salutiamo Papa Benedetto

13 Febbraio 2013

Domenica 24 febbraio con la mia famiglia andremo a Roma a salutare Papa Benedetto al suo ultimo angelus. Lo abbiamo deciso lunedì appena i figli sono tornati da scuola, e ci siamo messi tutti a guardare la TV con un groppone in gola, storditi e increduli. Quasi non credevamo ai nostri occhi e orecchie, non riuscivamo a realizzare bene cosa stesse succedendo, e ce lo ripetevamo l’uno con l’altro – si è dimesso? possibile? e perché? - mentre i telefoni squillavano, gli amici chiamavano e tutti eravamo smarriti e confusi come neanche l’11 settembre dopo il crollo della seconda torre in diretta.

E ogni volta che rifacevano vedere le immagini della sua elezione, quell’aprile del 2005  - e chi se lo scorda? Era morto il don Gius, c’era stata l’agonia di Terry Schiavo, e poi i funerali di Giovanni Paolo II, la campagna per il referendum sulla fecondazione assistita, e in tutto questo l’elezione di Papa Ratzinger ci parve una benedizione divina – mi veniva letteralmente da piangere.

Sono ancora frastornata, ma guardare oggi il video della sua udienza, risentirlo parlare e rileggere ancora una volta le sue parole mi ha rasserenato. Benedetto non è solo, e non ci lascia soli.

Sulle motivazioni del suo gesto, che ha già cambiato il corso della storia, abbiamo letto tanto. Sappiamo che la Chiesa contempla questa possibilità, ed è chiaro che la causa è quella che lui stesso ci ha detto: si è reso conto di non avere più il vigore necessario per svolgere bene il suo compito.

Il paragone con Giovanni Paolo II è naturale, così come la domanda: e allora perché Woityla ce l’ha fatta, invece, e non se ne è andato? Non riusciva neanche a parlare!

La risposta è semplice in modo imbarazzante: perché per svolgere il suo compito lui il vigore ce l’aveva.

Evidentemente in quel momento storico Giovanni Paolo II era consapevole che quel che gli era chiesto per svolgere il suo ministero petrino era testimoniare fino in fondo la sua sofferenza, al mondo intero. E lui quella forza ce l’aveva.

Con altrettanta evidenza, quello di cui ha bisogno la Chiesa adesso è qualcosa che Benedetto XVI non ha le energie per fare, e per questo lui lascia.

Probabilmente capiremo meglio il senso di questi giorni man mano che passerà il tempo. Dobbiamo fidarci di Dio. Un po’ come si vede – non voglio essere irriverente, ma per capirci – in un film di Indiana Jones quando Harrison Ford deve attraversare l’abisso passando sul ponte invisibile e allunga il piede a occhi chiusi, sperando con tutto il cuore che il ponte ci sia davvero, e in effetti c’è.

Per ora dobbiamo solo ringraziare Benedetto per esserci stato, in questi anni, e pregare per lui e per il Papa che verrà.

Per questo domenica 24 andrò a Roma, a salutarlo. E spero proprio di incontrare tanti di voi, in Piazza San Pietro, all’angelus.

Intanto linko qua di seguito il breve filmato dell’udienza di oggi. Il calore degli applausi e la serenità nello sguardo mite del grande Papa Benedetto.

Quattro anni fa

10 Febbraio 2013

Il 9 febbraio di quattro anni fa moriva Eluana Englaro. Non era una malata terminale. Era una gravissima disabile in buone condizioni fisiche, a cui una sentenza di alcuni magistrati, su richiesta di suo padre, ha consentito di sospendere l'alimentazione e l'idratazione, causandone la morte.

La politica italiana ha visto in quei mesi, dal luglio 2008 al febbraio 2009, uno dei suoi momenti più intensi, culminati in quel consiglio dei ministri del governo Berlusconi che approvò il decreto che avrebbe salvato Eluana, dopo che la politica e tanta parte di società civile avevano tentato - inutilmente - ogni strada per impedire l'esecuzione della sentenza.

Sappiamo bene che il compagno Napolitano non volle firmare quel decreto, perchè disse che non ce ne era l'urgenza, mentre Eluana stava morendo. Eluana dunque morì. E' lo stesso compagno Napolitano che un paio di giorni fa, a 87 anni, bontà sua, ha riconosciuto che il comunismo è fallito. Ci ha messo una sessantina d'anni per ammetterlo. Per analogia, non potendo viverne altri 60 per fare una riflessione analoga sulla sua firma mancata in calce a quel decreto, probabilmente non ammetterà mai il suo gravissimo errore. Ma la sua responsabilità rimarrà immutata, insieme a quella di tutti coloro che hanno contribuito alla stesura e all'esecuzione di quella sentenza.

