politica caos – tre
ottobre 28th, 2009 Posted in UncategorizedNell’ambaradan politico di questi giorni, Tremonti ha cercato il colpaccio: all’apice del suo potere ha giocato il tutto per tutto e, con lo sponsor della Lega, ha cercato di farsi incoronare vicepremier, in attesa di ereditare lo scettro berlusconiano.
Ma ha fatto male i conti, ha voluto strafare e ha perso: formalmente coordina le politiche economiche del PdL. Nei fatti, adesso deve rendere conto di quel che fa al partito. Ce lo spiega bene Stefano Folli, oggi.



29 Responses to “politica caos – tre”
By Guido on ott 29, 2009
Si dice: con la sponsorizzazione della Lega. Oppure: sponsorizzata dalla Lega.
Professoressa Morresi, qui non ci siamo nemmeno sui fondamentali.
Però un pregio questo post ce l’ha. Conferma una volta per tutte che il suo amore per il nano di Arcore trascende ogni altra considerazione. Perché non lo dichiara apertamente?
By Michele on ott 29, 2009
Non so, ma la faccenda a me sembra un’insigne buffonata: Tremonti non ha una faccia, ma un sacco per gli allenamenti dei pugili.
Nel 2004 fu cacciato dal governo a pedate, dopo che Fini lo aveva accusato di truccare i conti della Finanziaria.
Nel 2005 torna al Ministero delle finanze: si vede che aveva imparato a truccare meglio i conti o che Fini si era distratto un attimo.
Nel 2006 si dimette nuovamente a 10 giorni dalle elezioni, vai te a capire perchè.
Adesso gli hanno affiancato l’insegnante di sostegno.
Io non so, ma il termine pagliacciata mi sembra anche troppo tenero.
Ciao,
Michele
PS: se ne va anche Cacciari: CACCIARI!!!! Con Rutelli e i suoi desperados, pare fonderanno una roba che si chiama “Cambiamento e buongoverno”.
Sì cari, bravi, adesso però calmini che arriva l’infermiera con la pillolina…
Buongoverno non so, tutto può essere, ma sul cambiamento direi che ci siamo proprio.
Comunque, meno due. La giornata inizia bene.
By Ceccus on ott 29, 2009
L’analisi di Folli mi sembra chiara. Normalmente, secondo la Costituzione, il Consiglio dei Ministri è un organo collegiale con il Presidente a capo. La Costituzione non ammette che un Ministro vada per la sua strada come fosse una monade.
Chissà perché anche in questo caso vale sempre il concetto “due pesi e due misure”. Nei Governi retti dalle sinistre non è ammesso che un Ministro vada per conto suo. Giustamente. Ma se lo fa un Governo non di sinistra, apriti cielo!
By franco on ott 29, 2009
“…che posso dire?” meglio sarebbe non direr niente (sperate voi felici di un pò di salutare silenzio!)e invece no, una cosa la voglio dire,e cioé “….mai Machiavelli fu più imitato, mai la politica divenne simile a una corrida dove il cornuto alla fine ci rimette il lesso (la rima non mi veniva e….diventa un pezzo di lesso potrebbe essere il significato della sibillina frase) Povero Tremonti che da Prof. d’economia voleva diventare Premier. Ingannato forse dall’aver visto che in fondo, chiunque, anche un semplice venditore di appartamenti (vedi..Milano Due), lo ha potuto fare, ha pensato che fosse facile trovare il consenso dei compari, ma dimentica che il primo (il venditore) ha tantissimi soldi e una faccia a c…..o mentre Lui poverino é bravo solo ad insegnare. E poi, ma chi lo segue? Ditemi voi.
By Jona on ott 29, 2009
Mamma mia, non è più possibile frequentare questo forum…
Non si può leggere una parola della morresi che bisogna per forza sorbirsi la puntuale e pretenziosa lezioncina del “maestro Michele”.
Non ne posso davvero più.
Ma come fa la Morresi a sopportarlo?
E’ puntualmente contrario a tutto ciò che qui viene espresso, non condivide le idee e il retroterra culturale e spirituale di chi ospita il forum e di molte delle persone che vi postano, attacca col suo modo guardingo e velenoso chiunque gli dica qualcosa che non condivide… però alla fine sta sempre qua.
Boh!
Come i tifosi laziali, che nei forum sulle notizie della loro squadra non li trovi mai, neanche un commento, perché stanno sempre su quelli dei romanisti a rompergli le tasche…
Sinceramente, non è per le idee che Michele rappresenta e sbandiera così decisamente… Il confronto, basato su certe dinamiche (costruttive) è necessario e utile nella vita.
Quel che è davvero arduo sopportare è il suo tono sempre saccente e livoroso, e l’atteggiamento che forse di rado ha un fine costruttivo: avete notato che i suoi interventi si chiudono quasi sempre con battute beffarde e ciniche di derisione?
Quel che resta leggendo i suoi post è solo la rabbiosa ostilità dei suoi scherni, a volte anche gratuitamente volgari…
Come si può dialogare con persone così “spinose”?
Come opera di carità si devono sopportare le persone moleste e le seccature che queste ci cagionano, lo so. E credo che serva a crescere in santità!
Michele: a te non importerà, ma sappi che pregherò per te. Ciao.
By Michele on ott 31, 2009
@ Jona
Ehi Giona, ma tu da dove salti fuori? Bazzico da un po’ da queste parti, ma non ti ho mai letto prima: dov’eri, nella pancia della balena di Pinocchio? E papà Geppetto, tutto bene? E Nemo e Doris, c’erano anche loro? Che tipa, quella Doris, eh?
Dopo quest’esordio beffardo e cinico, con un evidente intento di derisione da cui trapela solo la rabbiosa ostilità dei miei scherni, a volte anche gratuitamente volgari, passo rapidamente alla puntuale e pretenziosa lezioncina di “maestro Michele”, che spero sia abbastanza guardinga e velenosa: ma vedrai che il tono sarà sempre saccente e livoroso, e che l’atteggiamento non avrà – stanne certo – un fine costruttivo.
Per prima cosa, lascia che ti spieghi un paio di faccenduole, anche a tutela della tua salute.
Primo: non devi per forza sorbirti i miei vaniloqui: se stai attento, prima di ogni intervento compare il nome di chi lo ha scritto: ecco, quando tu leggi il nome “Michele”, passi all’intervento successivo, e ti leggi quello, se ne hai voglia, tempo e ti piace; sennò, salta anche quello. Non è difficile, ce la puoi fare anche tu, se la permanenza nell’umidità cetacea non ti ha arrugginito le sinapsi (oh, senza un po’ di sarcasmo ruvido e stizzoso non ci so stare, lo sai bene).
