a cura di Assuntina Morresi

Non fuggiremo, li fronteggeremo, non li odieremo

settembre 19th, 2009 Posted in Uncategorized

La morte ha colpito anche i nostri soldati a Kabul.

Per  ricordarli, vorrei invitare tutti a rileggere  la straordinaria omelia del Card. Ruini, in un’analoga, drammatica occasione, quella dell’attentato a Nassiriya, in Iraq.

Per una tragica ironia della sorte, quei funerali furono una grande testimonianza di vera unità del nostro paese. Ironia, perché l’Italia è uno dei paesi meno bellicosi del pianeta: fuggiamo le guerre, ma il coraggio non ci manca, e possiamo dirlo con orgoglio. Ironia, perché quei funerali insieme alle parole del Card. Ruini

Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci di far loro capire che tutto l’impegno dell’Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui ci siano spazio e dignità per ogni popolo, cultura e religione

sono state forse la testimonianza più grande della vera unità del nostro popolo, unità che ha origine dalla fede comune, a dispetto di chi ancora va blaterando che è stata la Chiesa un ostacolo all’unità d’Italia …. ma mi faccia il piacere!

 

 

  1. 16 Responses to “Non fuggiremo, li fronteggeremo, non li odieremo”

  2. By Germano P. on set 19, 2009

    Brava assuntina, sei grande, sei vera voce di un popolo che c’è, anche se si crede che non ci sia più. Nella prova il cuore vien fuori e grida il bene, e grida il Nome del senso di ogni passo umano.
    Preghiamo per tutti i nostri giovani che sono lì, anche se apparentemente per motivi banali, a testimoniare 2000 anni della nostra meravigliosa e avventura di popolo, e preghiamo per le loro famiglie.

  3. By Ceccus on set 20, 2009

    L’unità dell’Italia sta solo nella sua fede cattolica, dal giorno in cui Pietro venne a Roma per non allontanarsene più.
    E’ la nostra più grande risorsa, la nostra vera e graziosa ricchezza.
    Solo la fede tiene unito questo coacervo di popoli e culture che siamo, in questa piccola aiuola in mezzo al mare.
    Non verremo meno a questa grazia e questo compito, a questa onorevole responsabilità.

  4. By mistero boffo on set 20, 2009

    con tutto il rispetto per quei morti mi chiedo quali siano gli esatti motivi per cui sono andati lì a combattere e a morire… le spiegazioni generiche (tipo “combattere il terrorismo”) non bastano più.

  5. By vincenzo cipriani on set 20, 2009

    il Signore apra gli occhi ad ognuno di noi e ci faccia vedere chi veramente produce il terrorismo. continuiamo ad essere vittime di canaglie assassine che si nascondono all’interno delle istituzioni, dei governi e nei servizi segreti. il Signore ci dia la forza di smascherare i burrattinai – veri demoni della guerra.

  6. By Guido on set 20, 2009

    In casi come questi è sempre molto difficile fare la parte del bastian contrario, si finisce per sembrare cinici e insensibili, ma certa retorica è insopportabile.

    Quei sei poveretti che hanno perso la vita in Afghanistan tutto facevano tranne che testimoniare 2000 anni della nostra meravigliosa storia. Non erano soldati di leva che difendevano i confini patri, ma professionisti molto ben pagati e consapevoli, andati in Afhanistan per un’operazione di polizia internazionale molto controversa e di sicuro non condivisa da tutta l’opinione pubblica.

    Si tratta certo di soldati italiani e nessuno nega che meritino rispetto e tutti gli onori, ma attenzione con la retorica, per favore.

  7. By franco on set 20, 2009

    “…c’é chi definisce “banale” la difesa delle libertà (si capisce che al tempo in cui l’Italia non ce l’aveva lui non c’era!), si sente finalmente auspicare la Fede quale legante della nostra parvenza di Nazione, si sente infine dire che ci sono i soliti misteri (all’Italiana) e finalmente chi pensa con la propria testa e dice che in fondo era il loro mestiere. Ebbene prendo un pò di tutto questo e vi dico la mia: Libertà non ha prezzo, Fede é civiltà, i misteri se ci sono (per esempio nessuno ha parlato del mistero che vede questi Talebani ben riforniti di armi)e per il resto, a noi Cristiani, non ci é concesso altro che pregare. Ciao Franco

  8. By Guido on set 20, 2009

    … e visto che dobbiamo fare i bastian contrari: cosa ci sarebbe di tanto straordinario nell’omelia di Ruini? A me pare del tutto ordinaria.

