “puparo”, accostandolo a Marco Biagi, l’esperto in diritto del lavoro ucciso dalle Brigate Rosse. Per le minacce hanno usato un blog, chiaramente in forma anonima – pare vada molto di moda, negli ultimi tempi.

Un fatto gravissimo, al quale un paio di giorni fa ne è seguito un altro, patetico.

Piergiorgio Odifreddi, il sedicente matematico di cui nessuno sentiva la mancanza sulla scena pubblica, abbastanza intelligente da costruire la sua fortuna sulla sua abissale ignoranza sul cristianesimo in particolare e su questioni culturali in generale, insomma, Piergiorgio Odifreddi, dicevamo, ha restituito il premio Peano dell'Associazione subalpina Mathesis - uno dei più prestigiosi d'Italia per la divulgazione matematica - avuto nel 2002, perché quest’anno lo hanno assegnato a Giorgio Israel, ed Odifreddi non vuole stare nell'albo d'oro dei premiati insieme ad Israel. Secondo Odifreddi, Giorgio Israel è un fondamentalista.

Un fatto patetico, dicevamo, che dimostra lo squallore del personaggio Odifreddi, il suo cieco fanatismo, e soprattutto la sua totale nullità.

osservazioni

24 Settembre 2009

 E il Corriere ha preso una “buca”… o no?

Ieri il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, ha ricevuto Umberto Bossi e suo figlio Renzo insieme ad alcuni importanti parlamentari della Lega.

Un incontro importante, di cui Repubblica dà notizia con un pezzo titolato “Non toccate la legge sul biotestamento”: Marco Politi, che firma il pezzo, spiega in sostanza che il Card. Bertone ha detto a chiare lettere a Bossi che il testo della legge sul fine vita approvato dal Senato va bene così, e non deve essere stravolto adesso che si va in discussione alla Camera.

Un articolo che conferma quanto già noto, e cioè che sulla legge sul fine vita  la Segreteria di Stato (Bertone) e la Conferenza Episcopale Italiana (Bagnasco), hanno da sempre espresso una posizione chiaramente unitaria.

Una notizia importante, quindi, dopo la sciagurata vicenda delle dimissioni di Boffo dall’Avvenire, con i veleni che ne continuano a seguire.

E Il Corriere, che ti fa? “Buca”  la notizia, nel senso che si può leggere, naturalmente, il pezzo sulla visita di Bossi (E Bossi va in Vaticano da Bertone, è il titolo) ma non si parla mai della legge sul fine vita, cioè del contenuto piu’ importante dell’incontro. Secondo gli autori del pezzo – Marco Cremonesi e Gian Guido Vecchi – Bossi avrebbe parlato di “radici cristiane”, di detassare a favore dei paesi poveri, etc. Gli autori sottolineano però che “di fatto la segreteria di stato ha confermato di voler continuare a gestire i rapporti con il mondo politico. Cosa che peraltro era stata messa nero su bianco da Bertone in una lettera del marzo 2007 al neo nominato Presidente Cei, in cui lo si invitava a contare sulla rispettosa guida della Santa  sede”.

Possibile che Gian Guido Vecchi, sempre ben informato, non sia venuto a sapere dell’argomento piu’ importante e piu’ attuale, quello della legge sul fine vita? Ma da chi si informa, Gian Guido Vecchi?

Oppure c’è un interesse, specie sul Corriere, a dividere la Segreteria di Stato rispetto alla  CEI, specie in politica, ed accreditare una rispetto all’altra, magari distorcendone le posizioni?

Pensierini

23 Settembre 2009

Pensierino numero uno

Capisco che siamo in un periodo confuso, che la politica la fanno i giornali, che qua conta solo chi strilla e a ragionare siamo rimasti in pochi, etc. etc., ma almeno qualche calcolo elementare dovrebbe essere alla portata di tutti.

L’ultima novità sulla legge sul fine vita è che venti deputati PdL hanno scritto una lettera a Berlusconi per chiedere di rivedere il testo Calabrò, approvato al Senato. Essendo i deputati PdL 270, se ne deduce che 250 sono invece a favore del testo di legge. Di quei venti, poi, una – Souad Sbai – ha detto di non aver firmato, e un altro – Stracquadanio – è favorevole al “lodo Sacconi”, cioè alla leggina salva-Eluana, quella che impedisce di sospendere alimentazione e idratazione, cuore del testo Calabrò. E allora di che stiamo a parlare?  

Pensierino numero due

Il Pd non vuole l’indagine conoscitiva in parlamento sulla pillola abortiva Ru486. Sarebbero stati d’accordo solo se si fosse fatta dopo il congresso del partito. E poi dicono che è un’indagine del tutto inutile. Ma se è inutile, qual è il problema? Che c’entra il congresso del partito, con un’indagine inutile?

Non fuggiremo, li fronteggeremo, non li odieremo

19 Settembre 2009

La morte ha colpito anche i nostri soldati a Kabul.

Per  ricordarli, vorrei invitare tutti a rileggere  la straordinaria omelia del Card. Ruini, in un’analoga, drammatica occasione, quella dell’attentato a Nassiriya, in Iraq.

