Socci in libreria

16 Maggio 2012

L'ultimo libro di Antonio Socci, in libreria da oggi, è un romanzo!!!

"I giorni della tempesta", ed. Rizzoli, nel suo sito leggiamo qualche traccia della storia: la tomba di San Pietro, una veggente, il destino della Chiesa...."un filo rosso tra le origini del cristianesimo e il nostro fosco presente"....promette bene!

l'etica dopo il bunga bunga

16 Maggio 2012

Oggi c’è stato un convegno, la “Giornata Internazionale della famiglia”. Il Forum delle Famiglie l’ha organizzata fin dal 2002, e quest’anno ha coinvolto alcune istituzioni: Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione (che ha anche le deleghe alla famiglia).

Qua il programma.

E nel pomeriggio arriva il ministro Fornero – intervento programmato – e subito dopo l’intervento del Presidente del Forum, serenamente spiega che:

"La famiglia e' in crisi. Una crisi innanzitutto di identità: la famiglia tradizionale rischia di diventare un'eccezione, non più la regola. Oggi le famiglie di fanno e si disfano, le coppie di fatto chiedono di essere considerate famiglie, ci sono coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono la stessa cosa. Dobbiamo sforzarci di distinguere la parte riconducibile a un sistema di valori tradizionali e una visione aperta in cui tutti chiedono diritti. Io sono anche ministro per le pari opportunita, non mi pronuncio a favore di una cosa o dell'altra, ma esiste un problema di identità familiare e non possiamo far finta di niente. Abbiamo il dovere di riflettere".

Insomma: la Fornero con somma tranquillità va ad un evento istituzionale promosso dal Forum delle Famiglie e gli dice in faccia che il Forum è superato dagli eventi, è sostanzialmente vecchio,  deve avere una visione aperta e che lei, insomma, da ministro delle pari opportunità deve per esempio porsi il problema delle coppie omosessuali.

E adesso affondo il coltello nella piaga: dove sono quelli che col sopracciglio alzato avevano obiettato a che Berlusconi presentasse la Conferenza Nazionale delle Famiglie (che il suo governo organizzava e finanziava)?

Quelli scandalizzati per i comportamenti privati di Berlusconi, che non si sentivano rappresentati da un cotale Presidente del Consiglio, adesso che fanno, con gli irreprensibili comportamenti pubblici della professoressa Fornero? Si sentono rappresentati, adesso?

La verità, paradossale solo in apparenza, è che insieme al re del bunga bunga e al suo governo sono caduti tutti gli argini in politica sui temi eticamente sensibili. Piaccia o meno – probabilmente a certi non piace affatto - le cose stanno così. Già lo stiamo vedendo chiaramente: oggi il Ministro Profumo ha invitato i presidi a celebrare nelle scuole la giornata contro l’omofobia; sulla Fornero abbiamo già detto; non si riesce a discutere al Senato la legge sul fine vita; le linee guida sulla legge 40, pronte da mesi, non sono ancora state firmate dal Ministro Balduzzi, che evidentemente sta aspettando speranzoso la sentenza sull’eterologa; Pigi Battista sul Corriere scrive che, insomma, il matrimonio fra omosessuali non è mica una minaccia, il che significa che questa è la nuova parola d’ordine del “salotto buono” italiano; i radicali rilanciano il testamento biologico via web, e questo solo per dire le principali degli ultimi due giorni.

E non venitemi a dire, per favore, che in tempi di crisi economica dei temi eticamente sensibili non gliene frega niente a nessuno. Non è vero, e non è neanche vero che si usano per distrarre l’opinione pubblica: se così fosse, il governo Monti spingerebbe per portare la legge sul fine vita in parlamento, affronterebbe le leggi su coppie di fatto, e così via, per non far riempire le pagine dei giornali di tasse e suicidi.

Ma non lo fa, anzi: evita come la peste di discutere di questi temi, che scatenano ogni volta un putiferio e metterebbero sicuramente in difficoltà il suo governo.

Il fatto è che questi SONO temi fondamentali, che ognuno sente inevitabilmente come dirimenti, non eludibili. La vita, la morte, l’amore, i figli: per quale strano motivo non dovrebbero interessare, in tempo di crisi economica? Forse non si nasce più, non si muore più, non si desidera più avere figli? E d’altra parte, c’è una pressione fortissima del mondo ormai senza fede, per abbattere l’antropologia cristiana, per annichilire un orientamento cristiano diffuso anche fra i non praticanti, e sostituirlo con un triste individualismo nichilista assoluto, ed indifferente a qualsiasi credo religioso.