Secondo: come fa la Morresi a sopportarmi? Ma benedetto figliolo, ma mio baldo navigatore dei mari a scrocco, come vuoi che faccia? Ma mi ignora, come fanno tutti, o quasi, qui dentro. Sono furbi, sai?, hanno imparato il trucco di cui al punto precedente: leggono “Michele” in cima al mio intervento, e tirano innanzi: non si rompono i maroni (zac!, ecco anche la volgarità: mancava, quella) e non si rovinano la giornata.
Detto questo, passiamo al merito.
Io credo che ognuno ha il suo stile, nello scrivere e nell’esprimersi: anche a me danno fastidio molte cose, nell’eloquio altrui, ma cerco di mantenere l’attenzione su quello che hanno da dire, se ce l’hanno: già è difficile pensare che al mondo c’è gente che vive con certe idee balenghe, figùrati se mi metto anche a questionare sul modo che ha di esprimerle. Certo, a volte tra forma e sostanza c’è piena corrispondenza, ma non credo sia il mio caso. Quindi, potresti provare a ribattere al merito delle mie affermazioni, passando sopra – con un sospiro di commiserazione, se credi – allo stile, che è quello che è. Ma tu non lo fai, come è d’abitudine tra gli stranicristiani.
Poi è vero, che sono puntualmente contrario a (quasi) tutto ciò che qui viene espresso, che non condivido le idee e il retroterra culturale e spirituale di chi ospita il forum e di molte delle persone che vi postano: lo ammetto, sono colpevole.
Ma, numero uno: non è che la gente si scazzotti, per intervenire in questo forum: quindi, dovresti ringraziarmi se do una mano a riempire le pagine.
Numero due: e che volete, che la gente vi dica Ma che bravi, ma che intelligenti, ma come ragionano bene, ‘sti stranicristiani! Sono proprio d’accordo con loro, guarda, quasi quasi smetto di pensare e lascio che loro pensino per me! Oi Giona, non è che quando Moby Dick ti ha soffiato fuori dallo sfiatatoio hai sbattuto la testa su una boa? Cosa blateri di confronto che, basato su certe dinamiche (costruttive), è necessario e utile nella vita, e poi ti lamenti perché, nella discussione, non ho il tono di tua zia Giuseppina quando la domenica le porti le paste? Guarda che io, caro il mio predicatore marino, tono provocatorio e duro a parte, qui ho sempre argomentato con tutta l’onestà e la serietà che possiedo: e per quelle pretendo che mi si giudichi. Chiedo scusa se qualcuno si è sentito offeso, ma Dio santo, siamo persone adulte: e qui non c’è nessuno che risponda alla mie osservazioni. O mi mandano a cagare, come quel tale Boccadoro, sic et simpliciter, o mi ignorano, o fanno le pulzelle vergognose come te.
Rispondere a tono, rispondere alle mie idee e ai miei interrogativi, mai.
Come si può dialogare con persone così “spinose”? Direi che lo si può fare se non si guarda solo alle spine ma anche al fiore, se posso usare una specie di metafora, ammesso e non concesso che anche le metafore non siano considerate offensive e velenose.
E guarda che io anelo (anelo: che bel verbo) alla discussione costruttiva, cioè quella discussione dalla quale esci cambiato: perché sei stato rafforzato nelle tue idee o perché hai capito che alcune tue idee erano deboli, o ignoranti, o superficiali, o modeste… Preferisco essere convinto, che convincere, perché vorrebbe dire che ho trovato un’occasione di crescita e non una banale conferma di quello che penso.
Ma tu, Giona, ti fermi all’apparenza, alla coreografia delle mie parole, anziché affrontare il cuore di esse: anziché dirmi dove sbaglio, se sbaglio, anziché dirmi dove sbagli tu, se sbagli, ti incanti di fronte alla carta colorata e lucida del pacchetto, anziché scartare il regalo e guardare se ti piace o no. Invece di fornirmi i tuoi fatti, le tue convinzioni, quello per cui credi e vivi – tutte cose che potrebbero competere con la mia visione del mondo – metti su il broncio perché non condivido le idee e il retroterra culturale e spirituale di chi mi ospita. E che cazzo, ma chi l’ha mai visto, ‘sto benedetto retroterra culturale e spirituale? Se la gente, quando mi legge, o mi manda a quel paese o manco mi si fila di striscio, che retroterra culturale e spirituale vuoi mai che veda? Non vedo un piffero, caro il mio Giona, e tu mi confermi che qui, voi, non esistete, se non a chiacchiere.
Bah, è lo stesso: sono logorroico e patetico, lo so da me, che ti credi? Altro che Vox clamantis in deserto, in confronto a me Giovanni Battista aveva le folle, che lo stavano a sentire.
Vabbè, buonanotte. Se non hai ancora terminato la libera uscita dal capodoglio che ti ospita, magari due parole le sai dire anche tu, se non è ancora per lamentarti della veste esteriore delle mie parole.
Per quanto riguarda la preghiera che gentilmente mi dedichi, è vero, non mi interessa: nel senso che considero la preghiera uno strumento straordinario di pacificazione interiore, di affinamento dell’attenzione e di benessere psichico. Considero cioè la preghiera un esercizio e una ginnastica mentale essenziale, mentre non credo che possa avere effetto su altre persone. Non essendo cristiano, è una conclusione inevitabile: la preghiera per ottenere qualcosa, per sé o per gli altri, mi sembra il residuo del pensiero magico e primitivo, ma se questo ti fa stare bene e non fa del male a nessuno, prega fin che vuoi, Giona.
Bene: penso di averti già stropicciato abbastanza la pazienza, se ancora ci sei. In ogni caso e per ogni evenienza, ricorda: quando leggi “Michele”, passa oltre.
Ciao.
Michele
By Guido on nov 1, 2009
Non capisco cosa si immagina Jona: un blog dove la Morresi scrive un post, e dove tutti commentano soltanto: “bello”, “giustissimo”, “sono d’accordo”, “analisi perfetta”?
Ho già provato a dire a Michele di non essere così puntiglioso, ché qui è fatica sprecata. E gli ho anche consigliato (insacoltato, a dire il vero:-)) qualche altro blog dove il livello della discussione è sideralmente più alto. Ma, perdincibacco, è possibile che una-volta-una qualcuno si prenda la briga di INTERVENIRE NEL MERITO DELLE QUESTIONI? Se questo blog è mal frequentato la colpa è dei vari Jona che non hanno nulla da dire, non di Michele.
