hanno pure festeggiato
febbraio 12th, 2009 Posted in Uncategorized
IL CASO
Surreale cena per ringraziare i giornalisti
Un ricco catering nella sua villa seicentesca, quella dove nonni, genitori e poi i figli hanno studiato da avvocati, camerieri in guanti bianchi, i migliori vini friulani: Eluana attendeva ancora sepoltura, ieri sera, quando nelle campagne fuori Udine l’avvocato Campeis – il legale udinese della famiglia Englaro – ha imbandito la sua tavola per i giornalisti.«So già che mi mancherete molto; con questa cena vi voglio ringraziare per la vicinanza e la collaborazione che ci avete dato…». C’erano quasi tutti i colleghi della carta stampata, accolti con raffinatezza nel lusso di Villa Campeis. C’era finalmente Daniele Renzulli, figura storica del socialismo friulano, dicono il protagonista occulto dell’intera vicenda, e anche lui come gli altri ha alzato il calice: impresa giunta a buon fine.
La festa è andata avanti fin quasi all’alba, poi tutti a letto, sazi, ma qualcuno anche turbato: «Ci siamo andati – racconta il collega di un grande quotidiano milanese –: effettivamente era qualcosa di surreale». Al mattino, viso stanco e occhiaie per tutti: bisogna correre a Paluzza, oggi si seppellisce Eluana.
Lucia Bellaspiga
p.s.: Al ricco catering non sono ovviamente stati invitati i giornalisti di Avvenire e Sat2000. I quali comunque – va da sé – non avrebbero partecipato. Ma è chiaro che non è questa la notizia.



12 Responses to “hanno pure festeggiato”
By Sergio C. Saccà on feb 12, 2009
E’ abbastanza chiaro che seguono anche in questo quello che Marx ha loro insegnato: non hanno l’anima, quindi il vuoto che sentono anzichè attribuirlo alla loro coscenza ritengono sia lo stomaco e quindi lo riempono! E’ altrettanto certo che tutti i cibi che hanno ingoiato non copriranno questo omicidio. Anzi sono certo che lo spirito di Eluana sarà sempre presente nelle vite future di lorsignori e saprà come saziarli: fame e rimorso! sete e rimorso! Eluana è rimorso!
By don Luca on feb 12, 2009
Mi sembra un ulteriore elemento che ci può stimolare a fare cultura cattolica, ad essere là dove si fa cultura con la forza delle nostre idee, con la meraviglia dell’incontro che abbiamo vissuto, e con la serenità che anche in croce la verità ci rende liberi.
Grazie per questo spazio e buon lavoro!
By Bob on feb 13, 2009
http://malvino.ilcannocchiale.it/2009/02/13/per_applicare_un_sondino_nasog.html
By beavall on feb 14, 2009
@ don Luca … Gesù ha paragonato il Vangelo a un seme di senapa che cresce, si trasforma, diventa un albero.
i Teodem invece vogliono piantare l’albero direttamente nel deserto e son convinti che è questo il vero messaggio di Gesù, confondendolo con quello della Chiesa che in 2000 anni se n’è discostata a tal punto da far sorgere il dubbio se Gesù riconosceranno quando tornerà.
By claudio on feb 14, 2009
come sempre a fare polemica gratuita siete bravissimi!
By Riccardo on feb 16, 2009
Visto che un link sopra ci da la possibilità di documentarci sull’uso del sondino, lascio un link per documentarci anche sull’utilità di quello strumento: mantenere la gente in vita.
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodArt=31171
By Michele Lucianer on feb 16, 2009
Egregia Morresi,
nel suo commento in morte di E.E., lei accusa, pacatamente, il Presidente Napolitano per non aver firmato il decreto legge che, unico, avrebbe salvato la vita di E.E.
Tra le tante questioni che il suo commento pone – alle quali mi permetterò di ribattere in separata – mi permetto di rivolgerle, pacatamente, una sola domanda.
Invece di accusare il Presidente della Repubblica, che si è limitato a non avallare un decreto legge la cui incostituzionalità, per chi non abbia portato il cervello all’ammasso del fondamentalismo, risulta di abbacinante evidenza, perché non rivolge la sua solerte attenzione critica nei confronti del Presidente del Consiglio, che forse aveva il modo e i poteri per intervenire?
