Padre Pio
settembre 27th, 2009 Posted in UncategorizedSi è conclusa l’ostensione del corpo di Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Nove milioni di persone lo hanno visitato (compresa la mia famiglia). Marina Corradi, con un bell’editoriale su Avvenire, ce ne spiega il senso.
Avvenire 25.9.2009
QUASI NESSUN RIFLETTORE E TANTA SPERANZA
QUELL’IMMENSO POPOLO CHE SEMPLICEMENTE DOMANDA
MARINA CORRADI
Hanno voluto vederlo per una ultima volta. Sono venuti da Milano, dalla Germania e perfino dalla Polonia – per vederlo un’ultima volta. Prima che il sepolcro fosse definitivamente richiuso. Ieri notte sono arrivati gli ultimi, trafelati, da lontano. Poi l’ostensione del corpo di Padre Pio è terminata. Dall’aprile dello scorso anno, quasi nove milioni di uomini e donne sono andate a San Giovanni Rotondo in pellegrinaggio.
C’erano i vecchi, quelli che Padre Pio l’avevano conosciuto da ragazzi; e coppie con i bambini in passeggino; come se la memoria di quel frate fosse qualcosa che oltrepassa le generazioni, e si tramanda dai padri ai figli. Nove milioni. Come una immensa città che è scesa in questi mesi in Puglia. Inosservata, quasi; pure in un mondo in cui le telecamere abbondano, e su folle molto minori si accendono i riflettori.
Ma questo, era un popolo silenzioso. Non gridava, non accusava, non reclamava niente. Semplicemente domandava. A bassa voce. Implorando piccole e grandi grazie: un lavoro, una diagnosi benigna, la conversione di un figlio. Nella fede dei semplici, che istintivamente va a cercare chi tratta gli uomini con misericordia. Non in quella giustizia che esamina, oculatamente soppesa e condanna, ma nella misericordia di Dio: che sa e vede tutto, e tuttavia perdona.
Quarantuno anni dopo la morte – un lasso di tempo che fa dimenticare al mondo gli eroi, i campioni e i poeti – nove milioni di uomini hanno voluto salutare un’ultima volta le spoglie di Padre Pio. Che cosa mantiene questo frate del Sud così tenacemente vivo nella memoria popolare? Era, ha detto Benedetto XVI, «un uomo semplice, di origini umili, afferrato da Cristo». Afferrato da Cristo. Come ghermito dalla sua mano, e totalmente da quella mano trasformato. Passava ore e ore, dall’alba, chiuso in un confessionale. La gente lo aspettava in coda quando ancora era notte. Anni e anni passati ad ascoltare, da quella sua nicchia in convento, tutto il male di cui noi uomini siamo capaci. Ma sempre opponendo a quella mole oscura, umanamente schiacciante, la certezza del perdono di Dio. Più grande di ogni colpa o delitto. Un uomo «afferrato da Cristo» che si è consumato nell’esercizio della misericordia. E potrebbe stupire che in tempi di comunicazione virtuale una megalopoli di nove milioni di persone sia scesa fino in Puglia, davanti ai resti di un uomo morto tanti anni fa. Che cosa hanno cercato? Un segno. Affatto virtuale e anzi concreto, tangibile, certo. Venerano la memoria di un uomo che ha incarnato la più grande, inconfessabile e spesso censurata delle speranze. Quella di essere perdonati e amati, nonostante tutto ciò che siamo o abbiamo fatto. Avari, bugiardi, ladri, perfino assassini. Uomini di ogni tipo si sono inginocchiati davanti a quel frate. Che li guardava in faccia, li ascoltava, e poi tracciava sopra le loro teste un ampio segno di croce – il segno di quel Dio che largamente perdona.
Hanno voluto vederlo una ultima volta, i vecchi che lo hanno incontrato a vent’anni – come portandogli davanti, oggi, tutta una vita. Hanno condotto i nipoti. Che dei ricordi dei nonni, in genere, non sanno che farsene. Tranne che la memoria di un vecchio non intercetti una uguale loro domanda, e dunque li riguardi. In quel saio, in quella faccia da figlio di contadini, da uomo semplice, hanno cercato l’eco di una misericordia molto più grande di ogni umana giustizia. Della ‘giustizia’ secondo Dio. La sola, capace di fare nascere gli uomini di nuovo.



10 Responses to “Padre Pio”
By Ceccus on set 28, 2009
Il giorno 11 Febbraio 1958 alle 5 di mattina, feci la mia Prima Comunione insieme a mio fratello Stefano durante la Messa celebrata da Padre Pio. Ci augurò: “Che l’ultima Comunione vi trovi più buoni e più santi della prima”.