La morte di Eluana è stata una pagina dolorosa e lacerante per il nostro paese, una ferita che è rimasta aperta, e se è vero che un fatto così tragico non va strumentalizzato, è altrettanto vero che il silenzio imbarazzato di tanti, oggi, è comunque ingiusto e sbagliato, e anch'esso una strumentalizzazione.

La morte tragica di Eluana noi la ricordremo sempre. Io la ricorderò per sempre. In quei mesi ero consulente al Ministero guidato da Maurizio Sacconi, insieme al sottosegretario Eugenia Roccella. Quelle settimane, quei mesi, quei giorni, io non li scorderò mai.

Li ricorderò sempre finchè giustizia non sarà fatta, e non sarà riconosciuta pubblicamente la mostruosità di quella sentenza e la tragica ingiustizia di quella morte, a cui non si doveva arrivare.

Su richiesta delle associazioni dei familiari delle persone in stato vegetativo, il governo Berlusconi ha indetto per il 9 febbraio di ogni anno la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. E' il modo migliore per ricordare Eluana viva, e con lei tutte le persone che si trovano nelle sue condizioni, o molto simili, e le loro famiglie. La politica, la buona politica, non si è fermata quel 9 febbraio 2009, ma ha continuato il suo lavoro, arrivando ad approvare un accordo stato-regioni (maggio 2011) per l'assistenza alle persone in Stato Vegetativo e Minima Coscienza nel quale, oltre a stabilire il percorso di assistenza e riabilitazione, per la prima volta si sono riconosciute proprio le Associazioni dei familiari come interlocutori per le istituzioni. In due anni, fino al 2011, sono stati anche stanziati 140 milioni di euro per queste persone, destinati a "progetti ad hoc". Il Ministero della Salute ha anche pubblicato un libro bianco curato proprio dalle Associazioni dei familiari.

Non sarà mai fatto abbastanza per chi si trova in queste condizioni e per le loro famiglie,  ma Eluana ha acceso un faro su tutti quelli che sono stati colpiti da questa gravissima disabilità, e il modo migliore per ricordare Eluana è non dimenticarsi di loro, e far di tutto per sostenerli.

La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, invece, quella per impedire altre morti come quella di Eluana Englaro non è arrivata a buon fine, arenata nel suo ultimo passaggio al Senato con il nuovo governo tecnico. 

Oggi sulla stampa ci sono state due interviste, di due protagonisti di allora: Eugenia Roccella (su Avvenire, potete leggere qua) e Maurizio Sacconi (sul Corriere, potete leggerla qua)

Eluana, sei sempre nei nostri cuori, e non ti dimenticheremo mai.

piccolo pro-memoria

8 Febbraio 2013

Avvenire 8.2.2013

Piccolo pro-memoria sull'impegno a tutela del matrimonio uomo-donna

Per non ridurci a recitare slogan sul deserto che avanza

Assuntina Morresi

Il nostro Paese ha un primato: nel 2007 per primi abbiamo avuto una imponente manifestazione nazionale a favore del matrimonio fra un uomo e una donna.

Era il "Family Day", animato da credenti e non credenti, uniti nel voler distinguere la famiglia basata sul matrimonio da altre forme di convivenza che riguardano il piano dei rapporti personali, ma che non hanno natura matrimoniale. Lo Stato non può e non deve entrare nel merito degli affetti e del privato dei propri cittadini – se non in presenza di reati, ovviamente – ma ha il dovere di indicare con chiarezza qual è il volto della società che intende costruire e promuovere e per questo la nostra Costituzione, all’articolo 29, parla di famiglia naturale fondata sul matrimonio, intendendolo con chiarezza fra uomo e donna, come ha rimarcato anche la Consulta.

È bene ricordare queste elementari verità, che abbiamo letto ripetutamente, per anni, sulle colonne di Avvenire, adesso che lo tsunami dei matrimoni gay sta investendo il cuore dell’Europa, dalla Francia alla Gran Bretagna, minacciando di stravolgerne le fattezze sociali e le basi antropologiche.

Quando fu convocato il "Family Day" non si parlava di matrimonio omosessuale, ma di riconoscimento di convivenze, anche omosessuali: era in discussione la legge sui "Dico" promossa dal governo di centrosinistra, che i sostenitori dicevano essere una normativa solidale per le «nuove famiglie», che non avrebbe intaccato il matrimonio ma dato tutela a soggetti deboli. Eppure la mobilitazione fu massiccia e immediata, perché – sostenevano i contrari ai Dico – la famiglia è una soltanto, quella della nostra Costituzione, e qualsiasi cambiamento finisce sempre per stravolgerne i connotati, irreversibilmente: una volta modificata a livello istituzionale la definizione di famiglia difficilmente i governi successivi, anche di orientamenti politici differenti, possono tornare indietro, come abbiamo visto per la Spagna, dove il marchio di Zapatero ha lasciato un segno indelebile.

