Eluana, un anno dopo. Due
febbraio 9th, 2010 Posted in Uncategorized
Avvenire 9 Febbraio 2010
IL LUNGO CALVARIO
Quando Eluana chiamò «mamma»
Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola
Sono passati quasi due anni dall’incidente d’auto che prima l’ha condotta in fin di vita e poi sprofondata nello stato vegetativo, ma Eluana chiama mamma Saturna, evoca l’immagine cui ci si rivolge nel bisogno. Nei due anni di ricovero a Sondrio mamma Saturna la raggiunge quotidianamente da Lecco, pur di restarle accanto e continuare a spiare in lei quei segnali che solo un genitore può cogliere, il movimento di un dito, un sospiro più lungo… Messaggi spediti dal profondo di una coscienza nascosta, da sottolineare con trepidazione al medico di turno: «La madre riferisce, nel pomeriggio, la comparsa di movimenti spontanei di estensione del gomito sinistro», era scritto qualche pagina prima. Ogni genitore resta sempre in attesa, scruta ed ascolta, aspetta una risposta che magari arriverà tra vent’anni, stimola, chiama, accarezza, spera.
Così Eluana «saltuariamente esegue ordini semplici su comando della madre», ad esempio «flessione dorsale dei piedi, flessione esterna delle ginocchia». Poi quell’invocazione due volte ripetuta, e chissà come avrà rimbalzato sul cuore di Saturna dopo anni di silenzi: «Mamma, mamma». Ha viaggiato molto, Eluana, nei 17 anni di ’sonno’, di ospedale in ospedale, per brevi ricoveri, esami, riabilitazioni, e ogni volta – si legge – «nessun problema durante il trasferimento». È tranquilla, non necessiterebbe nemmeno di farmaci antiepilettici, nessuna crisi, mai. Il penultimo viaggio importante è quello che la porta a Lecco, dalle suore Misericordine, dove la famiglia chiede che sia ospitata perché è là che Saturna l’aveva partorita il 25 novembre del 1970, e là ora avrebbe potuto continuare ad assisterla, a due passi da casa. La speranza non muore, specie se i medici a Sondrio hanno scritto che «a tratti fissa e sembra contattabile», o che «se adeguatamente stimolata esegue ordini semplici», non un mignolo mosso, non un colpo di palpebra ma addirittura «la apertura e chiusura della mano sinistra»…
Fantasie di una madre che vede ciò che vuole vedere? No, osservazioni di medici e infermieri: «…Emetteva qualche vocalizzo, fissava e cercava di incrociare lo sguardo dell’interlocutore ». «Messa prona con appoggio sui gomiti accettava la posizione», anche se poi «non riusciva a raddrizzare il capo». « Sembra muovere le dita dei piedi su comando… ». Alla fine, «considerata la giovane età della paziente e la continua evoluzione anche se lenta, si consiglia il prosieguo del trattamento riabilitativo». La speranza non muore, ma ce ne vuole davvero tanta, e Saturna si ammala di dolore, le loro strade si separano. Eluana è curata nella casa di cura delle Misericordine fino alla notte tra il 2 e il 3 febbraio di un anno fa, quando il padre la fa trasferire a ‘La Quiete’ di Udine, dove dovrà morire (un ricovero ufficialmente finalizzato al suo «recupero funzionale» e «alla promozione sociale dell’assistita»). E durante il viaggio questa volta Eluana si dibatte, fino a espellere il sondino.



One Response to “Eluana, un anno dopo. Due”
By franco on feb 10, 2010
“Eluana, sempre Eluana, povera ragazza certo che se potesse parlare ne direbbe di cose….! Pensate un po’. Il babbo, l’amato babbo che stanco di attendere una qualche reazione, pur avendo trovato nelle suore il posto ideale per conservare in vita sua figlia, ha preferito farla morire….di fame! Non la poteva più vedere? Benissimo, libero di farlo e allora lasciala alle cure delle suore che si erano prestate e non farne una bandiera di vita. Questa si che é ipocrisia! Ciao Franco