aggiornamenti, e Catilina
giugno 19th, 2009 Posted in UncategorizedLa Fnomceo, la federazione degli ordini dei medici, ha elaborato un documento sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, molto discusso e discutibile.
Qua un mio editoriale sulla faccenda, su Avvenire, e qui, invece, un’intervista a Eugenia Roccella, sempre sul documento Fnomceo, anche questa pubblicata su Avvenire.
Dopo questo post, invece, alcune considerazioni su Adriano Sofri e dintorni.
E a commento della squallidissima piega della politica di queste ultime settimane, un pezzo molto interessante di Deborah Bergamini
Il Corriere della Sera 18.6.2009
Il Cavaliere, moderno Catilina e le persecuzioni dei riformatori
Deborah Bergamini
Caro direttore,
salvare Catilina, salvare la Repubblica. Roma, I secolo A. C.: Lucio Sergio Catilina è un patrizio romano, uomo coraggioso e di parola. In breve tempo percorre con inaspettato successo tutta la carriera politica, coltivando idee di giustizia sociale e libertà. Per tre volte tenta di raggiungere la carica di console, massima autorità repubblicana, spinto da un consenso popolare straordinario frutto di posizioni anticonformiste, progetti di riforma e profondo senso della Patria.
Per tre volte i poteri forti del tempo utilizzano tutti i mezzi, leciti ed illeciti, per combatterlo e sconfiggerlo. Nella Roma del 50 a.C. esisteva una norma molto lontana dall’attuale concezione del diritto, che alcune moderne marionette del giustizialismo italico vorrebbero applicare anche alla nostra democrazia: ai cittadini romani anche solo inquisiti veniva impedito l’accesso ad ogni carica pubblica. Ed è sulla base di questa norma che Lucio Sergio Catilina viene per due volte accusato di nefandezze a pochi giorni dalle elezioni, interdetto e poi assolto dopo il voto. Ma a chi vede in Catilina e nel suo partito un pericolo troppo grande per i propri interessi, l’esclusione anche solo temporanea del «rivoluzionario conservatore» non può bastare: occorre distruggerne il consenso per intero. Il compito viene affidato al più famoso e abile avvocato del tempo, Marco Tullio Cicerone, alla sua spregiudicatezza e alla sua straordinaria capacità di falsificare i fatti. Cicerone trasforma Catilina in un hostis, un nemico della Patria, servendosi dei più efficaci strumenti dell’epoca: dalle accuse basate su lettere anonime, ai brogli elettorali, ai discorsi retorici tesi a costruire l’immagine più degenerata del suo avversario, fino alle palesi violazioni della legge romana. Tra le accuse più infamanti, Cicerone imputa a Catilina di aver corrotto una giovane vestale, vergine e consacrata alla dea del focolare.
Ci spostiamo di oltre 2000 anni
. Al famoso avvocato pensano di sostituirsi procure politicizzate e redazioni di giornali. Al posto delle orazioni di Cicerone, si ascoltano i teoremi mediatici e giudiziari, si assiste all’uso spesso indecente di foto, video e intercettazioni. La tentazione è sempre la stessa: demonizzare il «rivoluzionario conservatore» di oggi. Gli optimates di ieri che armarono le azioni di Cicerone erano i rappresentanti di una classe senatoriale gelosa custode di privilegi politici ed economici; gli optimates che violentano le regole di oggi sono potentati senza patria, politici mediocri e polverosi intellettuali. Il potere non accetta gli imprevisti e spesso i grandi riformatori, gli uomini in grado di cambiare la storia, si presentano all’appuntamento senza bussare. Questo li rende inaccettabili.
Ma la storia maledice il suo ritorno. Il suo tragico fugge davanti alla farsa in cui si trasforma. E così accade che oggi, per distruggere l’uomo che sta cambiando l’Italia, si è persino disposti a distruggere l’Italia stessa. Minando la fiducia nelle istituzioni che quell’uomo rappresenta, il valore di una democrazia fondata sul consenso popolare, l’immagine di una nazione all’estero e la percezione che il Paese ha di se stesso. Si è disposti a far precipitare la dignità nazionale dentro il buco di una serratura. Un’opera di demolizione che non dovrebbe giovare a nessuno. O forse sì. Quando l’avversario politico viene trasformato per forza in un nemico della patria, quando diviene normale distruggerne il nome, la famiglia, gli amici, i collaboratori, la vita stessa, quando trionfano coloro che accusano per mestiere, con illazioni e teoremi, dietro il velo di un’informazione che è spesso solo fango, allora il diritto scompare, le Repubbliche cadono, le libertà civili si spezzano e i Cesari, quelli veri, arrivano di lì a poco.