Per una tragica ironia della sorte, quei funerali furono una grande testimonianza di vera unità del nostro paese. Ironia, perché l’Italia è uno dei paesi meno bellicosi del pianeta: fuggiamo le guerre, ma il coraggio non ci manca, e possiamo dirlo con orgoglio. Ironia, perché quei funerali insieme alle parole del Card. Ruini

Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci di far loro capire che tutto l’impegno dell’Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui ci siano spazio e dignità per ogni popolo, cultura e religione

sono state forse la testimonianza più grande della vera unità del nostro popolo, unità che ha origine dalla fede comune, a dispetto di chi ancora va blaterando che è stata la Chiesa un ostacolo all’unità d’Italia …. ma mi faccia il piacere!

 

 

omelia del Card. Ruini dopo la strage di Nassiriya

19 Settembre 2009

Omelia del cardinale Camillo Ruini ai funerali di Stato per gli italiani caduti in Iraq 

18 novembre 2003 

Celebriamo questa messa di esequie, funerale di Stato per i caduti dell'attentato terroristico a Nassiriya, con animo profondamente commosso ma anche con intatta fiducia in Dio e con intima gratitudine per questi nostri fratelli, il cui sacrificio è di esempio e di monito per tutti noi.

L'Italia intera ha già manifestato in molti modi, in questi lunghi giorni dalla tragica notizia dell'attentato, un affetto, una riconoscenza e una solidarietà per i caduti, per i feriti e per i loro familiari che vengono dal cuore del nostro popolo e che esprimono la sua profonda unità e la consapevolezza del suo comune destino.

Con questa messa ci rivolgiamo a Dio nostro creatore e padre, onnipotente e ricco di misericordia, e gli affidiamo uno per uno questi nostri morti e le loro famiglie, ciascuno dei feriti, tutti gli italiani, militari e civili, che sono in Iraq e in altri Paesi per compiere una grande e nobile missione, e con loro questa nostra amata Patria, la pace nel mondo e il rispetto per la vita umana.

Soltanto Dio, infatti, non può essere fermato dalle barriere della morte e soltanto il suo amore e il suo perdono sono più grandi dell'intera somma dei peccati che attraversano la storia del genere umano. Come abbiamo udito dalle parole dell'Apostolo Giovanni nella seconda lettura di questa Messa, in Gesù Cristo, risorto dai morti, Dio ci ha fatti realmente suoi figli, per il tempo che ci è dato di vivere su questa terra ma soprattutto per l'eternità, quando saremo in contatto diretto con Lui, lo vedremo così come Egli è, lo ameremo con animo non diviso e parteciperemo per sempre alla pienezza della sua vita.

Cari fratelli e sorelle, questa non è soltanto la nostra speranza, questa è la realtà del destino che attende ogni persona che si sforza di vivere con retta coscienza e generosità di cuore. Oggi, questo è il destino dei nostri caduti, che hanno accettato di rischiare la vita per servire la nostra nazione e per portare nel mondo la pace.

E questa è anche la più forte e sincera consolazione per le loro spose, figli, genitori, per i loro compagni d'armi, per tutti quelli che hanno loro voluto bene. Ascoltiamo ancora ciò che ci dice il Signore, attraverso le parole della Sapienza antica che abbiamo letto nella prima lettura: 'Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, la loro fine fu ritenuta una sciagura, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza e' piena di immortalità.

Cari fratelli e sorelle, Gesù nel Vangelo ci ha avvertiti che il criterio in base al quale saremo giudicati è quello dell'amore operoso, che sa riconoscere la sua misteriosa presenza nel più piccolo e più bisognoso dei nostri fratelli in umanità. Abbiamo perciò ascoltato con intima commozione le parole della sposa di uno dei caduti che, dopo aver letto un altro, molto simile brano del Vangelo, quello nel quale Gesù ci invita ad amare anche i nostri nemici, ci ha detto con semplicità che di quella parola di Gesù lei e suo marito avevano fatto la regola della propria vita.

E' questo il grande tesoro che non dobbiamo lasciar strappare dalle nostre coscienze e dai nostri cuori, nemmeno da parte di terroristi assassini.

Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l'energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci di far loro capire che tutto l'impegno dell'Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui ci siano spazio e dignità per ogni popolo, cultura e religione.

Questi primi anni del nuovo secolo e del nuovo millennio appaiono particolarmente duri, crudeli e tormentati. Troppe popolazioni inermi sono colpite, da ultimo gli ebrei delle sinagoghe di Istanbul. Ma proprio in questa circostanza chiediamo a Dio, con umile fiducia, di rinsaldare nei nostri animi la convinzione e la certezza che il bene è più forte del male e che anche nel nostro mondo, segnato dal peccato, è possibile, con il suo aiuto, costruire condizioni di libertà, di giustizia e di pace.

Mentre affidiamo alla misericordia di Dio le anime dei nostri fratelli caduti a Nassiriya, confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande eredità che essi ci hanno lasciato.

Vorrei aggiungere un'ultima, sommessa preghiera: la tragedia di Nassiriya ha sollevato in tutta Italia una grande onda di commozione e ci ha fatti sentire tutti più vicini, ma ha anche istillato in noi una sensazione di freddo e di paura, di fronte all'incertezza della vita e alla ferocia che può annidarsi nell'animo umano.

Voglia il Signore riscaldare i nostri cuori, donare speranza e serenità soprattutto a coloro che in questa tragedia hanno perduto i loro cari e devono ora disporsi ad affrontare un futuro non previsto, più triste e più duro. E voglia dare al nostro Paese e alle sue istituzioni efficace e duratura determinazione di non dimenticarli e di non lasciarli soli. Il Signore benedica e protegga il nostro popolo e i nostri soldati.

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