Per quale motivo un governo tecnico dovrebbe rimanere estraneo a questi temi? Non è la politica a decidere di metterli al centro. Sono loro a mettercisi: eutanasia, matrimoni gay, fecondazione assistita, arrivano da soli, nessuno li chiama sulla scena del dibattito pubblico.

E mentre tutto sembra venir giù, nel nuovo assetto politico i cattolici marciano serenamente verso l’irrilevanza.

P.S. qua il comunicato di risposta alla Fornero della Roccella. Alle 21.00 di stasera, se non erro, avevano risposto solo in tre. Speriamo che domani qualcun altro si svegli.

strepitoso editoriale di Avvenire

12 Maggio 2012
oggi, in prima pagina, da Avvenire

Pensieri davanti al carcere

LA FORZA DELLE MADRI

Marco Pozza

Le contempli sotto la pensilina attonite e mute, coi loro fagotti di bucato profumato e qualche pacchetto di biscotti da recare oltre le sbarre. Senza trucchi o abiti ricercati, sotto il sole cocente d’agosto come sotto la nebbia padana d’inizio inverno. Quei figli che oggi stanno dietro le sbarre di un carcere sono usciti dal loro grembo: per il mondo sono delinquenti e briganti, per loro rimangono pur sempre figli da amare e custodire. Dietro le sbarre abitano i figli, davanti alle sbarre stazionano le loro madri, splendide donne capaci di rimettere in scena ogni primo mattino all’esterno delle carceri la riedizione di quella prima Madre sotto la croce. Stabat mater dolorosa: ieri, oggi e sempre. Le chiamano povere donne, di loro qualcuno s’intenerisce, qualche altro forse le prende sottilmente in giro: eppure non cambia nulla dentro quel cuore capace solo di amare a oltranza. Perchè una cosa è il delitto, altra cosa è l’uomo che lo compie. Il primo va condannato, il secondo va amato senza giustificarlo.

Anche in carcere si celebra la festa della mamma, di quelle splendide eroine che campeggiano statuarie fuori dalle sbarre per stringere una mano, carezzare la barba, baciare quel figlio del quale si prova evidente nostalgia. Le loro occhiaie stanche parlano di fatiche e lunghi viaggi, le loro rughe raccontano di notti insonni e pensieri vagabondi, nelle loro scarpe ci sono andate e ritorni senza più certezze. Sono donne speciali, le mamme dei carcerati, perché donne capaci di rimetterli al mondo due volte: la prima volta quando li fecero entrare in questo spendido palcoscenico dell’esistenza, la seconda volta quando, il giorno dopo un misfatto, si sono rimboccate le maniche e han trovato il coraggio di scendere pure loro negli inferi delle galere; per amare quei figli quando forse meno se lo meritavano. Loro hanno capito che è proprio quello il momento in cui hanno più bisogno.

La geografia del Vangelo ambienta la vita di Maria tra Nazaret e Gerusalemme, tra la ferialità nascosta dei primi anni e la nostalgia di Risurrezione degli ultimi tre anni. Da quel giorno in ogni mamma abita l’inimitabile capacità di unire la quotidianità con l’eternità, il profumo della farina con le lacrime di nostalgia, la ricetta del minestrone con l’alfabeto della misericordia, lo sgranare la corona del rosario con il rimboccarsi le maniche in fronte a una cella. Gli uomini hanno paura delle donne: basta un loro sguardo per piegare delinquenti di vecchia data. Non è una questione di forza fisica, ma di forza del cuore perché la donna, a maggior ragione se madre, spinge il mondo un passo oltre le capacità dell’uomo. E gli uomini lo sanno perchè Dio nel loro grembo ha deposto la custodia della vita fino al suo ritorno. Ecco perchè le mamme tremano ma non disperano, hanno paura ma non si rassegnano, piangono ma non soccombono. E se qualche volta danno l’impressione di scomparire dalla vita di un figlio è solo per farsi trovare più forti un attimo dopo, come i torrenti carsici che s’inabissano e improvvisi ritornano più lontano.