Aspetto una replica di Jona non sui retropensieri di Michele, ma su quello che ha messo nero su bianco. Lui dice che la vicenda è una buffonata. Io dico che ha ragione, soprattutto perché Tremonti, pur avendo detto tutto e il contrario di tutto, passa per essere un personaggio competente, cosa che mi fa sbellicare dalla risate. La propaganda berlusconiana era riuscita a dipingere Visco come un Robespierre assetato di sangue, ora Tremonti segue passo passo le sue orme.
Comunque ad essere sincero non capisco la soddisfazione nel vedere ancora una volta prevalere il potere di Berlusconi sugli alleati, tutti ridotti a sottostare al suo volere. Il concetto di democrazia interna è sconosciuto nel Pdl, molto meglio denigrare Bersani eletto in libere elezioni, vero? E ancor meno capisco l’appello alla Costituzione da parte di chi passa il tempo a considerarla carta igienica.
By beavall on nov 1, 2009
dai, tranquillli, facciamoci due risate.
LEZIONE DI ECONOMIA ALLA TREMONTI
E’ agosto sulle spiagge del Mar Nero. Sta piovendo e la città è totalmente deserta.
)
Sono tempi duri e tutti hanno debiti e vivono a credito.
Improvvisamente arriva in città un ricco turista.
Entra nell’unico albergo, lascia una banconota da 100 euro sul bancone della reception e va a vedere le stanze di sopra per sceglierne una.
Il proprietario dell’albergo prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito col macellaio.
Il macellaio prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito con l’allevatore di maiali.
L’allevatore di maiali prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito col suo fornitore di mangime e carburante.
Il fornitore di mangime e carburante prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito con la prostituta della città, che in questi tempi difficili gli fornisce i suoi servizi a credito.
La prostituta prende i 100 euro e corre all’albergo a pagare il proprietario per le camere che le fornisce a credito quando porta i suoi clienti.
Il proprietario dell’albergo prende i 100 euro e li posa sul bancone della reception in modo che il turista non sospetti nulla.
In quel momento, dopo avere ispezionato le stanze, viene giù il turista, riprende i suoi 100 euro e, dopo avere detto che non gli piacciono le stanze, lascia la città.
Nessuno ha guadagnato nulla.
Comunque, l’intera città non ha più debiti e guarda al futuro con ottimismo.
By Guido on nov 1, 2009
By Michele on nov 1, 2009
@ Guido
http://kelebek.splinder.com/: va bene? E giusto, l’indirizzo?
Ti ringrazio e ti saluto. Lo so che sbaglio, a comportarmi come mi comporto su questo sito, ma:
1. Video meliora proboque, deteriora sequor (o, nella versione foscoliana: Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio);
2. ma soprattutto: Lasciva est nobis pagina, vita proba.
Così spero e credo, in questi giorni di dolore.
Ciao,
Michele
By Michele on nov 1, 2009
@ Beavall
Grazie. Quello che dovevo dirti, in ogni caso, te l’ho già scritto.
Michele
By bob on nov 3, 2009
E, intanto, belle notizie:
http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Cronache/2009/11/03//crocifisso-aule-scolastiche-sentenza-corte-europea-diritti-uomo_full.shtml
By bob on nov 6, 2009
Direi che sul blog è partita la censura…
By mario on nov 6, 2009
Ai cari amici che si rallegrano per l’interdizione del crocefisso e anche a coloro che non si rallegrano ma che non credono in Gesù, sto elemosinando da giorni una opinione che mi permetterà di redigere un articolo per Natale sul mio sito in merito alla negazione di Dio.
Chi non ha ancora dato il suo contributo, potrebbe cortesemente rispondere a queste domande ?
Grazie Mario —> ecco le domande —>
1) Ma come è nato questo mondo, l’universo, la vita ? Se Dio non esiste ha ragione Darwin e i darwinisti ? Cosa ti ha convinto in modo determinante ? 2)Che ne sarà di te il giorno dopo la tua morte ? Ci sarà il nulla, ti reincarnerai ? Non ne hai la minima idea,. Non ti interessa. 3) Avresti una accusa precisa da fare al Cristianesimo che hai squalificato ? Hai la certezza di quel che affermi su questo punto unico o preponderante ? Qualcuno ti ha mai offerto uno “smontaggio” di questa particolare ragione ? Se ci fosse, l’ascolteresti ?
By Michele on nov 7, 2009
@ Mario
Ti rispondo io: prima con un mio contributo alla faccenda del crocifisso, che sarà lungo ma almeno è argomentato e coerente con le sue premesse: di questi tempi non è poco.
E poi non è a colpi di slogan, che ci si confronta con intelligenza: ma allora, se si vogliono evitare gli slogan, non si può sottrarsi al dipanarsi anche lungo e articolato del ragionamento.
Insomma, vedete voi. Quello che segue è il mio contributo alla discussione.
—————
Cari cattolici,
io continuo a pensare che il mondo sia leggermente più complesso e più strutturato di quello da emerge da quanto sendo dire e scrivere in giro dai sostenitori del crocifisso hic et semper.
In breve: temono il purè culturale che sarebbe provocato dalla distruzione delle radici cristiane, piano diabolico di cui la sentenza in base alla quale il crocifisso dovrebbe essere eliminato dai luoghi pubblici costituisce solo la testa di ponte.
Dicono, anche, che – logica conseguenza di quella sentenza giudicata aberrante – in ossequio alla linea della Corte di giustizia europea si dovrebbero cancellare le chiese e le testimonianze della cultura cristiana.
Ora, sostengo io: è evidente che nemmeno un mentecatto potrebbe anche solo pensare di fare strage di chiese, cattedrali, statue, dipinti e monumenti in nome della libertà religiosa. Tutti i Paese e tutti i popoli sono il frutto della loro storia, del loro pensiero, delle loro aspirazioni e dei loro ideali, rappresentati simbolicamente da tutte quelle, e da mille altre, elaborazioni materiali dello spirito: nemmeno a titolo di provocazione intellettuale si può minacciare come possibile (o, peggio, probabile) l’immagine di una landa devastata e rasa al suolo, come unico scenario idoneo all’uomo moderno per esprimere la sua libertà da vincoli e costrizioni esterne o anteriori a lui.
L’Italia è un Paese cattolico da millenni ed è ovvio e inevitabile che ciò sia rivelato dalla sua arte, dalla sua letteratura, dalla sua filosofia, dalla sua architettura, dal suo paesaggio: e nessuno può o deve pensare (e, soprattutto, nessuno lo pensa o lo ha mai pensato) che la libertà attuale e futura debba appoggiarsi sull’eliminazione del passato, per essere se stessa. Ugualmente, non possono essere cancellate tutte le tracce delle altre culture (dai busti di Garibaldi alle lapidi degli anarchici) che hanno contributo a fare dell’Italia ciò che è, nel bene e nel male.