Perché, ha avvertito ieri ancora una volta il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, «anche solo l’apertura, apparentemente piccola, di una fessura può trasformarsi nell’inizio di una voragine».

La definizione dei cosiddetti "diritti civili" delle coppie omosessuali, e dunque non il riconoscimento di diritti individuali delle persone omosessuali, in realtà è funzionale solo alla legittimazione di queste convivenze, un passaggio intermedio finalizzato al matrimonio gay: si dà tempo all’opinione pubblica di abituarsi alla non differenza sessuale legittimata dalla legge dello Stato (uomo/uomo e donna/donna e uomo/donna sono equivalenti), in attesa del "gran passo" finale, quello appunto delle nozze gay. E infatti in Francia e Gran Bretagna il matrimonio gay arriva dopo anni di riconoscimento normativo delle convivenze "omo", accompagnato da fenomeni mediatici alla Elton John (che tutti ormai pensano "sposato", a dimostrazione della equiparazione già percepita fra convivenza e matrimonio).

I diritti individuali delle persone coinvolte in legami affettivi sono tutelati dalla legge in ambito privatistico, dove già esistono gli strumenti per regolare la condivisione di beni e proprietà – per esempio – e nel quale è possibile inventarne di nuovi, nel caso in cui se ne individuasse la concreta necessità, senza invocare per questo legittimazioni furbesche di unioni simil-matrimoniali.

E intanto ci si sposa sempre meno, in Europa, e nascono sempre meno figli: anche nei Paesi in cui si è investito in politiche per la natalità i matrimoni scarseggiano, le nascite sono aumentate di poco, e i tassi di natalità non raggiungono mai il cosiddetto tasso di sostituzione.

Non è un caso, allora, che lo slogan francese per la nuova legge sia "il matrimonio per tutti", che sa tanto di volantino per le liquidazioni: l’offerta a buon mercato di fine stagione, quella in cui si svuotano gli scaffali prima di chiudere. Non ci si può rassegnare a considerarlo l’ultimo slogan sul deserto demografico che avanza.

qua il link al sito

matrimoni gay ed elezioni

5 Febbraio 2013

UNO: in Francia e Gran Bretagna, con maggioranze schiaccianti, i rispettivi parlamenti hanno approvato il matrimonio omosessuale dimostrando che il riconoscimento delle unioni di fatto è solo un passo intermedio verso l’introduzione delle nozze gay.

Sia in Francia che in Gran Bretagna, infatti, le unioni civili anche omosessuali erano già riconosciute da tempo (per esempio con i Pacs), ma questo è servito per arrivare al matrimonio omosessuale e non per impedirlo. Per difendere il matrimonio come definito dalla nostra Costituzione, quindi, NON bisogna introdurre riconoscimenti di unioni di fatto. Con il matrimonio gay in queste due importanti nazioni si stravolgono, nel cuore dell’Europa, le fondamenta della natura umana e lo si fa in modo irreversibile: come abbiamo visto per la Spagna da questi provvedimenti NON si torna più indietro.

E quindi OCCHIO alle prossime elezioni. Il governo Bersani & Vendola aprirà a tutto questo, votando loro o chi si prepara ad appoggiarli – come Monti, tanto per essere espliciti (oggi l’ennesima dichiarazione di disponibilità reciproca a governare insieme dopo il voto) - ci si accoda nella stessa direzione. E poi non venite a lamentarvi: su questo blog non ci saranno sconti per nessuno.

DUE: Segnalo l’interessante intervista su Avvenire a Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari, che, fra l’altro, ha detto a chiare lettere che nel piano per la famiglia approvato dal governo Monti sono spariti il riferimento alla definizione della famiglia così come scritto nella Costituzione, e il fattore famiglia.

Ricordo che è stato il Ministro Andrea Riccardi –  fulgido esempio di politico cattolico di rito montiano - con deleghe alla famiglia, a togliere questi due importanti punti dal piano elaborato precedentemente da Giovanardi e Roccella. Un paio di interessanti aggiornamenti a proposito, oggi, da Sandro Magister: qua il primo e qui il secondo.