Per vent’anni Emanuele, ergastolano costretto al regime del 41bis, ha fatto i colloqui con la madre da dietro un vetro: nemmeno l’emozione di stringerla quella donna. Dopo 8.000 giorni di galera gli hanno tolto il 41bis e ha fatto il primo colloquio attorno ad un tavolino. Sono tre giorni che Emanuele non si lava il volto: non vuole perdere il profumo lasciato dalla madre sul suo collo mentre lo baciava. Dentro il ventre della galera è il profumo della mamma a tenere accesa la vita.

lettere dal carcere, eterologa

11 Maggio 2012

UNO: sul sito del settimanale Tempi possiamo leggere una lettera dal carcere di Antonio Simone. Interessante la sua domanda a Repubblica. Immagino sia la prima di una serie di lettere, una serie che gli auguro con tutto il cuore di continuare a scrivere il prima possibile da casa sua, con un nuovo titolo: "Lettere da Antonio Simone".

DUE: il 22 maggio la Corte Costituzionale si pronuncerà sul divieto di eterologa nella legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Se quel divieto venisse considerato illegittimo, e fosse tolto, la Consulta farebbe il peggior regalo avvelenato al governo dei tecnici: il parlamento dovrebbe velocemente mettersi a legiferare per regolare l'eterologa, con tutto il putiferio che possiamo immaginare. Sarebbe una legge dello stesso peso della legge 40. Ho cercato di spiegare su cosa dovrebbe pronunciarsi il parlamento, eventualmente,  in un pezzo su Avvenire.

E' arrivata la bufera (zapatera)

7 Maggio 2012

Hanno vinto Stella & Rizzo, i fustigatori della Casta, quelli che lavorano per la Casta vera, i padroni dei Corrierone: tanto per capirci, i banchieri, i tecnocrati, i confindustriali padroni del Corrierone e amici dei padroni suddetti.

A Grillo i voti glieli hanno portati loro, non è stato il comico a guadagnarseli. Sarebbe rimasto con percentuali da prefisso telefonico o poco più, se non fosse stata scatenata una feroce campagna dai principali centri di potere mass-mediatico, e pure da tutti quelli che, per vendere qualche copia in più dei loro inutili giornaletti, hanno portato il cervello all’ammasso e hanno cavalcato la demonizzazione dei partiti insieme a un’ondata moralista che anche i più convinti puritani se la sognano. Cromwell, in confronto, era un liberale.

Per mesi e mesi il problema dell’Italia è stato lo stipendio dei parlamentari (meno di 5000 euro al mese, al netto), insieme alle personali e private abitudini sessuali di Berlusconi.

Pagine e pagine di giornaletti di tutti i colori politici, destra, sinistra e centro – ma sempre guidati dall’ammiraglia del Corriere del Potere – hanno tuonato contro il Male Assoluto, cioè i partiti, possibilmente di centro-destra, oramai sinonimo di corruzione, malgoverno, e ricettacolo di tutti i mali possibili.

I buoni, sono gli altri. Quelli fuori dai partiti, che si sentono così bravi, onesti, puri, mai parcheggiato in seconda fila, mai un dito nel naso, mica fanno rumore quando sorseggiano elegantemente la minestra, mai saltata una fila, quelli che quandosimettonoafarepolitica, ossignoramia MAQUANTOSARANNOBRAVI, perché, si sa, tutti questi che sbraitano si sentono così capaci, così pronti a fare politica, così abili, hanno la ricetta in tasca per tutto, basta farceli entrare, in parlamento, o anche solo in consiglio comunale.

E sai poi, che meraviglia.

Il risultato è quello di stasera: sta arrivando Zapatero, cari miei.

Non è il Pd che ha vinto, anche se, chiaramente, ha perso meno del PdL. Sta arrivando Zapatero nella versione peggiore – casomai ne fosse possibile una peggiore di quella spagnola.

Quando lo zapaterismo entrerà in parlamento – perché ci entrerà, ci entrerà, vedrete – saranno tutti pronti e rassegnati.

Basta vedere il mite Hollande, il moderato francese, che ha rassicurato persino i mercati, salutato dai nostri TG insieme alla sua compagna come “la prima coppia di fatto all’Eliseo, e anche questo è un segno dei tempi”, e che per prima cosa ha confermato che, prima dei provvedimenti economici, benedirà laicamente il matrimonio omosessuale e l’eutanasia.