Nessuno si sognerebbe di distruggere il Colosseo perché è stato anche teatro di massacri dei cristiani, per il semplice fatto che il Colosseo non è solo il simbolo di quelle persecuzioni: e, se lo è stato, ora non lo più, diventando nella coscienza collettiva (grazie anche ai secoli trascorsi) la straordinaria testimonianza plastica di una cultura che ha fatto ben altro, oltre alle persecuzioni religiose.
Diversa è la questione del crocifisso negli edifici pubblici dello Stato italiano.
Quei crocifissi non sono come le croci sui campanili e lungo le strade, che sono lì perché lì li hanno voluti la cultura, la devozione e la fede di un popolo: i crocifissi negli edifici pubblici sono lì, invece, per decisione amministrativa, perché lo Stato italiano – sedicente laico, democratico e aconfessionale – ha stabilito (oggi) di marcare in questo modo i luoghi che dovrebbero essere di tutti, senza etichette di possesso. Il crocifisso nell’edicola votiva lungo la stradina di montagna dice della pietà e della religiosità di un popolo; il crocifisso nell’aula di scuola o di tribunale (affisso o tollerato nell’anno di grazia 2009, non nel Medioevo) dice che quei luoghi sono riconducibili a un potere e a una concezione della vita che, pur appartenendo alla storia italiana, sono oggi discutibili, opinabili, oggettivamente settari, assolutamente ideologici e – cosa fondamentale – riferibili solo a una parte, per quanto rilevante, dei cittadini italiani.
Non si può negare che oggi, in un’Italia dove l’appartenenza religiosa non dovrebbe più rilevare ai fini pubblici, il crocifisso sia diventato il marchio di fabbrica e di commercio della Chiesa cattolica: il simbolo religioso e culturale è passato in secondo piano rispetto al simbolo politico. Una classe scolastica in cui compare il crocifisso sembra voler avvertire: questa è una scuola cattolica, questo edificio e quello che vi s’insegna è “roba nostra”, con tutte le conseguenze che se ne possono e se ne vogliono trarre. Non è più la scuola di tutti, non credenti compresi: è una scuola con una precisa identità ideologica, ché oramai la Chiesa cattolica (con i suoi sponsor laici) fa politica ben più dei partiti.
Il purè culturale di cui favoleggiano i cattolici crocifissisti è pura propaganda irrazionale. Nessuno vuole annullare le identità di chicchessia e nessun fondamentalismo laico è alle porte: semplicemente (davvero la cosa è di una banalità sconcertante) si vorrebbe che gli edifici pubblici non fossero targati, si tratti di una targa religiosa o partitica.
La scuola è anche mia, che non sono cattolico; l’Italia resta e resterà (con o senza i crocifissi istituzionali e imposti per via burocratica) una terra di tradizione cattolica, ché lo testimonia l’aria stessa; e non è certo colpa mia se i cattolici hanno trasformato un simbolo universale, quale è la croce, nella loro misera e meschina bandiera confessionale, rendendo quindi la sua esposizione coatta intollerabile per chi in quella Chiesa e in quella politica dalla Chiesa spinta e trainata non si riconosce.
Io a quella bandiera non credo e io quella bandiera rifiuto: i suoi difensori la facciano sventolare nei loro cuori e quindi nelle loro vite, se ne sono capaci, invece di usarla per marcare un territorio che non è più, adesso, sottomesso a un’unica visione del mondo.
Non c’è nessun fanatismo fondamentalista dietro quella sentenza, cari cattolicisti: c’è solo il riconoscimento che, oggi, il crocifisso ha cessato di essere il simbolo di un’identità accettata e condivisa ed è diventato, purtroppo per lui, l’emblema di una gerarchia ecclesiastica invadente e portatrice di un disegno politico e di una strategia culturale tanto chiari quanto, a mio parere, nefasti: per questo dev’essere tolto dai luoghi che appartengono a tutti.
Non perché il crocifisso spaventi i bambini o conculchi la libertà religiosa di qualcuno, come qualcuno – con evidente sprezzo del buon senso e della realtà delle cose – arriva a sostenere: ma perché, semplicemente, l’attività dello Stato italiano non deve svolgersi sotto il controllo vigile e occhiuto della Chiesa cattolica, di cui il crocifisso è il brand riconosciuto e pubblicizzato.
Il purè culturale insapore e incolore di cui parlate, egregi cattolici, è una menzogna che si spaccia solo per terrorizzare i buoni italiani timorosi di perdere l’identità soltanto perché un crocifisso è stato tolto dal muro: e lasciatemi dire che è una ben povera identità, quella che per farsi riconoscere e per avere forza è costretta ad appropriarsi della croce di Gesù e usarla come si fa, quando sui treni si va alla toilette, con i giornali vecchi, così che nessuno ci soffi il posto a sedere.
Se questa identità fosse forte e presente, la si vedrebbe nell’arte, nella cultura, nella vita sociale, nelle vie delle città, nelle relazioni umane e, infine, nella televisione che tutto rappresenta: ma non c’è niente, in quei luoghi, che racconti dell’Italia come di un Paese cristiano. E non sarà certo un crocifisso abusivo inchiodato nella classe dei miei figli, a convincere qualcuno della bontà e dell’esistenza, in Italia, di una cultura scomparsa dai cuori e desertificata nelle strade.
Sul crocifisso, sulla sua incommensurabile potenza evocativa e sul suo carattere fondativo dell’intera civiltà occidentale (meglio: dell’intera storia umana) ha già scritto le parole definitive Natalia Ginzburg: e io, ateo, la croce di Gesù la porto ben fissa nel cuore, da dove nessuno potrà estirparla. Ma è la croce di Gesù, quella che ho in me e che davvero vale; quello di cui in questi giorni si ciancia a vuoto è invece solo un arredo scolastico, divenuto da una parte emblema del potere mondano di un’organizzazione confessionale e di parte qual è la Chiesa cattolica, e dall’altra utilizzato – per finalità brutalmente identitarie ed escludenti – come clava terroristica dal governo e dalla classe politica più materialista e atea degli ultimi centocinquanta anni.
E’ quel crocifisso, che si deve e si può togliere dai muri, perché è solo un cartello con la scritta “Proprietà privata” affisso sui muri dei luoghi che anche io – lontanissimo da quel crocifisso – frequento, luoghi che non sono di proprietà di nessuno, ma patrimonio di tutti, anche di coloro che nel crocifisso pagàno dei clericali per calcolo, degli atei devoti e dei fomentatori d’odio in livrea verde non credono, e non crederanno mai.