3 Responses to “aggiornamenti, e Catilina”
By altro che catilina on giu 20, 2009
Il paragone con Catilina lo deve tutto a Maurizio Blondet, che ha scritto il libro “Elogio di Catilina e di Berlusconi”, editoriale il Cerchio, 1995.
All’epoca il Berlusca era veramente un Catilina.
Dopo quindici anni, è praticamente dalla parte opposta.
Difenderlo ora significa ridicolizzare quanto si è affermato in suo favore in passato.
Fra le altre cose, nel 1995 Blondet scriveva (pagine 10-11 del sopracitato libro):
L’ingenuità politica di Berlusconi lo ha indotto ad errori evidenti, tanto da far vergogna illustrarli. Il primo: l’ingenuità di credere ad una versione libresca della democrazia, cioè che davvero il popolo, con il voto, conferisca il potere, e non le lobbies, gli apparati, i corpi separati e i gruppi d’interesse. Il secondo, conseguenza del primo: trascurare di accaparrarsi le leve che comandano gli apparati, o di conquistarsene l’appoggio, o di smantellarli al più presto (i democristiani non hanno mai ceduto, in quarant’anni, gli Interni). Il terzo: aspettarsi dagli apparati, ingenuamente, la lealtà che un imprenditore si aspetta dai suoi dipendenti, per il fatto che li paga; e stupirsi che troppi “remavano contro”. Gli apparati italiani sanno di non ricevere gli stipendi dai transeunti politici eletti (anzi, a volte sono loro a pagare i politici, come il Sisde), e la loro lealtà va alle fazioni e alle clientele da cui hanno avuto o si aspettano benefici, specialmente indebiti. Il quarto errore: non tentare un accordo collusivo con le opposizioni, fidando di poter esercitare il potere con una maggioranza risicatissima, e inesistente al Senato. Quinto: non essersi diversificato abbastanza da Fini, l’alleato leale (e ci mancherebbe) ma modesto personaggio, tanto da dar l’impressione di essere un simpatizzante di AN e un fan del suo segretario, anziché il leader della coalizione. Sesto: avere scarsa natura sia di leone sia di volpe, non aver studiato Machiavelli. Ma tutto questo non ci esimerà di riconoscere a Berlusconi qualche dote “naturale” (esistono politici “naturali”, come i tenori naturali, che magari hanno fatto un altro mestiere): l’audacia iniziale, la capacità di dare entusiasmo, il fresco messaggio anti-ideologico (che è il vero senso del suo “anti-comunismo”), che persino i suoi alleati gli hanno rimproverato, sentendolo come “mancanza di cultura”, ma che lo avvicina ai ceti che Berlusconi rappresenta.
By beavall on lug 2, 2009
lascio perdere Catilina, e vorrei invece che tra gli aggiornamenti la sig.ra Morresi dicesse qualcosa riguardo ai LEA (Livelli Essenziali Assistenza) che, con il precedente Ministro della Sanità erano stati “appesantiti” dall’apparecchiature computerizzate per i malati di SLA e con il nuovo governo sono state invece immediatamente eliminate.
Della serie: “difendiamo il puttaniere e fottiamo il sofferente”
By beavall on lug 2, 2009
A Morresi che nel suo editoriale dice: “Un’affermazione secca, decisa, chiara: i familiari di persone gravemente disabili, che non riescono a nutrirsi autonomamente, chiedono semplicemente che ai loro cari non vengano mai a mancare cibo ed acqua.” chiedo :
“Perchè si vuole il rispetto della volontà di quei familiari che a nome dei loro cari chiedono acqua e cibo artificiali e non si vuole rispettare invece la volontà di chi vuole rinunciarvi?”
Il Testamento Biologico in fondo non è altro che la dichiarazione di volontà di ognuno di noi, una libera scelta che speriamo venga rispettata, qualunque essa sia.