In Italia, quando con le prossime elezioni arriverà lo zapaterismo, tutti saranno pronti a chinare il capo, anche i cattolici, impegnati a purificarsi dal periodo berlusconiano, che non alzeranno neppure la testa. E nessuno più si impegnerà in battaglie politiche e pubbliche. Ci saranno testimonianze personali,  qualche dichiarazione e qualche articolo, ma di battaglie, niente più: del referendum sulla legge 40 e del Family Day, o della battaglia parlamentare su Eluana Englaro e del decreto governativo che l’avrebbe salvata, rimarrà solo un ricordo confuso.

E i cattolici, come è evidente dai risultati di queste elezioni, si avviano verso una serena irrilevanza.

elezioni, CL, eterologa

7 Maggio 2012

SCUDETTO ALLA JUVE!!!!! GRANDE!!!!!!

Già stasera abbiamo un assaggio di quel che sarà la settimana prossima, tutta dedicata ai commenti delle elezioni in Francia, dove sappiamo che ha vinto la sinistra con Hollande (e Sarkozy non ride più), in Grecia, dove hanno vinto gli estremismi, e soprattutto in Italia, nelle amministrative che, anche se coinvolgono tutto sommato pochi comuni, saranno sicuramente utili a capire, più che le tendenze dell’elettorato (i comuni sono pochi, le liste civiche tante, ogni campanile ha la sua storia), quale sarà il gioco dei partiti e delle alleanze future.

Quindi stasera dedico un po’ di spazio ad altre considerazioni.

Innanzitutto, la lettera che don Carron ha scritto il primo maggio su Repubblica, e tutta la questione Formigoni & CL.

Nel merito della lettera, scriverò in un prossimo post.

A quell’intervento ne sono seguiti diversi altri e nell’insieme la situazione è abbastanza confusa. Particolarmente significativo all’indomani un articolo di Gad Lerner, ancora su Repubblica, in cui il giornalista, addirittura virgolettando dichiarazioni anonime di “dirigenti ciellini a lui (Carron) più vicini”, ci rivelava che “da un decennio almeno c’era chi, dall’interno, invano si opponeva al disegno politico impersonato da Formigoni e , in seguito, da Maurizio Lupi”, una situazione in Lombardia che Carròn “sopportava ma non apprezzava”, e insieme a lui la quasi totalità dei responsabili di CL, da Savorana a Vittadini.

Affermazioni involontariamente comiche: se almeno da dieci anni tutta la dirigenza di CL non sosteneva Formigoni e tradiva l’insegnamento di Don Giussani, si può sapere chi ha guidato il movimento, intanto? Tra l’altro, quel periodo ha coinciso con la gran parte della “reggenza” di Formigoni in Lombardia, che CL ha sostenuto sempre, elettoralmente.

Da quel che scrive Lerner, il responsabile dei “cattivi” pare sia stato solamente Luigi Amicone, l’unico a sostenere Formigoni e Lupi, in un cupo disegno berlusconiano. Veniamo a sapere da Repubblica quindi che Amicone è stato il potentissimo (e oscuro) leader di CL che “da un decennio almeno”  ha condizionato la politica lombarda e tutta la guida del movimento, imponendo con una determinazione straordinaria la sua volontà a tutti, da Don Carròn a Vittadini a Savorana. Di cosa pensasse Don Giussani (che è morto sette anni fa, e quindi nel periodo indicato da Lerner in parte ancora c’era), non è dato sapere.

Insomma, per almeno dieci anni Amicone ha gestito con pugno di ferro tutta CL, in totale solitudine, e nessuno se n’era accorto. Fortuna che Lerner ci ha illuminato.

A smentire questa versione - veramente divertente - è stato Il Fatto quotidiano, ma a questo punto lascio la ricostruzione dei fatti ad Antonio Socci che oggi in un  bel pezzo su Libero, ha ricostruito l’unica possibilità logica di quanto accaduto, detto e scritto. 

Ci sono due notizie in più da registrare. Il primo è che a leggere il Corriere della Sera, oggi, della presunta venuta del Papa a Rimini al Meeting non ne sapeva niente nessuno: l’invito era stato fatto, ma i responsabili del Meeting aspettano ancora la risposta. Almeno fino ad oggi, in Vaticano nessuno ha smentito l’autenticità dei documenti pubblicati dal Fatto, e quindi non sappiamo cosa stia succedendo.