Andai a confessarmi da lui. Avevo circa 9 anni. Ricordo ancora la dolcezza del suo sguardo e le sue parole. Potrei ancora disegnare il suo piccolo confessionale dietro una tenda. Ritrovai anni dopo lo stesso sguardo durante un colloquio personale con don Giussani. Deo gratias.
By Guido on set 28, 2009
La domanda che sorge a me spontaneamente è questa: dopo il pellegrinaggio e la manifestazione di fede in Padre Pio, abbiamo nove milioni di persone migliori o nove milioni di persone che hanno soddisfatto un bisogno spirituale? Mi sembra una domanda cruciale.
By Michele on set 28, 2009
Tutti gli anni, da trent’anni, un milione di persone va a Graceland, sulla tomba di Elvis Presley.
Quest’anno a Rimini ci sono stati 17 milioni di visitatori.
Cinque milioni, l’altra sera, hanno guardato Santoro.
Sette milioni per il Grande Fratello.
Dieci milioni per Sanremo.
E venti milioni per la nazionale di calcio.
I numeri non contano niente.
Conta quello che chiede Guido: se la gente che va da padre Pio è la stessa che poi telefona a Radio Maria, che vota Lega o l’UDC di Cuffaro, beh, non so a che cosa serva il pellegrinaggio.
Poi, voglio dire, magari ci sono milioni di pellegrini che sono persone mille volte migliori di me.
Ma se mi guardo intorno, se ascolto i discorsi delle persone, se leggo i giornali, se guardo su youtube certe trasmissioni televisive, un dubbio sugli effetti positivi delle visione del cadavere di padre Pio mi viene.
Michele
By bob on set 28, 2009
Ogni volta che sento parlare di padre pio, mi vengono in mente certi documenti……
http://www.clarence.com/contents/cultura-spettacolo/intoccabili/002padrepio/
By Berlicche on set 28, 2009
C’è differenza tra una persona che cammina per strada e una che mi si avvicina, mi mette la mano sulla spalla, mi stringe. C’è differenza tra una persona mossa da curiosità feticistica e una che cerca, in viaggio in primo luogo verso se stessa. Non so le motivazion di quei nove milioni, uno a uno, ma se ce ne fosse anche uno solo che ha visto ed è cambiato allora sarebbe valsa la pena di tutto. Tutti, in una maniera o l’altra, siamo in cammino su una strada.
By Guido on set 30, 2009
No. Non sarebbe valsa la pena. Le frasi retoriche si lasciano dire, ma la verità è che uno su nove milioni non significherebbe nulla.
Due sono i criteri per giudicare un fenomeno del genere: uno, la verità intrinseca del miracolo di Padre Pio. Su questo c’è poco da dire, perché è questione di fede e chi vuol credere alle stimmate vi crede anche contro ogni evidenza. L’unica postilla che si può aggiungere è che, come ricorda Michele, molti altri dimostrano fedi il cui tasso di credibilità non è maggiore né minore di quella in Padre Pio: dai fedeli di Elvis a Presley a quelli di Ron Hubbard, dai pellegrini che si recano a Lhasa strisciando per terra agli evangelici in preda alla glossolalia. Non esiste il benché minimo criterio per dire che una fede sia più ragionevole dell’altra.
Il secondo criterio, assai vago a dire il vero, è verificarne gli effetti a prescindere dalla verità intrinseca: ma siamo punto e a capo, perché potremmo tranquillamente scoprire che un pellegrinaggio ad un concerto di Bob Dylan o ad un tempio tibetano ci cambia in meglio tanto quanto, se non più, di uno a San Giovanni Rotondo.
By Michele on set 30, 2009
Ciao.
Una delle persone più straordinarie (per cultura, attenzione, sensibilità, profondità…) che ho mai conosciuto è stato, più di vent’anni fa, un trentenne da poco uscito di galera per avere, appena maggiorenne, ucciso suo padre, un uomo violento che terrorizzava la famiglia.
Non posso nemmeno immaginare l’inferno che deve aver attraversato quel bambino, quel ragazzo e poi quell’uomo: ma “il risultato” di quella lunghissima passione era straordinario.
E’ da allora che non credo più che esistano vie giuste o vie sbagliate: esistono tante vie quante sono gli uomini e l’unica cosa che conta è ciò che si è diventati.