Con immutata stima,
Michele Lucianer
By Michele on nov 7, 2009
@ Mario parte seconda
Non so se il mio precedente intervento ti permetterà di redigere un articolo per Natale sul tuo sito in merito alla negazione di Dio: magari sì, credo.
In ogni caso vorrei dare la mia risposta alle tue domande, che mi sembrano davvero interessanti.
1) Ma come è nato questo mondo, l’universo, la vita? Se Dio non esiste ha ragione Darwin e i darwinisti? Cosa ti ha convinto in modo determinante?
Di sicuro non esiste il vostro Dio: per convincersene, basta guardarsi attorno e non si vede nessun segno della bontà assoluta e dell’amore paterno di cui ammantate il vostro Dio. Ne consegue che quel Dio non esiste.
Come siano nati il mondo, l’universo e la vita, non ne ho la più pallida idea: non sono mica un biologo o un astrofisico.
Ma so un sacco di cose (davvero tantissime) su come funziona la vita attuale, quella che vivo e quella che vivono (e a volte non vivono) gli altri: e per il momento questo mi basta.
2) Che ne sarà di te il giorno dopo la tua morte? Ci sarà il nulla, ti reincarnerai? Non ne hai la minima idea, non ti interessa?
Se credessi che dopo la vita ci fosse qualcosa, mi interesserebbe eccome sapere cosa è. Ma siccome “che cosa c’è dopo la vita” mi sembra una domanda idiota, nel senso che si riferisce a una situazione su cui si possono solo fare congetture più o meno sbalestrate, allora non me la pongo. O meglio, me la sono posta e mi sono detto che è una domanda idiota.
3) Avresti una accusa precisa da fare al Cristianesimo che hai squalificato? Hai la certezza di quel che affermi su questo punto unico o preponderante ? Qualcuno ti ha mai offerto uno “smontaggio” di questa particolare ragione? Se ci fosse, l’ascolteresti?
Accuse ne avrei mille, ma non è nè il tempo nè il luogo, qui e ora.
Me ne basta una, non rivolta al Cristianesimo come pensiero complessivo sulla vita, ma sulle gerarchie vaticane e i suoi sponsor politici.
Delle due l’una.
O Dio non esiste, e quindi coloro che si arrogano il diritto di parlare per lui e di ritenersi unici e autentici interpreti della della Sua parole sono degli impostori.
O Dio esiste, e allora mi pare una bestemmia il solo pensare che Dio, per rivolgersi agli uomini, si serva di intermediari a ciò autorizzati. Se Dio è padre e creatore di tutto, sarà ogni singolo uomo il referente di Dio, sarà la sua coscienza il luogo in cui Dio si manifesta.
Per i rapporti tra gli uomini, la legge degli uomini basta e avanza. Per il rapporto con Dio (se è un Dio padre), non c’è bisogno di preti, perché a mio padre io ci parlo da solo, senza traduttori più o meno simultanei.
Se qualcuno mi smonta questa convinzione, ben venga, sarà graditissimo interlocutore e sarò felice di cambiare la mia visione del mondo: finora, però, non s’è visto o sentito nessuno.
Che te pare, Mario? Va bene, il riassunto forzato e succintissimo della mia visione del mondo, per il tuo articolo?
Ciao,
Michele
By Michele on nov 7, 2009
Scusate,
un piccolo intervento che non c’entra niente e che c’entra con tutto.
C’è una specie di festa dell’oratorio, nella piazza del mio paese: abitando quasi in piazza, sento quello che succede.
C’è il parroco che, a microfono spianato, sta vaneggiando di premiazioni di ragazzine cantanti (le “girls”, le chiama): ed effettivamente le ragazzine stanno cantando qualche orribile canzonetta di quelle che piacciono agli adolescenti, immagino: sento solo che sono davvero canzoni orrende.
E il parroco è lì in mezzo, come se fosse nel suo ambiente naturale, a fare spettacolo.
Ora, io non ho nulla contro gli oratori: piuttosto che sulle strade a sniffare colla, ci manderei anch’io i miei figli.
Ma ditemi: è proprio necessario che un prete faccia il disc-jockey a beneficio della comunità, o di quella parte che si vede apprezza molto che il suo parroco stia con i gggiovani?
Un prete dovrebbe fare altro, no? Dovrebbe essere un pastore di anime, un pescatore di uomini, il riferimento spirituale della sua comunità. Con che faccia e con che coraggio può predicare il Vangelo, parlare di vita e di morte, di dolore e di gioia, della spaventosa complessità e della infinita semplicità del mondo, dopo che la gente l’ha visto fare il pagliaccio?
Certo, anche i santi – come Giovanni Bosco – giocavano con i ragazzi, ma questo non si limita a giocare: fa il presentatore come se fosse sul palco di Zelig: c’è una bella differenza, tra giocare e fare il verso, malamente, alla televisione decerebrata, no?
Dovrebbero essere i laici, ad animare l’oratorio, e non i preti come questo del mio paese, che non si perde una festa di carnevale o di fine anno, nelle quali fa – appunto – quello che farebbe meglio a fare un laico.
E poi dicono che i preti non confessano più: e te credo, se passano il tempo a fare i burocrati, i funzionari, gli animatori, i goliardi e le mille attività che la parrocchia potrebbe e dovrebbe affidare a qualche laico.
Insomma, a me il prete come il curato d’Ars piace e gli parlerei volentieri: a uno come questo, al massimo mi viene voglia di raccontargli una barzelletta.
Ecco, tutto qui. Adesso capisco perché volete il crocifisso su tutti i muri: già vivete in un mondo che di cristiano non ha più nulla, nonostante voi vi diciate cristiani, e in più anche i vostri preti, anziché predicare il Vangelo, fanno i burloni nelle piazze, nelle feste e nelle sale parrocchiali (magari anche a spiegare ai nubendi come e quando accoppiarsi): li volete dappertutto i crocifissi perché non ve lo ricordate più, di essere cristiani.
Sempre che lo siate ancora, ovviamente.
Ecco, non c’entra nulla? Secondo me c’entra, e molto.
Michele
By mario on nov 7, 2009
Caro Michele, ti ringrazio per la seconda parte ove rispondi alle domande che mi saranno utili per l’articolo. Circa la prima parte purtroppo è un discorso che non offre un contributo con il cuore in mano ma offre un contributo ideologico e stavolta con molta educazione (al contrario delle altre volte). Non avrei difficoltà a risponderti ma penso che sia una fatica inutile per le premesse che hai usato. Sarebbe un dialogo tra sordi e ci rinuncio. Ti dico però che se nella tua vita qualcuna di queste premesse ideologiche (veri dogmi ad personam che comunque non sono farina del tuo sacco) dovesse crollarti, allora dammene notizia e ti rispondo su tutta la linea a partire da quell’unicum in cui la vita ti ha offerto una realtà diversa dalle tue convinzioni.