  9. By Michele on set 20, 2009

    Buonasera.
    In Afghanistan è in corso una guerra, per quanto la si cerchi di camuffare con altre espressioni, tipo “peace keeping” o “esportazione della democrazia”. In guerra è normale che i soldati muoiano, perchè i soldati sono persone mandate lì apposta a sparare al nemico prima che il nemico spari addosso a loro.
    Se la logica e la realtà hanno ancora un senso, questo è quello che succede in Agfhanistan.
    Anche i repubblichini della RSI sparavano addosso agli alleati e impiccavano i partigiani, eppure mi pare che adesso la vulgata sia quella di equiparare gli alleati e i nazifascisti perchè – signora mia! – anche loro – i ragazzi di Salò – credevano in un ideale!
    Quindi, al netto delle vagonate di melassa patriottarda, retorica e ipocrita sui “nostri ragazzi” morti adempiendo il loro dovere, mi dite che cosa di strano, di particolare, di inconsueto è successo l’altro giorno in Afghanistan?
    Sono morti dei soldati in guerra, cioè è successo qualcosa di assolutamente ordinario e normale, in una guerra.
    Cosa avete detto, voi cattolici, quando l’altro giorno sono morte decine di civili in un bombardamento NATO?
    Niente, mi pare: eppure quelle morti sono ingiuste, se di ingiustizia di può parlare a questo mondo.
    I civili sono le vere vittime della guerra, le vittime innocenti: non i soldati, che – almeno oggi – sono tutti volontari e nessuno di loro è di leva: sono adulti consapevoli del mestiere che hanno scelto.
    Che i soldati muoiano in guerra è inevitabile: se non si vuole che ciò accada, smettete di fare le guerre.
    Se volete fare la guerra, rassegnatevi alla realtà: in guerra si muore, e un soldato che muore in guerra è una cosa assolutamente logica e consequenziale.
    Cosa dovrebbero fare, i talebani? Sventolare le bandierine di fronte ai portatori di democrazia?
    I talebani fanno esattamente le stesse cose che facevano i repubblichini di Salò: sparare addosso agli alleati che vengono a portare la democrazia e la libertà.
    E i repubblichini di Salò, mi pare, sono anche loro dei ragazzi che credevano nel loro ideale.
    Ora, ditemi: a parte il rispetto che si deve ai morti (ma non a tutti i morti, ovviamente), che cosa di strano o di incosueto è successo l’altro giorno in Afghanistan, ai nostri soldatio in guerra?
    Sono morti dei soldati in guerra: dov’è la notizia?
    Michele Lucianer – Trento

  10. By Guido on set 20, 2009

    Infine, la questione dell’Unità d’Italia.
    Continua a stupirmi la capziosità polemica di quella che mi risulta essere una docente universitaria, i cui interventi dovrebbero essere ispirati da ben altri criteri.

    Se si parla del processo storico dell’unità avvenuto attorno al 1860, è innegabile che la Chiesa l’abbia contrastato. Se si parla dell’oggi, francamente credo che alla Chiesa vengano imputate ben altre colpe. (Forse la professoressa Morresi, che ha di certo buone frequentazioni nel Pdl, potrebbe chiedere lumi agli alleati leghisti che cantano canzoni razziste sui napoletani o che insultano il tricolore.) Quel che è certo è che l’accostamento di tutto ciò con i fatti dell’Afghanistan è forzato, improprio e scioccamante polemico.

  11. By bob on set 22, 2009

    @Michele: i militari caduti, sia detto con rispetto, sono dei caduti sul lavoro come tanti altri (chè andare in guerra è il loro lavoro). Ma in Italia questo non si può dire, finchè c’è gente come La Russa che parla di “vile attentato”….ma perchè, esistono anche attentati non vili? E’ la guerra, bellezza

  12. By maria on set 22, 2009

    Il sacrificio dei ns soldati a Kabul ha posto nuovamente l’attenzione sulle ragioni e sul metodo di una presenza in terra afgana : non mi sembra che alcuni commenti in qs blog abbiano colto la specificità della questione , il fatto , cioè che i ns soldati stanno operando in condizioni oggettivamente difficili ( e questo è eroismo : affrontare consapevolmente la possibilità di un sacrificio estremo non può essere liquidato sbrigativamente con il fatto che vengono pagati meglio poichè tutte le testimonianze danno conferma di una maturità di scelta e di una consapevolezza morale rara in gente così giovane )mantenendo come punto centrale della loro presenza l’attenzione alla gente afgana , come ha testimoniato Frattini : un ” metodo italiano ” che deve essere esteso alle altre forze ISAF per un cambiamento reale nella società afgana mostrando concretamente la realtà di una società non più sottoposta a regimi dittatoriali e antiumani ma accompagnando le persone a vivere una convivenza pacifica a cui anche loro anelano .