TRE: saranno le votazioni al Senato in Lombardia e in Sicilia a decidere il futuro governo in Italia. Se la sinistra – insieme a Monti – avrà abbastanza senatori, avrà i numeri per  governare (alla camera, infatti, Bersani&Vendola saranno autosufficienti, perché il premio di maggioranza va alla coalizione con più voti a livello nazionale). I cittadini di Lombardia e Sicilia sono avvertiti.

QUATTRO: premio la-coscienza-ce-l'ho-a-sinistra-ma-non-lo-posso-dire a Monti (segnaliamo in particolare a tutti quelli che pensano di votarlo)  che ieri ha dichiarato quanto segue:

(ANSA) - ROMA, 04 FEB - ''Credo che in questo come in altri temi dobbiamo andare nella direzione dell'Europa e credo che queste questioni debbano essere piu' oggetto delle coscienze individuali e per quanto riguarda la politica di decisioni prese dal Parlamento''. Cosi' Mario Monti, ospite di 'Rtl 102,5', a proposito del riconoscimento delle coppie gay e piu' in generale dei temi etici. Nel mio schieramento, ha detto il leader di Scelta Civica, ''ci sono sensibilita' diverse, le rispettiamo tutte, poi in Parlamento si esprimeranno. Io ho le mie idee personali ma non voglio condizionare quelle degli altri''.

prolusione, rapporti e striscioni

29 Gennaio 2013

UNO: ho commentato su Tempi la splendida prolusione del Card. Bagnasco di ieri.Più chiaro di così non poteva essere, quasi la metà del testo dedicato ai principi non negoziabili. Tutta da leggere: il testo intero qua.

DUE: ma altri vescovi si fanno sentire, per esempio Mons. Crepaldi, vescovo a Trieste, con il suo Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo, scritto insieme a Stefano Fontana, con la collaborazione di tanti esperti italiani e stranieri. Ho avuto l'opportunità di presentarlo proprio a Trieste, sabato scorso.  Questo il sito dell'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, sulla Dottrina Sociale della Chiesa, appunto, che ogni anno segue gli eventi della Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo, e che fra l'altro cura il Rapporto annuale. Vale la pena frequentarlo.

TRE: notizie da Parigi. Se vincono Bersani & Vendola, considerando che Monti&C. saranno ben felici di completare la squadra di governo, PURE IO GLI STRISCIONI. E VOI?

NOZZE GAY: FRANCIA; STRISCIONI PER IL NO SUI PONTI DI PARIGI

DISPIEGATI QUESTA MATTINA MENTRE INIZIA DIBATTITO IN PARLAMENTO (ANSA) - PARIGI, 29 GEN - Gli oppositori alle nozze gay in Francia hanno dispiegato decine e decine di striscioni sui ponti di Parigi questa mattina, in concomitanza con l'inizio del dibattito in Parlamento sulla controversa legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso, che potranno anche adottare bambini.
'Un padre e una madre, e' elementare', 'Tutti nati da un uomo e una donna', 'No alla filiazione-fiction', 'Un figlio non e' un diritto': queste alcune delle grandi scritte che si leggono percorrendo questa mattina il Lungosenna.
'E' la liberta' di espressione - ha spiegato la portavoce del collettivo degli oppositori 'Manif pour tous', Frigide Barjot - la liberta' di coscienza. Chiediamo liberta' di voto per i deputati. Vogliamo occupazione, posti di lavoro, non la legge Taubira' (Christiane Taubira, la guardasigilli, ndr).
La portavoce ha detto che sono stati 400 giovani a dispiegare stanotte gli striscioni su 170 fra ponti sulla Senna e cavalcavia sul Peripherique, il raccordo attorno alla capitale.
La stessa Barjot ha invitato alcuni giornalisti su una 'peniche' (chiatta) che naviga sulla Senna per una conferenza stampa, scortata da due gommoni della polizia fluviale. Arrivati all'altezza della Tour Eiffel, gli oppositori che erano con la Barjot hanno dispiegato altri due striscioni, 'per un matrimonio civile' e 'un papa' e una mamma, non c'e' niente di meglio per un bambino'.
I deputati cominciano oggi la maratona per varare il progetto di legge, prima grande riforma di societa' della presidenza di Francois Hollande. Il dibattito dovrebbe durare un paio di settimane, in cui maggioranza ed opposizione sembrano destinate a uno scontro frontale a colpi di emendamenti. Oltre 5.000 sono quelli gia' preparati dalla destra. (ANSA).

campagna elettorale: MPS e liste. cosa voterò.

27 Gennaio 2013

Ogni giorno ce n’è una.

Lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena guasta la festa al Pd, che sicuramente non ci guadagna voti, e peggio sarà se verrà confermata l’esistenza di una tangente mostruosa pagata dal MPS in occasione dell’acquisto della banca Antonveneta (due miliardi di euro, roba che è pure difficile da immaginare talmente sono tanti, questi soldi). Dire MPS, infatti, significa dire PD, perché il controllo della banca, mediante la fondazione connessa, dipende dai poteri locali, tutti rigorosamente marcati PD. Vedremo, nei prossimi giorni, quel che succederà.

Intanto, una certezza c’è: le liste dei candidati alle elezioni. Per quanto mi riguarda, le persone di cui mi fido, quelle che hanno già dimostrato di aver lavorato in parlamento e al governo in questi anni avendo concretamente come priorità i principi non negoziabili – e cioè innanzitutto Eugenia Roccella, e a seguire Maurizio Sacconi, Gaetano Quagliariello, Raffaele Calabrò, tanto per fare i nomi di quelli per me più significativi – sono tutti inseriti nelle liste del PdL, in buone posizioni. Il programma del PdL conferma la linea già tenuta su queste tematiche. Quindi io voterò PdL, consapevole di tutti i limiti delle liste di questo partito, che non sono certo una meraviglia, nel complesso, anzi. Ma quale sarebbe l’alternativa? Votare Monti, che è prontissimo ad allearsi con il Pd, e che non ha una linea sui principi non negoziabili? Con il risultato che, se Monti va ad appoggiare il Pd – come è sempre più chiaro ogni giorno che passa – sosterrà un governo che nei primi cento giorni farà il riconoscimento delle unioni gay sul modello tedesco (come si è sposata la Concia, insomma). E voi, ce li vedete Casini, Cesa, Buttiglione, e quelli della lista Monti dimettersi e far cadere il governo Bersani nei primi cento giorni per andare contro questo provvedimento? Io no.

E intanto segnalo il mio pezzo su Tempi, che hanno opportunamente titolato: i principi non negoziabili non sono bandiere in mano a bigotti

mia lettera al Foglio, oggi

23 Gennaio 2013

Oggi nella rubrica delle lettere del Foglio potete leggere questa mia. (Per chi non lo sapesse, Olivero è l'ex presidente delle Acli, candidato con Monti).

Il Foglio 23.1.2013

Al direttore,

Lei si chiede “cosa ci ha fatto Mario Monti”, e perché tutti gli augurino un insuccesso elettorale. Faccio parte di quel “tutti”, e le dico la mia. Io speravo lui volesse correre per vincere, raccogliendo intorno a sé la gran parte di gente ancora orientata a votare centro e centrodestra, scommettendo in un nuovo schieramento che accogliesse le tante anime e i tanti orientamenti che in questi vent’anni hanno cercato un’alternativa alla sinistra. Come cattolica, speravo che non si trincerasse dietro un comodo e inutile “rifugio delle coscienze” per i principi non negoziabili, ma dicesse esplicitamente cosa intendeva fare, una volta avesse vinto le elezioni, e mi aspettavo qualche sintonia con me.

Mi trovo invece con Monti che consapevolmente ha escluso l’idea di costruire una grande forza politica – e probabilmente la parte migliore del centro destra lo avrebbe seguito – e si è accontentato di mettere su uno schieramento minoritario ed elitario, che necessariamente non potrà che essere di supporto al vincitore – Monti non ha certamente intenzione di trascinare le folle come capo dell’opposizione a Bersani – che ha messo su un sistema “rigidissimo” di selezionare i suoi “sobri” candidati, per mettere insieme Casini, Fini, sportivi, cattolici, un direttore di siti porno-gay – messo in lista proprio per indicare un segnale di apertura, dice Olivero - e poi gente varia, in un’insalata mista che non sa di niente, a partire dai temi che interessano a me.

Io sono delusa. E perché dovrei votarlo?

Assuntina Morresi

nell'attesa, tre segnalazioni

20 Gennaio 2013

 

In attesa di conoscere la composizione definitiva delle liste per le elezioni – il termine per la presentazione scade domani sera alle 20.00 - e quindi di capire cosa votare, segnalo tre articoli usciti in questi giorni.

Il primo è un interessante (e divertente) commento di Eugenia Roccella alle dimissioni dalle liste di Monti di Alessio De Giorgi, il proprietario dei siti porno-gay.

Il secondo e il terzo sono miei: un articolo su Il Foglio, titolato "Soluzioni finali" che spiega, attraverso le storie personali, come si sta applicando la legge sull’eutanasia nei paesi dove è ammessa (Belgio e Olanda, nel pezzo), e un commento, su Avvenire, sul numero eccessivo di parti cesarei, e sulla paura di diventare madri.

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