Il secondo fatto è che Lerner continua  a dire – ieri rispondendo ad Intiglietta, e pure sul sito di Tempi – che quelle affermazioni che lui ha virgolettato sono vere. Magari Lerner dovrebbe verificare l’attendibilità delle sue fonti. Comunque Amicone risponde per le rimeVedremo se qualcun altro smentisce.

Il prossimo 22 maggio la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità o meno del divieto di fecondazione eterologa. Alberto Gambino, nell’inserto E’ Vita di Avvenire, giovedì scorso, ne ha indicato i principali nodi giuridici: perché siamo contrari all’eterologa, e perché diciamo no al figlio con tre genitori.

SCUDETTO ALLA JUVE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! GRANDE!!!!!

evento - Mons. Luigi Negri

2 Maggio 2012

Presentazione del volume "Fede e Cultura. Scritti scelti" , Ed. Jaca Book , di S. E. Mons. Luigi Negri

interverranno

- Sua Eminenza Card. Julian HERRANZ   - Sen. Marcello PERA   sarà presente l'autore.   Giovedì 3 maggio ore 17,30 Sala Vasari Palazzo Cancelleria - P.zza Cancelleria, 1 ROMA.  

...e nessuno ne restò

30 Aprile 2012

Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar,
uno fece indigestione, solo nove ne restar.
Nove poveri negretti fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato, otto soli ne restar.
Otto poveri negretti se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar.
Sette poveri negretti legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo, e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto, solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale, quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti salpan verso l’alto mar;
uno un granchio se lo prende, e tre soli ne restar
I tre poveri negretti allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò, e due soli ne restar.
I due poveri negretti stanno al sole per un pò:
un si fuse come cera e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto in un bosco se ne andò:
ad un pino s’ impiccò e nessuno ne restò

Ve la ricordate? E’ la filastrocca appesa nelle camere dei dieci ospiti di Nigger Island, l’isola in cui i dieci vengono misteriosamente uccisi, uno ad uno, e man mano che avvengono i misteriosi omicidi spariscono anche le dieci statuette di porcellana sopra un tavolo, una per volta.

E’ la trama del capolavoro di Agatha Christie, “Dieci piccoli indiani”, e purtroppo si adatta tragicamente bene alla situazione politica che stiamo vivendo.

Se sostituiamo i “poveri negretti” con i governi conservatori europei, vediamo che stanno cadendo uno dopo l’altro, uccisi dalla politica miope di Angela Merkel che, seguendo la filastrocca, rischia di fare la fine dell’ultimo, quello che “ad un pino si impiccò e nessuno ne restò”.

Lo spiegava bene Il Foglio venerdì scorso:  “Wolfgang Münchau ieri sullo Spiegel on line proponeva  la costruzione di una statua per i caduti, nel cuore di Bruxelles. Ultimo della lista è il premier olandese Mark Rutte, ma anche la statua di Nicolas Sarkozy è già in fase di realizzazione. Al presidente francese potrebbero  poi seguire, più o meno a ruota, il premier greco Lucas Papademos e l’italiano Mario Monti”, (e ricordiamo che Papandreou e Berlusconi sono già caduti) e chissà, alla fine, avremo pure un monumento alla stessa Merkel.

D’altra parte, il prossimo 6 maggio si vota in Grecia, il 31 maggio in Irlanda ci sarà un referendum sulle regole di bilancio imposte dalla Germania, e da qualche giorno la Spagna, con un governo nuovo e una disoccupazione da paura, è stata declassata da agenzie internazionali.

Uno tsunami politico, economico e sociale che in pochi mesi ha cambiato tanto del nostro mondo, ma noi ancora facciamo fatica a raccapezzarci anche per via della forsennata campagna contro i partiti che la voce del padrone, ovvero il Corriere della Sera – quelli della vera Casta, quelli del salotto che conta per davvero – continua a fare, cannoneggiando via via su tutto quello che in politica ancora si muove, per annientarlo, spazzarlo via, e sostituirlo non si sa bene con che (ma loro qualche ideuzza ce l’hanno sicuramente). E nella cecità totale della gran parte di tutti gli altri giornali che pensano di vendere – ma non ci riescono, visti i dati disastrosi delle testate principali – seguendo il corrierone sulla scia dell’antipolitica becera.