I miei “dogmi” (come vedi uso la stessa brutta parola anche con me stesso) più passa il tempo e più trovano conferme, e se qualche volta ci fosse uno scricchiolio, arriva poi il discernimento che getta la luce sull’inganno o sulla tentazione, ma nulla può sulla verità. Mentre le tue parole (parole comuni e condivise in larga parte da molta gente) fra poco saranno polvere e nuovi “slogan” (touchè) prenderanno il posto di questi di oggi, sono invece 2000 anni che nella Chiesa ciò non accade. Libero tu e libero io di trarre le conclusioni.
Circa la terza parte, facendo salvo e fedele il tuo racconto, avrei una difesa e un rimprovero per il tuo parroco, ma sempre nel beneficio di inventario della fedeltà del tuo racconto sapendo che sei un uomo di parte e ogni giudizio tuo sulla Chiesa e le cose e gli uomini che le appartengono va presa con molta cautela.
La difesa per il parroco burattino la prendo da San Paolo (cui anche il tuo don Bosco si ispirò) e cioè “mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.” tratto da 1^Cor 9,22.
Il rimprovero è strettamente personale. Io Non sono prete, ma se lo fossi parlerei dalla mattina alla sera di Gesù Cristo e basta. Ed è ciò che faccio al mio dopocresima e alla mia lezione di Cresima. Se guardi il mio sito non si parla d’altro, solo e soltanto di Gesù Cristo. Alla gente, quando gli parli di Gesù Cristo gli vengono gli occhi come il due di denari, poichè lì sta la risposta ad ogni problema. Le canzoni, la festa delle castagne, il cineforum, il teatro parrocchiale ? Certamente ma come intervallo, come sorbetto all’unica cosa che toglie la fame di infinito.
Ciao e auguri.
Mario
By Michele on nov 7, 2009
@ Mario
Tu scrivi:
“Circa la prima parte purtroppo è un discorso che non offre un contributo con il cuore in mano ma offre un contributo ideologico. Non avrei difficoltà a risponderti ma penso che sia una fatica inutile per le premesse che hai usato. Sarebbe un dialogo tra sordi e ci rinuncio.”
Ecco, bravo, rinuncia. I miei complimenti. Così si fa, su questo blog: non si risponde mai, con qualche scusa ridicola e raffazzonata.
Il mio “contributo ideologico” è in realtà molto semplice, sfrondato dagli abbellimenti: e cioè che il crocifisso è diventato, in Italia, il simbolo della gerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica e come tale, per me, va eliminato dagli edifici pubblici dello Stato.
Tutto qui, alla fin fine.
Ma è facile sottrarsi alla fatica dell’argomentazione
con le solite scuse del dialogo tra sordi e delle premesse ideologiche: perchè, le tue non sono premesse ideologiche?
Prova a rispondermi nel merito e vediamo come te la cavi.
Ma non ci riesci perchè dovresti misurarti con la logica, la realtà e con una struttura mentale che non comprendi: e per fortuna fai l’educatore di minorenni. Li compiango e gli sono vicino, spero tui non faccia troppi danni.
I quanto ai miei “dogmi ad personam che comunque non sarebbero farina del mio sacco” e in quanto alle mie “parole (parole comuni e condivise in larga parte da molta gente) che fra poco saranno polvere”, ti inviterei a guardarti allo specchio: in quanto a elaborazione personale, mi sembri una brutta copia (e ce ne vuole!) di Radio Maria e del Catechismo di Santa Madre Chiesa.
Frasi fatte e fuga rapida, ecco quello che sei, caro il mio catechista.
Ti dedico, se mai riuscirai a comprenderla, la scena tra il giovane fra’ Cristoforo e il nobile superbo che il buon don Lisander tratteggia mirabilmente: ti si addice perfettamente.
“E, se tu fossi cavaliere, come son io”, aggiunse quel signore, “ti vorrei far vedere, con la spada e con la cappa, che il mentitore sei tu”.
“È un buon pretesto per dispensarvi di sostener co’ fatti l’insolenza delle vostre parole.”
Se tu avessi orecchie, intenderesti: ma ne dubito.
By mario on nov 8, 2009
Matteo 7,6
By Michele on nov 8, 2009
Luca 21, 39
By Michele on nov 8, 2009
Ma soprattutto: Matteo 7, 21.
Capito, boccalone?
Michele
By mario on nov 8, 2009
Luca 21,39 non esiste, asino che non sei altro.
Matteo 7,21 afferma una cosa che appare SOLTANTO nel cristianesimo, segno che al contrario delle altre religioni naturali frutto di riflessioni umane dotate di seppur apprezzabile buona volontà, siamo di fronte a qualcosa di unicum, diciamo pure di fronte a qualcosa la cui sapienza (e semplicità) non appartiene a questo mondo.
Ti ringrazio di avere applicato a me questo pregevole versetto, che mi aiuta a vivere nella verità in questo momento ove ci sono molti che non solo non dicono “Signore Signore” (correndo all’uopo certuni rischi cui tu alludi giustamente) ma addirittura non lo dicono affatto, negano la Signoria al Signore, non credono in lui (…. la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta …..) e addirittura tolgono i crocifissi (Sua icona nella misericordia e nel subire ingiustizie) da casa sua (…. tutto il mondo è casa sua ….tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste).
Grazie per il boccalone, troppo buono.
Chiedo perdono agli asini per averli equiparati a Michelino il trentino.
Ciao
Mario
By Guido on nov 9, 2009
La vicenda della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che vieterebbe l’uso dei crocifissi nelle scuole italiane, è un esempio fantastico di politica simbolica.
Lasciamo perdere il giudizio sulla presenza dei crocifissi nelle aule (o in quelle poche in cui sono ancora rimasti a prendere polvere) e cerchiamo piuttosto di capire il significato del teatro che vi si costruisce attorno.
Il teatro consiste nella solita sfilza di dichiarazioni forti da fare ai media, prima che la notizia sparisca nel nulla.
Questa volta, le dichiarazioni forti sono quasi tutte a favore del crocifisso e provengono da Destra. In particolare dal consueto giro di personalità pubbliche il cui rapporto con la mitica Morale Cattolica consiste, nel migliore dei casi, in discutibili annullamenti presso la Sacra Rota (“mica l’avevo capito che il matrimonio cattolico è per sempre, e poi quel giorno lì non ero in grado di intendere e di volere”).