I cattolici dovrebbero saperlo meglio degli altrui: dal figliol prodigo all’Innominato, passando per l’Inferno di Dante, è tutto un’unica, ininterrotta celebrazione della “provvida sventura”, del dolore, della perdizione e dell’abisso come strada maestra (e unica) per la salvezza, qualunque cosa sia questa salvezza.
Allora non ci sono strade, vie, cammini o luoghi sbagliati, perché niente è sbagliato se alla fine si giunge alla redenzione, alla resurrezione o – come io preferisco chiamarla – all’individuazione: non è il percorso che conta, ciò che è il punto di arrivo.
Vi siete mai chiesti perché i cattolici insistono così tanto sulle radici cristiane dell’Europa? E’ perché non conoscono il Vangelo, che non di radici parla: “Dai loro frutti, li riconoscerete”, dice Gesù. Siccome non conoscono il Vangelo oppure si vergognano dei loro frutti, i cattolici preferiscono le più tranquillizzanti radici, cosa che li esime dal mostrare al mondo le loro opere. Ma così facendo, tradiscono il Vangelo e tradiscono se stessi.
Tanto per capirci, uno dei frutti politici e sociali dei cattolici è Berlusconi, uomo ateo, materialista e immorale se mai ce n’è stato uno. Se questo è il vostro frutto, vi capisco bene, se preferite cianciare di radici, dietro le quali è più facile nascondere la pochezza dei frutti.
Sul resto, che dire?
Leggo, dall’appena uscito libro di George Weigel (Lettere a un giovane cattolico): “il Cattolicesimo non è solo un insieme di cose in cui credere o uno stile di vita, ma rappresenta anche una prospettiva, un modo di vedere le cose, una percezione distintiva della realtà.”
Per la serie: la scoperta dell’acqua calda. Ma cosa credete che siano, gli atei? O credete forse di avere voi cattolici, l’esclusiva della religiosità e della spiritualità?
Prendete me, per esempio: tutta la mia vita, la mia famiglia, i figli, gli amici, il lavoro, le letture… sono del tutto prive di Dio, senza che se ne senta la nostalgia o la mancanza.
E questo, non per ignavia o per quieto vivere.
E’ solo perché sappiamo fin troppo bene che è vero, verissimo, quello che scriveva san Tommaso: “Quia de deo scire non possumus quid sit, sed quid non sit, non possumus considerare de deo, quomodo sit sed quomodo non sit.”
Tutto il resto viene di conseguenza.
Qualsiasi discorso su Dio o di Dio è osceno (nel senso etimologico: fuori scena) perché, se mai esistesse, appartiene comunque a una realtà che ci è preclusa: e ogni teologia e ogni morale religiosa che su questo discorso osceno si basi, non la prendiamo nemmeno in considerazione, perché è solo l’umano, che possiamo comprendere.
Voi conoscete e sperimentate una realtà “altra”? Voi pensate che nella realtà umana interferisca anche una realtà divina? Fate pure, ma non spacciatela per oggettiva, vera, indiscutibile: credete pure agli angeli che comunicano con l’intelletto e alla Madonna rimasta vergine anche durante il parto (il che sembrerebbe significare che l’imene della Madonna non ha subito danni mentre dall’utero fuoriusciva il corpicino di Gesù), ma lasciateci il nostro sguardo dubbioso e il nostro sorriso ironico.
Noi viviamo una religiosità e una spiritualità tutte terrene, che non si discostano dall’orizzonte della terra, che è tutto ciò che possediamo.
Una visione limitata, la nostra? E’ possibile: ma è un limite che si ferma all’infinito dell’Universo e all’insondabile profondità della mente, e non mi pare poco.
Buona serata, a chi ancora c’è. Spero a presto, almeno con qualcuno.
Michele
By alides on ott 1, 2009
Sono stata in pellegrinaggio da padre Pio alcuni anni fa. Ricordo che prima di arrivare, quando eravamo ormai in Puglia, ci ha colto una tempesta di vento che sollevava polvere, quasi come nel deserto. la macchina sbandava, abbiamo dovuto rallentare. Per fortuna, però. Infatti poco più avanti ci siamo trovati davanti un albero che, caduto a causa del vento, sbarrava l’autostrada.
nell’albergo, non so come, tutta la notte io mi sono sentita in compagnia di padre Pio: mi parlava, anche se non ricordo cosa mi dicesse. Sono molto affezionata a p. Pio e lo prego tutti i giorni come nostro intercessore.
By Guido on ott 1, 2009
Anch’io ogni tanto sento le voci. Il mio medico ha detto di smetterla con gli acidi.
By bob on ott 9, 2009
@Alides: pure il semi-miracolo ci tocca…