La vicenda di E.E. è sotto gli occhi dell’opinione pubblica da molto tempo; la tragedia di Piergiorgio Weby è vecchia ormai di anni; le intenzioni del padre di E.E. erano note da mesi e mesi; Berlusconi è capo del governo da dieci mesi (dopo esserlo stato per cinque anni ininterrotti): perché, se veramente al premier fossero stati a cuore la vita e il destino di quella ragazza, non ha vi provveduto per tempo, con legge ordinaria, anziché utilizzare l’escamotage – immorale, prima ancora che illegittimo – del decreto legge? Perché, se veramente fosse stato convinto della bontà dei suoi convincimenti in tema di vita e di morte, non ha usato la sua solidissima maggioranza parlamentare per approvare la legge sul testamento biologico e affrontare così al fondo la questione che tanto lo angustia? Le ricordo, egregia Signora, che nel giugno scorso, sentendosi in pericolo per via del processo Mills, l’onorevole Berlusconi ha fatto approvare dal Parlamento compatto il lodo Alfano, e in meno di un mese: ciò vuol dire che quando una cosa gli sta a cuore, Berlusconi si sa muovere con la rapidità della folgore. Perché nel caso di E.E., invece, ha atteso che fosse quasi staccato il sondino, per intervenire in modo così scomposto, inutile e sospetto? Da mesi Berlusconi percorre in lungo e in largo la Sardegna per sostenere il suo candidato alla presidenza della regione: perché, invece di sprecare tempo in un’attività che, converrà con me, non mi pare di centrale importanza per la nazione, non ha posto mano a quella legge che avrebbe evitato lo sconcio giuridico e politico in atto? Per salvare la propria pelle (politica) col lodo Alfano, Berlusconi il tempo l’ha trovato: perché, se veramente sentiva impellente su di sé la responsabilità per una persona in pericolo di vita, non ha dedicato a questa vicenda il tempo che essa meritava, senza fare strame – com’è suo costume, del resto: è una coerenza, questa, che gli si deve riconoscere – della legalità costituzionale, della sensibilità istituzionale e dei principi fondanti dello stato di diritto?
Nell’attesa di una risposta al quesito che le ho posto, mi permetto di proporne una io. A Berlusconi, di E.E., non importa nulla: anzi, men che nulla. Quello che gli interessa è garantirsi il potere, sempre più assoluto e sciolto da controlli: e la vicenda di E.E. è una buona occasione per cercare di travolgere chi – in primis Presidente della Repubblica e magistratura – può mettere a rischio le sue mire napoleoniche.
In secondo luogo, dalla catasta di miliardi sui quali è, per lo meno finora, felicemente assiso, Berlusconi può permettersi di osservare con sguardo annoiato e distratto le miserevoli questioni che travagliano la gente comune: lui avrà sempre e in ogni caso un paradiso – fiscale o sanitario che sia – precluso ai semplici sudditi e dove le regole fissate per quei sudditi non valgono.
Infine, tenderei ad escludere che un uomo come Berlusconi possa provare un sussulto etico, nemmeno di quelli rilevabili solo dai sismografi più sensibili e precisi: un uomo che ha prodotto e distribuito la melma mediatica che, da decenni, inonda e ricopre irrimediabilmente il Paese, trasformato ormai in una cloaca mefitica e putrida, creda a me, se sente un sommovimento interiore, stia tranquillo che è solo la peristalsi: magari per un whisky di troppo al night.
Cosa si può pretendere, del resto, da un uomo che ha esibito sulle sue reti televisive un’ex Presidente della Camera con busto sadomaso in latex e bisturi in mano? Per Berlusconi, E.E. è solo lo spunto per il prossimo reality show da trasmettere in fascia protetta, o un siparietto melodrammatico durante le evacuazioni emotive in pubblico di Amici & co.
In attesa di un suo cortese cenno di riscontro, che immagino sollecito e circostanziato, la saluto con immutata stima.
Michele Lucianer – Aldeno (Trento)
By Michele Lucianer on feb 16, 2009
Gentile Signora,
approfitto della sua ospitalità per sottoporle un’altra replica al suo commento in morte di E.E.
Tra i tanto destinatari delle sue pacate accuse, c’è anche la magistratura, in quanto E.E. sarebbe “morta innaturalmente per una sentenza dei magistrati”.
Mi dicono che lei sia addirittura membro del Comitato Nazionale di Bioetica: ci si dovrebbe quindi aspettare un minimo di conoscenza della materia, e non affermazioni che sarebbero – forse – accettabili solo se dette al bar, da gente non sa e non vuole sapere di diritto, di civiltà giuridica e di democrazia: provenendo da lei, da una persona che siede addirittura in quel Comitato, è peggio che spiacevole.
E’ inaccettabile e tremendo, pericoloso e populista.
Lei sembra rientrare tra quelle persone che ritengono che la magistratura di Milano non avesse alcun diritto di pronunciarsi in una materia in cui manca la legge, perché può soltanto applicare la legge e non inventarla.