Il crocifisso è ovviamente irrilevante per loro; ma si tratta di un’eccellente occasione per lanciarsi nella politica del vittimismo, che è ormai la forma generale di comunicazione. L’occasione è data dal fatto che questa volta non c’è un nemico agguerrito. Infatti, quasi nessuno odia il crocifisso, mentre è un oggetto che suscita una diffusa e vaga simpatia basata sulla consuetudine. Quindi, si può urlare forte, rischiando poco.
Ed è necessario urlare forte, perché in realtà la Destra non fa nulla di particolarmente cattolico; anzi, nei fatti è la principale artefice della scristianizzazione della società, grazie a tutta la potenza di Mediaset, nonché alla precarizzazione dei rapporti sociali. Dei fatti cattolici mancanti, ci si rifà con ore di immagini del Papa in televisione, con insulti ai musulmani o, appunto, parlando del crocifisso.
Il gioco del vittimismo consiste nell’invocare leggi speciali per chi si sente “offeso”: è la logica dietro mostri giuridici come la Legge Mancino, le ventilate leggi contro il negazionismo-revisionismo e altre proposte contro la “discriminazione”, nella misura in cui colpiscono idee e sentimenti.
Il politico di Destra chiede retoricamente, “può forse esserci qualcuno che si sente offeso dal crocifisso?” – come se quello fosse il problema – e poi grida, “invece i cattolici si sentono offesi se lo tolgono!” E quindi, ci vuole una sorta di esenzione speciale dalla laicità di stato per i cattolici offesi, non in quanto cattolici, ma in quanto Offesi.
Tutto questo è puro teatro e va considerato come tale: i laicisti che pretendono che questa agitazione a breve termine davanti alle telecamere, che resterà senza alcun seguito concreto, costituisca un “pericoloso ritorno al Medioevo” fanno semplicemente da sponda, prendendo sul serio la schiera di politici rumoreggianti.
In questo teatro, gioca un ruolo importante la credenza – trasversalmente condivisa – nell’Identità Italiana. Il crocifisso, gridano i Destri, è un Simbolo della Nostra Identità.
Una mistificazione non da poco. La storia dell’Italia si può raccontare in mille modi, ognuno un po’ vero e un po’ falso. Però proviamo a raccontarla in un modo assolutamente sommario e superficiale, ma che forse è un po’ meno falso di quello condiviso da Fini e Napolitano, nonché dai proclamatori di questi giorni.
Certo che i popoli, le regioni, i comuni che oggi fanno parte dell’Italia hanno una tradizione cattolica, con alti e bassi, cosa che non distingue l’Italia dalla Slovenia (e non ha impedito agli italiani di massacrare gli sloveni).
Questi popoli-regioni-comuni sono stati dichiarati Italia da Napoleone, cosa che ha incontrato la fiera resistenza della maggior parte delle persone che Napoleone aveva deciso dovessero essere italiani. Una resistenza che ha comportato atroci massacri da entrambe le parti.
Le impotenti trame risorgimentali sono state basate su una premessa: il primo nemico dell’Italia è il Papa e quindi la religione cattolica; e l’immaginario risorgimentale si è nutrito di qualunque forma di pensiero girasse allora per il mondo, sfidando la Chiesa.
Più tardi, un gruppo di francofoni a Torino, con la più straordinaria serie di truffe della storia, è riuscito a impossessarsi di una gran parte delle regioni che a loro giudizio dovevano far parte dell’Italia. In particolare, imponendo l’Italia all’ex-regno di Napoli con lunghi anni di strage.
Questo gruppo di persone, che si è mantenuto al potere concedendo il diritto di voto a un’infima minoranza della popolazione, è stato considerato nemico sia dai cattolici che dai socialisti. Tanto che i cattolici simpatizzavano con l’Abissinia aggredita da Crispi, mentre il governo attribuiva l’insurrezione di Milano stroncata da Bava Beccaris alle trame clericali che diffondevano il socialismo nel paese.
L’Italia ha raggiunto le frontiere che il Dio del Risorgimento – che non era certo quello dei cattolici – le aveva promesso, grazie alla guerra contro la nazione più cattolica d’Europa, e a quella tremenda strage che Papa Benedetto XV aveva pubblicamente condannato.
Che poi questo paese, da Vittorio Emanuele I a Prodi, sia stato un infinito compromesso pratico tra italiani e cattolici, non toglie una cosa semplice: l’Italia, nella misura in cui è Italia, non è un paese cattolico.
By Michele on nov 9, 2009
@ Mario
“Luca 21,39 non esiste, asino che non sei altro”?
Ehi, ma cos’hai, la Bibbia dei Testimoni di Geova? Una versione postconciliare tradotta da qualche maledetto teologo della liberazione? La traduzione inteconfessionale edita da qualche casa editrice cattocomunista?
Guarda che Luca 21,39 esiste eccome, e ti riporto il versetto:
“E il Maestro predicò ai suoi discepoli così: ‘In verità, in verità vi dico che ci saranno giorni nei quali verranno dei boccaloni per convincervi che loro parlano in Mio nome: non cretetegli, sono messaggeri di satana. Ecco come li riconoscerete: chiacchiere inutili tante, argomenti coerenti e circostanziati pochi, o nessuno. Se poi qualcuno di loro si chiamerà Mario o Desiderio, beh, allora non ci saranno proprio dubbi. Voi distogliete da loro lo sguardo, ché se c’è una cosa di cui non avete bisogno sono proprio i boccaloni. A chi dirà di parlare in mio nome, fategli pure una pernacchia labiale (o anche usando qualche altro pertugio del coirpo): il Padre mio parla al cuore degli uomini, non si serve dei boccaloni.’ E le folle lo seguivano stupite, tranne i boccaloni, che non avevano capito neanche questa.”
Compreso, Mario?
Cambia Bibbia e leggitene una seria, non quella specie di riassuntino che ti hanno regalato alla Prima comunione.
Ciao.
Michele
By mario on nov 9, 2009
Caro Michele, ti confermo che Luca 21,39 non esiste.
Ti ribadisco che nel tuo argomentare, al di là delle colorite espressioni, è un fatto palese che nel dialogo tu non offri un contributo con il cuore in mano ma offri un contributo ideologico.
Ti ribadisco che non avrei difficoltà a risponderti su ogni cosa che finora hai detto ma penso che sia una fatica inutile per le premesse e soprattutto perchè il tuo frasario e la tua abilità dialettica (ahimè contraria alla verità) possono produrre scandalo e incertezze nelle persone deboli che ci leggono, e quindi è mio dovere chiuderti la bocca.
Quando non sarai più in condizione di nuocere verso terzi, in tal caso torni ad avere diritto a tutta la mia collaborazione e al mio servizio nella verità e nella carità.
