a cura di Assuntina Morresi

Eluana, un anno dopo. Due

febbraio 9th, 2010 Posted in Uncategorized

 

Avvenire 9 Febbraio 2010

 

IL LUNGO CALVARIO

 

Quando Eluana chiamò «mamma»

 

Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola

 

Ospedale di Sondrio, Divisione di Lun­godegenza, ore 4 del mattino del 15 ottobre 1993. Eluana è in stato vege­tativo ‘permanente’ – come si diceva allora – da quasi due anni. Nella sua stanza succe­de qualcosa: «La paziente ha cominciato a la­mentarsi facendo versi…», si legge nella ‘Do­cumentazione clinica’ che la riguarda (e rac­conta i 17 anni dall’incidente alla morte). Non è un’eccezione che Eluana emetta suoni, so­spiri, gemiti, le accade da due anni e lo farà per altri 15, fino al giorno prima della morte a ‘La Quiete’ di Udine. Ma quella notte non si placa, forse appare più agitata del solito, forse ha accanto un’infermiera più attenta, forse lì con lei è rimasta sua madre, non lo sappiamo. Fatto sta che Eluana continua a ‘lamentarsi’, come volesse dire qualcosa, e chi è lì la incoraggia, porge l’orecchio a quei ‘versi’, finché – è scritto nella cartella clinica – «stimolata a dire la parola ‘mamma’ è riu­scita a dirla due volte, in modo comprensibi­le».

Sono passati quasi due anni dall’inciden­te d’auto che prima l’ha condotta in fin di vi­ta e poi sprofondata nello stato vegetativo, ma Eluana chiama mamma Saturna, evoca l’im­magine cui ci si rivolge nel bisogno. Nei due anni di ricovero a Sondrio mamma Saturna la raggiunge quotidianamente da Lecco, pur di restarle accanto e continuare a spiare in lei quei segnali che solo un genitore può cogliere, il movimento di un dito, un so­spiro più lungo… Messaggi spediti dal profon­do di una coscienza nascosta, da sottolinea­re con trepidazione al medico di turno: «La madre riferisce, nel pomeriggio, la comparsa di movimenti spontanei di estensione del go­mito sinistro», era scritto qualche pagina pri­ma. Ogni genitore resta sempre in attesa, scru­ta ed ascolta, aspetta una risposta che maga­ri arriverà tra vent’anni, stimola, chiama, ac­carezza, spera.

Così Eluana «saltuariamente esegue ordini semplici su comando della ma­dre», ad esempio «flessione dorsale dei piedi, flessione esterna delle ginocchia». Poi quel­l’invocazione due volte ripetuta, e chissà co­me avrà rimbalzato sul cuore di Saturna do­po anni di silenzi: «Mamma, mamma». Ha viaggiato molto, Eluana, nei 17 anni di ’sonno’, di ospedale in ospedale, per brevi ricoveri, esami, riabilitazioni, e ogni volta – si legge – «nessun problema durante il trasferi­mento». È tranquilla, non necessiterebbe nemmeno di farmaci antiepilettici, nessuna crisi, mai. Il penultimo viaggio importante è quello che la porta a Lecco, dalle suore Mise­ricordine, dove la famiglia chiede che sia o­spitata perché è là che Saturna l’aveva parto­rita il 25 novembre del 1970, e là ora avrebbe potuto continuare ad assisterla, a due passi da casa. La speranza non muore, specie se i me­dici a Sondrio hanno scritto che «a tratti fissa e sembra contattabile», o che «se adeguata­mente stimolata esegue ordini semplici», non un mignolo mosso, non un colpo di palpebra ma addirittura «la apertura e chiusura della mano sinistra»…

Fantasie di una madre che vede ciò che vuo­le vedere? No, osservazioni di medici e in­fermieri: «…Emetteva qualche vocalizzo, fis­sava e cercava di incrociare lo sguardo del­l’interlocutore ». «Messa prona con appog­gio sui gomiti accettava la posizione», anche se poi «non riusciva a raddrizzare il capo». « Sembra muovere le dita dei piedi su co­mando… ». Alla fine, «considerata la giovane età della paziente e la continua evoluzione anche se lenta, si consiglia il prosieguo del trattamento riabilitativo». La speranza non muore, ma ce ne vuole dav­vero tanta, e Saturna si ammala di dolore, le loro strade si separano. Eluana è curata nella casa di cura delle Misericordine fino alla not­te tra il 2 e il 3 febbraio di un anno fa, quan­do il padre la fa trasferire a ‘La Quiete’ di U­dine, dove dovrà morire (un ricovero ufficial­mente finalizzato al suo «recupero funziona­le» e «alla promozione sociale dell’assistita»). E durante il viaggio questa volta Eluana si di­batte, fino a espellere il sondino.

  1. One Response to “Eluana, un anno dopo. Due”

  2. By franco on feb 10, 2010

    “Eluana, sempre Eluana, povera ragazza certo che se potesse parlare ne direbbe di cose….! Pensate un po’. Il babbo, l’amato babbo che stanco di attendere una qualche reazione, pur avendo trovato nelle suore il posto ideale per conservare in vita sua figlia, ha preferito farla morire….di fame! Non la poteva più vedere? Benissimo, libero di farlo e allora lasciala alle cure delle suore che si erano prestate e non farne una bandiera di vita. Questa si che é ipocrisia! Ciao Franco

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