  13. By Gianluca on set 22, 2009

    uNA PREGHIERA, uN ABBRACCIO E uN BACIO A LORO E ALLE FAMIGLIE

  14. By Guido on set 22, 2009

    maria, è facile parlare per frasi fatte, ma l’afghanistan è da sempre una società tribale, che per definizione non potrà mai produrre un regime dittatoriale, tipico delle società moderne.

    non dico che la situazione sia semplice e lineare, ma di certo noi gliel’abbiamo sempre complicata: i talebani li abbiamo “creati” noi!

    a prescindere dallo scenario, dal modo e dai perché siamo in quell’angolo di mondo con le armi in mano, contesto l’idea che l’essere ben pagati per un lavoro pericoloso, ma scelto su basi assolutamente libere e consapevoli, permetta ugualmente di parlare di “sacrificio”. mi stupisce ancor di più che lo faccia una persona religiosa, per la quale la parola sacrificio dovrebbe avere un significato tutto particolare.

    non è pedanteria, ma le parole non vanno usate con leggerezza o in modo retorico: se eroe è chi affronta la probabilità di morire facendo il suo dovere, metà del mondo lo è, dai poliziotti ai ferrovieri, dalle guide alpine ai muratori che lavorano in nero. varia solo la probabilità statistica.

    e, naturalmente, il fatto che per il soldato il dovere può comprendere quello di uccidere. piccolo dettaglio non proprio trascurabile. e chi viene ucciso dai nostri soldati, non sarà mica un eroe anche lui?

    ma poi, suvvia, siamo tutti così ingenui da credere che quella melma nera di nome petrolio non c’entri nulla colla presenza occidentale in quei paraggi?

  15. By Michele on set 22, 2009

    Gentile Maria,
    la testimonianza del ministro Frattini circa la bontà e la superiorità del “metodo italiano” in Afghanistan vale, me lo consentirà, meno di zero: che altro potrebbe dire il titolare degli esteri del governo che ha promosso e sostenuto la partecipazione italiana a quella guerra? Potrebbe forse dire che i soldati italiani sono mercenari senza scrupoli? Ovviamente no: dirà sempre e comunque tutto il bene possibile delle truppe che rappresenta.
    Perchè abbia qualche valore, la testimonianza di Frattini dovrebbe essere supportata da qualche osservatore un po’ più imparziale: non so, la popolazione afgana, per esempio; o i medici di qualche ONG non troppo politicizzata.
    In assenza di prove meno di parte, quindi, mi permetterà di dubitare della bontà del “metodo italiano” in Afghanistan.
    Come mi permetterà, spero, di dubitare anche della bontà del suo modo di leggere e interpretare la realtà (e della credibilità delle conseguenze che lei ne trae): credere alle veline della propaganda ministeriale è ancor meno che ingenuo. E’ puerile e pericoloso.
    Applicando il suo metodo, lei avrebbe dovuto giudicare, ad esempio, il governo Prodi sulla base delle dichiarazioni del portavoce di quel governo: e dubito che lei l’abbia mai fatto.
    Per quanto riguarda il supposto eroismo dei nostri soldati, mi pare che il suo sedicente ragionamento tenga ancor meno: il lavoro ordinario di un soldato in missione di guerra è cercare di rimanere vivo, ciò che si ottiene solo sparando più velocemente del nemico. Tutto il resto sono chiacchiere, e retorica patriottarda, come le mille foto del povero bambino con in testa il basco del padre morto, dimenticando che in Afghanistan ci sono migliaia di orfani per i quali nessuno spende un pensiero o una lacrima.
    Gli stranicristiani (recte, normalcattolici) del sito, poi, ancor meno degli altri.
    I soldati che muoiono in guerra non sono eroi: sono, semplicemente, la conseguenza necessaria e inevitabile della macchina bellica e delle strategie politiche sottostanti.
    Pongo, infine, una domanda che ho postato inutilmente più sopra: che differenza c’è tra i talebani che sparano contro le truppe alleate che cercano di portare la pace e la democrazia in Afghanistan e i repubblichini di Salò che, sessant’anni fa, sparavano contro le truppe alleate che cercavano di portare la pace e la democrazia in Italia?
    Lo chiedo perchè in Italia, oggi, i fascisti della RSI sono stati equiparati a uno come mio padre, che piuttosto che aderire a Salò, rimase due anni in un campo di concentramento nazista, rischiando la vita mille e mille volte.
    Coerenza vorrebbe che la stessa parificazione fosse attuata anche tra talebani e truppe alleate: se è vero che anche “i ragazzi di Salò”, in fondo, credevano nei valori di Patria e di onore, penso che lo stesso si debba dire dei talebani, quale che sia la nostra valutazione politica e etica dei loro ideali (non credo, infatti, che l’ideologia talebana sia peggiore dell’ideologia nazista, alla quale i repubblichini professavano fedeltà).
    Con immutata stima, resto in attesa di qualcuno che risponda alla mia, per quanto provocatoria, domanda.
    Michele Lucianer – Trento

  16. By bob on set 23, 2009

    @Maria: “condizioni oggettivamente difficili”, ma è tanto difficile chiamarla GUERRA?

  17. By c.d. on set 25, 2009

    “L’unità dell’Italia sta solo nella sua fede cattolica, dal giorno in cui Pietro venne a Roma per non allontanarsene più.”

    vedo che pur di esaltare la propria ideologia religiosa non ci si vergogna di falsificare la storia: l’italia era gia unita ben prima del supposto arrivo di pietro, e i suoi presunti discendenti sono stati uno dei principali ostacoli al raggiungimento del moderno stato unitario. si tratta di informazioni inconfutabili che smentiscono categoricamente l’idea della fede cattolica come unico collante storico dell’unita nazionale.

Post a Comment