E’ finita pure la “luna di miele” del governo Monti, i giornali hanno smesso da un po’ il bacio bavoso della pantofola. Ma adesso, diciamolo pure, al governo non ci vuole andare nessuno: nel PdL si stanno leccando le ferite, all’Udc dicono di fare un partito nuovo, e, come scriveva Travaglio, la novità sarebbero Pisanu e Dini, 156 anni in due, mentre a sinistra sanno bene che se si votasse ora vincerebbero, e la cosa li terrorizza. Che farebbero, Bersani, Vendola e Di Pietro al governo? Anche per questo il compagno Napolitano, che sempre un compagno fedele nei secoli rimane, proteggerà il governo Monti finchè può: solo così può continuare ad aiutare i compagni del PD & C., per i quali governare adesso sarebbe letteralmente una iattura, l’inizio della fine.

La mancanza di speranza è tragicamente evidente dai suicidi oramai quotidiani che vediamo anche da noi, in Italia.

Questa dei suicidi degli imprenditori e di chi ha perso lavoro, è impressionante, anche perché, sinceramente, nel nostro paese anche i più emarginati non rischiano di morire di fame, e hanno sempre diritto all’assistenza sanitaria.

E’ impressionante, specie se paragonato a quello che hanno dovuto affrontare i nostri nonni: quella generazione ha vissuto due - dico, due - guerre mondiali, i bombardamenti, la morte di tanti cari, e tanti giovani, figli e fratelli e mariti che non sono più tornati, i “dispersi”, quelli persi per sempre e inghiottiti dalla guerra, e poi la fame vera, l’emigrazione in altri continenti (anche telefonarsi era complicato, comunicavano con lettere e telegrammi), eppure, almeno nella memoria, nelle storie che ci hanno raccontato, io non ricordo di aver sentito parlare di suicidi.

Ci saranno pure stati, ma a noi è arrivata, nei racconti, la voglia disperata di volercela fare, in situazioni indubbiamente molto più pesanti e difficili e tragiche di quelle di adesso.

Dovremmo riflettere più sul perché.

Magari è anche lo stesso motivo per cui prima, anche nella miseria più totale, di figli se ne facevano tanti, e le famiglie reggevano più che adesso, e le chiese erano più piene.

Dovremmo rifletterci. E parlarne.

politica, Formigoni, Tantardini

21 Aprile 2012

Qualche giorno fa ero dal medico, aspettando il mio turno. Leggevo il Corriere della Sera, e nella pagina aperta c’era la foto di Renzo Bossi. Entra una signora, molto arrabbiata. Ha fretta, le serve urgentemente un certificato ma deve aspettare il suo turno: tutti abbiamo fretta, tutti siamo in fila. Si siede vicino a me, vede la foto del “trota”, e comincia ad inveire violentemente contro i politici, tutti “schifosi ladroni, rubano tutti, che schifo pure questo della Lega”. E poi, con un trucchetto – scusate, dice, devo fare solo una domanda al medico – appena si apre la porta dell’ambulatorio, ci si infila dentro, e salta la fila.

Ecco: l’Italia è diventata questo.  Tanta, troppa gente rancorosa, livorosa, che si è trovata servita su un piatto d’argento un capro espiatorio per le difficoltà della crisi – i politici, diventati oramai per la vulgata comune una massa indistinguibile di corrotti, sede di tutti i mali – e su quelli si sfoga, tutta questa gente rancorosa, accusandoli di ogni nefandezza, salvo fare, appena possibile, le stesse cose su cui hanno protestato fino a un secondo prima.

Certo, il mio esempio è minimale e non ha un gran peso, ma è indicativo di un modo di agire. I corrotti sono gli altri, sempre, e spesso non ci si rende conto che sono in tanti a cercare scorciatoie o facilitazioni illecite, per non dire d’altro. E ognuno di noi sicuramente potrebbe fare esempi più consistenti del mio.

Per buttare giù Berlusconi, al grido “muoia Sansone con tutti i filistei”, è stato inaugurato un nuovo metodo: basta con i processi, non serve neppure cercare reati, è sufficiente scoprire un lato debole dal punto di vista personale – le donne, il lusso - comportamenti inopportuni o imbarazzanti o sconvenienti per una carica pubblica, specie in un periodo di crisi e difficoltà economiche, e poi bisogna mettere tutto in piazza, paginate di giornali, indicare il puzzone, ed il gioco è fatto: la lapidazione è assicurata.