Lei sa, o dovrebbe sapere, che le cose non stanno così.
La magistratura di Milano non ha inventato nulla, così come non è del tutto vero che manca una legge in materia.
La legge c’è, ed è l’art. 32 della Costituzione, che fissa il principio del consenso per i trattamenti medici (”Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”): il padre di E.E si è rivolto al giudice appunto per chiarire come si applica, nel caso di sua figlia, il diritto costituzionale a rifiutare le cure non volute.
Negli ordinamenti giuridici moderni (e non solo) vige il principio del “non liquet”, cioè al giudice è fatto divieto di “denegare giustizia” rifiutando di emettere una sentenza perché la legge da applicare non è chiara o è “incompleta”.
Inoltre, negli ordinamenti che si ispirano ai principi dello Stato di diritto, al giudice è precluso il c.d. référé législatif, cioè il ricorso al “principe” perché questi risolva una questione d’interpretazione o fornisca la norma del caso.
Questo è il senso dell’art. 12 delle Disposizioni sulla legge in generale, preposte al Codice civile (c.d. Preleggi):
“Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i princìpi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato.”
Non è colpa del giudice, se in materia di trattamenti medici c’è solo l’art. 32 (attributivo del diritto a rifiutare le cure) e non c’è una normativa di dettaglio (che il Parlamento non ha mai voluto fare): il giudice deve sempre e in ogni caso decidere, sulla base dei principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato, se necessario.
La Costituzione fissa la libertà costituzionale di rifiutare le cure: il giudice, nel caso specifico, ha stabilito come si applica.
Scrivere che E.E. è “morta innaturalmente per una sentenza dei magistrati” dimostra solo una macroscopica e inescusabile ignoranza.
Con immutata stima,
Michele Lucianer
By Riccardo on feb 17, 2009
Egregio signor Lucianer, lei è certo a conoscenza come questo spazio sia a disposizione di tutti.
Pertanto confido nella Sua benevolenza nel accogliere il mio contributo alla presente discussione, che vorrei dare rispondendo a quanto da Lei osservato e per cui chiamava in causa l’autrice del post.
La questione di Eluana era divenuta da tempo una questione politica. Trovo opportuno il riferimento al defunto Welby. Mentre a quel tempo il governo di allora tentava di approvare una legge per consentire l’”eutanasia”, oggi è in discussione una legge per garantire le cure.
Mi pare che la differenza di indirizzo, ottenuta nel giro di pochi anni e speriamo maturata anche nelle coscienze, sia palese.
L’indagatissimo Silvio Berlusconi ed il suo governo hanno mostrato una determinazione nei confronti della difesa della vita che è mancata ai suoi avversari “moralizzatori”. Per essi la questione etica è ridotta apparentemente alla difesa del “soldo”.
Sui tempo scelti dal governo e dalla maggioranza, l’autrice ha già dato una sua lettura della scelta operata in merito. Può leggerla al punto nove del post che trova a questo indirizzo e che probabilmente Le è sfuggito:
http://stranocristiano.it/2009/02/pacatamente/
Per quanto riguarda la questione giuridica da Lei posta, la signora Morresi aveva evidentemente già in animo di affrontare la questione, con contributi di giuristi che ne sanno indubbiamente più di me, a cui la rimando.
http://stranocristiano.it/2009/02/la-questione-giuridica/
http://stranocristiano.it/2009/02/questione-giuridica-2/
Per concludere, signor Lucianer, capisco che le altre questioni siano più pertinenti alla materia (pardon, al caso, al Colle dicono che non c’è materia) e colpiscano in profondità la sua coscinza di cittadino, ma del festino organizzato per festeggiare la morte di fame e sete di una donna, davvero non ha nulla da dire?
Rik
By don Luca on feb 17, 2009
@beavall
Mi scuso del ritardo nel rispondere, ma il tempo è quello che è. Sono convinto, perché ho uno specchio a casa, che la Chiesa ha delle responsabilità nel non essere sempre trasparente come dovrebbe al messaggio, e mi faccio carico della mia personale opacità. Vivo, spero, prego, perchè la Chiesa continui ad annunciare e vivere il vangelo. Non so se ci riesco, ma vedo molte persone che ne fanno parte che ci riescono e questo mi consola, mi sprona e mi incoraggia. Nascono foreste nei deserti se il Signore lo ritiene…
By Claudio on feb 23, 2009
Peccato che sia stato tralasciato l’ultimo capoverso del 2 co. dell’art.32 che recita “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Ma Eluana non era una persona umana?
Togliere alimentazione e idratazione non significa forse violare tali limiti?
La legge non può violare tali limiti, ma può la magistratura?