Quindi se qualcosa ti turba a causa della Chiesa o addirittura a causa mia e vuoi da me che io mi esprima per darti conto della istanza che poni, io ti appartengo ma solo e soltanto “senza piccoli da scandalizzare” e quindi mi scrivi in privato e ti giuro che starò 10 anni consecutivi a rispondere ad ogni cosa che mi dirai e che mi prenderò tutti gli sputi che mi manderai.
A maggior ragione ti ribadisco che quando riceverai il salario che è in preparazione per te e in quel momento della tua vita qualcuna delle tue premesse ideologiche (veri dogmi ad personam che comunque non sono farina del tuo sacco – per cui puoi mollare il sacco senza problemi restituendolo a chi te l’ha dato) dovesse crollarti, allora non fare lo scemo, non chiuderti, e ricordati che solo la Chiesa ti può soccorrere e consolare e dare una speranza certa che non delude.
Scegli chi vuoi nella Chiesa, e se lo ritieni opportuno potrai disporre anche di me.
Ciao Mario
By Guido on nov 9, 2009
Caro Mario e Michele,
vedo per l’appunto che invece di un argomentare circostanziato e costruttivo si finisce sempre per accusarsi a vicenda di non avere un argomentare circostanziato e costruttivo. Insomma, non se ne esce.
Di chi sia la colpa, qualche idea ce l’ho (da queste parti c’è chi interpreta ogni obiezione come un attacco personale), ma non se ne esce comunque. Suggerirei che ciascuno si ignori a vicenda e parli solo se ha da dire qualcosa sull’argomento del giorno, non sull’altro.
Certo se Mario non si sentisse investito dal sacro ruolo di Defensor Ecclesiae sarebbe meglio. Sarebbe carino ci spiegasse chi gli ha assegnato il ruolo da cane da guardia della Chiesa e perché ci metta tanto zelo non richiesto. Soprattutto, caro Mario, vorrei capire quanto segue: sei così certo di quello che fai? Sai com’è: su un blog è un po’ dura chiudere la bocca chicchessia, se non attraverso la censura del blogger, e per chiudere la bocca bisogna argomentare nel merito e confrontarsi con la capacità dialettica altrui: esattamente il contrario di ciò che fai tu. E infine: da dove peschi questa sicumera, cosa ti fa credere che ci siano “persone deboli” che abbiano bisogno di te? Non sarai mica tu a dare scandalo?
cordialmente,
Guido
By mario on nov 9, 2009
Caro Guido
Il mio parlare non è mai una difesa personale o l’aver ritenuto un attacco come attacco personale, ma io reagisco solo agli attacchi vili contro la Chiesa. Tu parli di obiezioni ? Non è vero, non sono obiezioni su tematiche di cui si occupa la Chiesa ma sono insulti in vario modo esposti che nella migliore delle ipotesi usano l’arma del ridicolo e io rispondo con calci negli stinchi poiché io non sono la Chiesa ufficiale, non sono ne prete ne diacono ma un laico su tutte le ruote e me lo posso permettere. Tu e Michele invece se avete qualcosa contro la Chiesa o lo esponete con garbo oppure vi prendete i calci negli stinchi.
La Chiesa, circa “il sacro ruolo” da te alluso, mi appartiene e io appartengo a lei, e lo zelo lo metto dove c’è da costruire o da scrivere articoli o fare o pregare o insegnare o apprendere o collaborare. Un ruolo che non voglio è giustappunto il cane da guardia contro i lupi come te e Michele, e siccome di questi tempi la gente di Chiesa è troppo timida e poco formata, allora rispondo io come cane da guardia e se fai un sondaggio di opinioni ti accorgerai che io uso il tono duro con chi è duro contro la Chiesa anche se a te sembra duro il mio e soft il tuo e quello di Michele (la famosa pagliuzza e la trave).
Tra l’altro i calci negli stinchi che vi prendete te e Michele (in quanto li andate cercando deliberatamente) nel mio animo servono anche al vostro svegliarvi, cioè alla lunga potrebbero far bene alla vostra salute. In altri termini se cambiate tono lo cambio anch’io e comunque “calci negli stinchi” è una metafora poiché io uso solo parole, e se mi convincete che sono parole fuori luogo le ritratto e chiederei perdono.
In merito alla affermazione “su un blog è un po’ dura chiudere la bocca a chicchessia, se non attraverso la censura del blogger” io alludevo al solo fatto di staccare la spina del dialogo così parli da solo come uno spaventapasseri e nessuno ti da ascolto E QUINDI SI EVITA DI DARE SCANDALO AGLI INDIFESI.
Siccome però tu hai diritto alla carità sapienziale, e siccome io sono in grado di darti tutte le risposte della tematica ecclesiale e di fede (ove non sono competente mi prendo un breve tempo per informarmi o delegare a chi ne sa più di me, ma sempre risponderei) mi sembra di aver detto chiaro e tondo che se il tuo scopo (e quello di Michele) non è dare scandalo e non è iniettare provocazioni bensì ricevere delle risposte a fronte di sane domande, IO RISPONDO IN PRIVATO così tra l’altro indosserai un vestitino con meno orgoglio mancandoti la claque.
Se la risposta privata poi a tuo giudizio è così appetitosa che ci tieni a renderla patrimonio di tutti la metti sul blog, sennò te la tieni per te.
Conosci una condotta differente che mi permetta di condividere anche con i nemici della Chiesa il pane della Parola e nel contempo di non scandalizzare quelli che io chiamo “i cristianucci impauriti” ?? Se la conosci proponimela.
Ciao Mario
By Guido on nov 10, 2009
Poverino, non hai capito nulla.
Questo è un blog, i tuoi calci negli stinchi sono calci virtuali dati all’aria, non mi fanno né caldo né freddo.
Hai torto due volte, primo perché nel 99% dei casi gli attacchi alla chiesa li vedi solo tu (e il tuo alter-ego desiderio), secondo, e questo è molto grave, invece di fornire argomenti ai “cristiani non formati” o ai satanici Guido e Michele affinché si zittiscano, l’unica cosa che fai è alzare la voce per coprire quella altrui. Purtroppo per te, sui blog non funziona così: SI RISPONDE IN PUBBLICO, perché la discussione è pubblica, altrimenti si fa la figura del cretino o, come nel tuo caso, del cristiano impreparato.
Ma ora basta, non ho tempo da perdere dietro ai pazzi che si sentono portavoce della Santa Romana Chiesa. Se hai qualcosa di sensato da dire su Tremonti e Berlusconi, sul crocifisso o su qualsiasi altra cosa che non siano Guido e Michele, bene, altrimenti ti saluto.