Con Berlusconi ha funzionato, e poi hanno cominciato a farlo con i suoi alleati, e funziona anche lì. La gente è indignata, giustamente – quando c’è chi si suicida perché perde il lavoro e le imprese chiudono, le vacanze lussuose e i festini diventano umanamente insopportabili – e su questo si giocano le campagne mediatiche al massacro.

Non importa più capire se qualcuno ha commesso reati o no, se i soldi del partito sono stati usati correttamente o no, se si tratta di soldi privati o pubblici, se si è governato bene o no, se fare vacanze lussuose sia peccato, reato, o solo incoerente o inopportuno: tutto va bene pur di alzare un enorme polverone, siamo entrati in una lunga notte in cui tutte le vacche sono nere, e niente più si distingue.

E quindi si urla contro la corruzione e i politici ladri, e poi si salta la fila dal medico, perché se non possiedi niente, solo quella puoi fare, di infrazione. Ma la logica, amici miei, rimane la stessa.

E allora? Allora cominciamo con l’aiutarci a guardare in faccia la nostra realtà italiana, a partire dai fatti per quelli che sono, cerchiamo di capire, e distinguere reati, peccati, incoerenze insopportabili, comportamenti inopportuni, e innanzitutto chiamare le cose con il loro nome.

Cominciamo a farlo con Formigoni, che governa, regolarmente eletto,  da 17 anni la regione più ricca d’Italia, con risultati che tutti possono verificare.

Non è indagato, non ci sono reati in gioco, per adesso, ma una violentissima campagna demolitoria, basata soprattutto su comportamenti personali giudicati inopportuni o imbarazzanti – una vita iperlussuosa ed incongrua per chi ha fatto voto di povertà - e una frequentazione con “faccendieri” momentaneamente in galera, con cui ha fatto vacanze da nababbo, sospettati di avergliele pagate per avere in cambio favori dalla regione Lombardia.

Su questo si è innestato il fatto più doloroso: uno dei “faccendieri” attualmente a San Vittore, su cui la magistratura sta indagando,  è Antonio Simone, un amico storico di Formigoni, che ogni ciellino sulla cinquantina conosce, almeno di nome. La loro amicizia, sua e di Formigoni, e di tanti altri del CLU, statale e cattolica di Milano, era mitica: insieme hanno letteralmente costruito un pezzo importante della storia del movimento di Comunione e Liberazione, in anni molto belli, molto difficili, molto intensi, che hanno segnato la vita di tanti di noi, e l’hanno cambiata in modo decisivo. Per quello, gliene siamo tutti grati, pure adesso. Io sono loro grata, pure adesso, comunque vada.

La moglie di Antonio Simone ha scritto una lettera al Corriere, ieri, furiosa, velenosa contro Formigoni.  E Formigoni ha risposto.

Vorrei invitare tutti a leggere la lettera di Formigoni, sul sito di Tempi, e a rifletterci su.

Sarà la magistratura a stabilire se ci sono reati, e se qualcuno ha sbagliato, pagherà come è giusto che paghi.

Comunque io mi ricordo che Don Giussani, quando Andreotti fu accusato di essere mafioso, nel pieno di “Mani Pulite”( l’antefatto di quel che accade adesso) annunciò che CL avrebbe affidato la direzione della rivista Trenta Giorni proprio a Giulio Andreotti, come segno di solidarietà (se qualcuno che legge si ritrova il comunicato ufficiale, me lo può far avere?). Fu un grandissimo rischio: e se fosse stato riconosciuto colpevole?

Il Don Gius. lo fece in forza di un giudizio che aveva già dato su Andreotti, e che si può leggere in un’intervista in appendice a “Io il potere e le opere” , insieme ad un’analisi politica molto significativa, nel metodo e nel merito. Ve ne trascrivo alcune parti:

Da “L’Io il potere e le opere”, Marietti, 2000, pag. 200, 202

Intervista a Mons. L. Giussani a cura di Alessandro Banfi, , Il Sabato n.19, 9 maggio 1987

Ci sono stati tre “scandali” sulla stampa italiana che hanno coinvolto lei e il Movimento che dirige: il rapporto con i socialisti, l’incontro con l’MSI fatto a Roma, la relazione con Giulio Andreotti. Per usare un termine in voga tra i cronisti, potremmo parlare di tre patti con Belzebù. Può spiegare questi tre “scandali”?

Il rapporto sia con i socialisti sia con esponenti dell’MSI è stato un rapporto tra persone in cui l’applicazione del senso religioso – come determinante i valori sociali, nel primo caso, o come messaggio cristiano in quanto tale, nel secondo – abbiamo ritenuto potesse essere valorizzata. Ma questo atteggiamento lo adotteremmo con chiunque. Mentre mi pare che sia totalmente diverso l’ultimo dei tre “scandali”: il rapporto con Giulio Andreotti. Esso deriva infatti dalla scelta di una persona la cui concezione dell’uomo e della vita sociale, per l’esperienza che abbiamo del suo modo di pensare e di governare, ci sembra meglio garantire le preoccupazioni dettate dalla dottrina cristiana. Chiamare poi Belzebù gli avversari politici è segno di un integrismo da lasciare soltanto a chi ha un’immensa sete di potere, o a chi voglia blandire chi ha molta sete di potere.

……..

“che cosa spera e che cosa teme dell’attuale situazione politica?”

Spero che la DC, quale strumento che ci sembra più agibile per dei cattolici democratici, esca con una possibilità di azione più vasta. Che potenzi però non solo la DC ma, all’interno della DC, anche la componente più sensibile alla dottrina sociale della Chiesa. Quello che temo di più è che dopo e elezioni si pongano le condizioni per un governo di alternativa che aggreghi il PCI insieme con i partiti di area laica e socialista. Personalmente – potrei anche sbagliarmi – sono anche preoccupato del verificarsi di un bipolarismo DC-PCI che esaltasse il dispotismo dell’uno o dell’altro polo.

Ma non c’è contraddizione fra i timori suscitati dalla politica bipolare e un potenziamento di una tentazione presente nella DC?

Resto fedele alla speranza che la DC confermi e accresca la sua posizione, ma che in proporzione crescano nella DC i fermenti più sensibili alla concezione del Papa espressa nel suo discorso di Loreto. E poi, non essendoci nessun Belzebù, spero che coloro che oggi mi destano preoccupazione possano cambiare.

…..

Il Movimento Popolare è sempre stato presentato come il “braccio politico” di CL. lei come lo definisce?E come lo vorrebbe?

Lo vorrei come lo definisco, Perché mi pare che il Movimento Popolare abbia sempre cercato e cerchi di realizzare, evolutivamente, l’ideale per cui è nato. Ed è nato come trama sociale unitaria, liberamente unitaria di tutto lo sforzo che le persone educate al cristianesimo, in CL o in altri ambiti, realizzano come tentativo di risposta organica ai bisogni della gente, in tutti i campi: culturale, sociale e politico. E’ proprio questa immagine di Movimento Popolare che ci rende ipersensibili di fronte alla necessità che la società sia retta secondo una libertà soprattutto associativa. Libertà che, del resto, Giovanni XXIII include nella Pacem in Terris fra i supremi diritti dell’uomo.

Un’ultima domanda, un po’ maligna. In questa frenetica campagna elettorale, al constatare quanti appelli “cattolici” vengono fatti, viene l’idea che a questo punto la fede c’entri solo con il voto….

Mi pare che questo sia un modo provvidenziale con cui lo Spirito di Dio riesce a estrarre almeno una volta ogni tanto dalla distrazione estrema e dall’incoerenza quasi totale molti che solo anagraficamente sono cristiani.

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Da ultimo: proprio ieri è morto Don Giacomo Tantardini, anche lui almeno tutti i ciellini sulla cinquantina lo hanno conosciuto, e sanno bene chi era: un grande. Ne ha scritto un amico di sempre: Mons. Negri.

Adesso Tantardini è col Don Gius., che gli voleva un bene infinito. Insieme, sicuramente ci aiuteranno.

Due convegni

18 Aprile 2012

Due convegni da segnalare.

Il primo a Roma, domani, giovedì 19 aprile: Il PdL e i valori non negoziabili. A cura della Fondazione Magna Carta, qua il programma.

Il secondo, in Umbria, a Bettona, venerdì 20 aprile: Premio Renzo Foa 2012. Qua il programma.

 

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